Roma 15 Ottobre :Sfascisti codardi e perdenti, non spegnerete la nostra voce

Manifestazione degli "Indignati" - United for Global Change
«Hanno violentato la legittima protesta degli “indignati”», scrive Gad Lerner all’indomani del disastro della manifestazione romana del 15 ottobre, nella quale alcune centinaia di teppisti hanno rovinato l’I-Day, il corteo pacifico di duecentomola dimostranti contro la “dittatura” della finanza mondiale che taglia il welfare con la scusa del debito gonfiato dalla speculazione. «Di fronte a quegli scalmanati in nero che hanno umiliato e nascosto le nostre legittime incazzature – rincara la dose Ennio Remondino, valoroso inviato di guerra della Rai – l’espressione più diretta che mi viene sarà forse rozza, ma sincera: bastardi, brutti bastardi. Codardi, aggiungo, col vostro mascherarvi alle spalle di chi quell’enorme corteo pacifico lo stava vivendo come momento di grande democraziaMa nella democrazia reale e partecipata, teste di cazzo come voi non rappresenterebbero nulla. Ed ecco allora la “politica” della spranga, dei sassi, della molotov».
Remondino affida al blog “Globalist” il suo sfogo furente, contro i “black bloc” che hanno devastato il centro della capitale ingaggiando scontri con la polizia: «Bastardi e codardi, caricature mal riuscite di un passato remoto. Gente come voi so già come finirà, l’ho già visto: sarete presto degli ottimi sostenitori, fiancheggiatori ed esponenti di quel mondo parassita che oggi affermate di combattere, colpendo di fatto chi veramente lotta per un futuro di maggiore equità e di speranze». Poi Remondino punta il dito contro i dirigenti delle forze dell’ordine, che hanno sì evitato un massacro come quello del G8 di Genova, ma hanno permesso ai violenti – non schedati, non segnalati? – di infiltrare impunemente il corteo pacifico: «Signori Digos e Ros o che cavolo d’altro sia, come trascorrete il vostro tempo? Aisi, se ci sei batti un colpo».
Primo “imputato”, ovviamente, Roberto Maroni: «In un paese normale, un ministro degli Interni che se ne resta casa sua, a Varese, nel giorno in cui è previsto l’afflusso, nella capitale, di decine di migliaia di persone che protestano per le conseguenze di una crisieconomica e sociale di dimensioni globali, sarebbe giudicato un irresponsabile e un incapace», scrive il bog “Il mondo di Annibale”. «Non solo: se poi nelle ore in cui si svolge la dimostrazione, gruppi di teppisti organizzati mettono a ferro e fuoco interi quartieri, producono violenze inaudite, feriti, incendi, e le forze dell’ordine si trovano del tutto impreparate di fronte all’evento, questo ministro si dimetterebbe a tempo di record, e se non lo facesse sarebbe lo stesso capo del governo a pretenderlo. Invece no. Anzi, alcuni ‘importanti’ dirigenti e ministri della maggioranza hanno detto che gli scontri di Roma sono figli delle critiche troppo dure mosse dall’opposizione al premier. Be’, poverino».
Gli stessi sindacati di polizia, non certo sospetti di essere dei pericolosi “no global”, hanno attaccato duramente il ministro Maroni e la sua «totale sottovalutazione dell’evento». Manifestazioni del genere, continua “Il mondo di Annibale”, si sono svolte il 15 ottobre in tutto il mondo, ma solo a Roma c’è stato un simile risultato: come mai? «Si è trattato di provocazioni preordinate? Di totale assenza di controllo e capacità di prevenzione? In entrambi i casi la situazione è tragica». Se non altro, «la buona notizia è che finalmente buona parte del corteo ha disperatamente – però inutilmente – cercato di isolare gli squadristi. Non basta. Sarà necessario che le prossime piattaforme e mobilitazioni contengano dei punti fermi non equivocabili».
Il blog è chiarissimo: occorre stabilire una volta per tutte cosa s’intende per democrazia, e respingere quello che non lo è, altrimenti «si uccide la partecipazione», perché «gli eccessi demagogici, l’antipolitica sgangherata, il gesto violento finto-futurista e in realtà dichiaratamente da teppisti, porta a questi risultati, a questa confusione». Ricordate il G8 genovese dei “black bloc” con la morte di Carlo Giuliani, le torture della caserma di Bolzaneto e la “macelleria messicana” della scuola Diaz? «Dieci anni fa a Genova è morto un movimento e la partecipazione è entrata nell’éra glaciale», accusa “Il mondo di Annibale”. «Ora, se i molti che prendono parte a questo movimento intendono cambiare le cose, dovranno tracciare il confine fra violenti e non violenti, fra contenuti politici per quanto duri, e sottocultura Roma, le violenze del 15 ottobreantisistema buona per mettere qualche passamontagna ma totalmente ridicola dal punto di vista politico e culturale».
Per contro, il risveglio” degli Indignati non intende cedere la piazza ai violenti, permettendo loro di archiviare il 15 ottobre come l’ultima occasione perduta: «Isoliamo gli estremisti», è la voce della protesta che rimbalza con migliaia di post su Facebook e Twitter: «Le loro posizioni non ci appartengono», «hanno rovinato la nostra giornata», «a causa loro siamo qui a parlare di violenza, mentre oggi poteva essere il primo giorno della nostra rivoluzione pacifica», visto che “Il nostro tempo è adesso”. «Niente può offuscare la nostra voce che si sta alzando. Nessuna violenza, nessuno scontro può mettere in discussione le ragioni di una generazione che si vuole riprendere la sua vita, che si ribella in modo radicalmente non violento e che chiede diritti», protestano i precari del “Comitato 9 aprile”: «Respingiamo al mittente qualsiasi tentativo di strumentalizzazione, da qualsiasi parte esso arrivi: noi non ci facciamo manipolare da nessuno, l’azione di piccoli gruppi organizzati di violenti non ci appartiene, non ci rappresenta»Stessa fermezza anche dal mondo della scuola, scrive “Repubblica”; sia la Rete degli Studenti Medi che l’Udu, l’Unione degli Universitari, denunciano: l’intento dei “black bloc” «era noto da tempo», e gli studenti sono «profondamente amareggiati per la mancata volontà di isolare politicamente tali pratiche già nella fase di preparazione e organizzazione della data». Poi l’auspicio, per «la crescita di un movimento che possa realmente gettare le basi per cambiare un modello di economia e società che ci possa garantire un futuro». La protesta pacifica rappresenta il 99% del corteo, ribadiscono la Rete Universitaria Nazionale e la Federazione degli
Studenti, reduci da una manifestazione «purtroppo sfigurata dalla violenza cieca e pianificata dei nemici dellademocrazia».
Gli studenti si impegnano: «Siamo una piazza consapevole che vuole allargare gli spazi della democrazia, non farli restringere: la violenza di pochi non oscurerà le ragioni di tutti». Paolo Beni, dell’Arci, giudica quello dei “black bloc” un «brutale attacco contro un corteo pacifico». E aggiunge: «Un corteo immenso, come solo le grandi convergenze unitarie di tante identità e culture riescono a produrre, è stato distrutto. Per comune decisione di tutte le forze che lo avevano organizzato, doveva essere un corteo pacificamente indignato, popolare e accogliente». Eppure, «le ragioni dei milioni di indignati di questo Paese troveranno il modo, sin da domani, di farsi valere come meritano».
Lotta popolare democratica, nonostante i violenti che ovviamente finiscono sempre per fare il gioco dell’avversario: «Come i peggiori vigliacchi, non hanno avuto neanche il coraggio di agire a viso scoperto», accusa “Tilt”, la rete dei movimenti di sinistra: «Non vogliamo che tutto questo offuschi il vero messaggio della giornata», perché il 15 ottobre chiedeva «un’alternativa a questo sistema di sviluppo, anzi di non-sviluppo», rivendicazione «che non lasci alibi a chi continua a difendere sempre e solo gli interessi dei soliti noti», e che a Roma ha avuto «un grande alleato nel gruppo di violenti armati». Quei «400 sedicenti facinorosi», scrive su Facebook il gruppo “Draghi Ribelli”, animatore della protesta davanti a Bankitalia, sanno solo esprimersi col teppismo, «hanno oscurato il sole che splendeva sul Colosseo con il fumo della loro idiozia: loro hanno la violenza, ma noi abbiamo le idee e sono pure giuste».

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