Amira Hass :L’autobus della libertà


Dei sei palestinesi sull’autobus, solo uno, Fadi Qura’an, non è mai stato arrestato dalle autorità israeliane. Sono saliti a bordo di un mezzo israe­liano in viaggio dalla Cisgiordania a Gerusalemme: anche se nessuna legge gli proibisce di salire a bordo, non possono attraversare i checkpoint tra la Cisgiordania e Israele.
Era il primo atto di Freedom riders, un’iniziativa palestinese di disobbedienza civile che prende il nome dal movimento che nel sud degli Stati Uniti ha sfidato le leggi sulla segregazione razziale nei mezzi pubblici. I sei passeggeri – cinque uomini e una donna – hanno aspettato l’autobus vicino a un insediamento di coloni a est di Ramallah. Insieme a loro c’era una piccola folla di giornalisti e attivisti. I sei sono stati autorizzati a salire sull’autobus, dove c’erano già decine di coloni.
“I coloni della zona di Ramallah sono molto pacifici. Nessuno ha protestato”, mi ha detto con genuino stupore uno dei sei attivisti. Ma non mi sento di condividere la sua impressione: tre mesi fa, a duecento metri dalla fermata, un gruppo di coloni ha picchiato brutalmente un bambino beduino che stava radunando le pecore. Probabilmente è stata la presenza dei mezzi d’informazione a convincere coloni e forze di sicurezza a comportarsi civilmente.
L’autobus è stato fermato al checkpoint e i coloni sono scesi, alcuni perplessi, altri infuriati. I sei palestinesi, che si rifiutavano di scendere, sono stati trascinati fuori dalla polizia e arrestati (sono stati rilasciati durante la notte).
Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 924, 18 novembre 2011

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