Moni Ovadia : Alla faccia dei moderati
Il leit motiv ossessivo di tutta l'opposizione in queste ultime settimane è: «Berlusconi se ne deve andare!» Ormai più o meno esplicitamente lo hanno fatto proprio anche Confindustria, i sindacati concilianti, la Cei e chi più ne ha più ne metta.
Il mio leit motiv preferito è ed è sempre stato: «Berlusconi non doveva proprio venire». La ragione la spiegò l'Economist, noto foglio comunista, in una sua memorabile copertina che titolava: « Unfit to rule», inadatto a governare. Molti come me lo hanno ripetuto fino alla nausea, ma sono stati insultati o nel migliore dei casi sprezzantemente snobbati come estremisti. Eh già noi siamo estremisti, giustizialisti, i nostri giudici politici invece sono moderati, i nostri avversari sono moderati. Zagrebelsky è un estremista, invece Gasparri un moderato, Bocca estremista, Giovanardi, moderato, Furio Colombo, Flores d'Arcais superestremisti, Ignazio Larussa e la divina Santanché ultramoderati. Come il lettore si può immaginare l'elenco potrebbe continuare per molte pagine.
L'essere moderato può essere virtù in qualsiasi parte del pianeta fuorché in Italia. Qui da noi la virtù è diventata vizio e questa perversa inversione è visibile ad occhio nudo. Il leader dei moderati da noi è tuttora Silvio Berlusconi, un assatanato sessuale in preda a impotenti furori senili, un uomo capace di violenze verbali da fare impallidire un tribuno anarco-sindacalista, così avido di danaro da umiliare Creso e così ebbro di potere da fare apparire Caligola un dilettante.
E grazie ai moderati, e alla ragionevolezza dell'opposizione moderata il Belpaese è sprofondato nella melma.
30 settembre 2011

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