La Lega di Difesa Ebraica francese ha inviato “militanti” francesi nelle colonie illegali nella West Bank come “dimostrazione di solidarietà”.

   Nour Samaha  
Due settimane fa, su un sito web francese è apparso un annuncio che faceva richiesta di “militanti con esperienza militare” per partecipare, tra 19 e il 25 settembre, a un viaggio di solidarietà in Israele. “Lo scopo di questa spedizione è quello di dare una mano ai nostri fratelli che affrontano l’aggressione degli occupanti palestinesi e per aumentare la sicurezza delle città ebraiche della Samaria e della Giudea,” vi viene spiegato. Le date del viaggio coincidono col la richiesta di riconoscimento dello Stato palestinese alle Nazioni Unite.

A partire da ieri, 55 cittadini francesi con esperienza militare, uomini e donne, si sono insediati all’interno delle colonie illegali israeliane su e giù per la West Bank. Organizzati in cinque gruppi separati di 11, il loro mandato è quello di “difendere le colonie da qualsiasi tipo di attacco da parte dei palestinesi”, e di essere di “aiuto” in quelle aree in cui hanno la sensazione che ci sia una carenza di personale dell’esercito e di forze di polizia. 
Il sito web è di proprietà della sezione francese della Lega di Difesa Ebraica (JDL), un gruppo di estrema destra ebraica fondato negli Stati Uniti, nel 1968, dal rabbino Meir Kahane. L’FBI (Federal Bureau of Investigation), riferendosi alla JDL, l’ha definita come una “organizzazione estremista violenta”. 
JDL in Francia 
Amnon Cohen, un portavoce del gruppo, ha dichiarato che “ in Francia, il movimento è composto da cittadini francesi che proteggono la comunità ebraica quando si trova a dovere affrontare delle aggressioni e, in senso più ampio, difendono Israele.” “In termini di ideologia, siamo sionisti, filo-israeliani e condividiamo ideologie simili a quella del partito israeliano “Leumi Ichud” [“Unione nazionale”].” L’Unione Nazionale sostiene la colonizzazione da parte del popolo ebraico di tutta la West Bank occupata, per la quale usa i nomi biblici di Giudea e Samaria. 
“La gente dice che siamo degli estremisti perché crediamo che la Samaria e la Giudea appartengano agli israeliani, agli ebrei, ma io ritengo che tutto ciò non sia estremismo”, ha riferito ad Al Jazeera. 
Cohen si è affrettato a rimarcare che la JDL, contrariamente a quanto riferito di recente dai media, non è vietata in Israele o negli Stati Uniti, ma ha sezioni attive in tutto il mondo, compresi Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Francia. 
“Siamo attivi, le autorità ci conoscono e noi manteniamo buone relazioni con loro,” ha dichiarato. 
I numerosi esempi di aggressioni mirate a carico di enti, movimenti e manifestazioni filo-palestinesi in tutta la Francia eseguite da individui connessi alla JDL, convalidano le affermazioni di Cohen.
 Nicolas Shahshahani, direttore de La Libraire Resistances , una libreria situata in un tranquillo quartiere di Parigi, è stato vittima di tale aggressione. Il primo attacco è avvenuto nel dicembre 2006, subito dopo l’apertura del negozio, quando Shahshahani aveva chiesto a due autori ebrei, i defunti Tanya Reinhart e Aharon Shabtai, entrambi critici nei confronti della politica di Israele nei Territori Occupati, di fare un intervento. A metà della manifestazione, all’improvviso la libreria si era riempita di gas lacrimogeni, mentre entrava un gruppo di sei persone mascherate, con caschi e spranghe di ferro che faceva irruzione nel negozio e gridava oscenità nei confronti dei partecipanti. “Hanno rotto i vetri e io mi sono dovuto recare all’ospedale per essere curato delle conseguenze dei gas lacrimogeni,” ha riportato Shahshahani ad Al-Jazeera. “Abbiamo sporto denuncia contro la polizia, ma naturalmente non c’è stata alcuna indagine”. 
Nel luglio 2009, la libreria è stata presa di mira ancora una volta. Cinque persone, che sono state identificate come membri della JDL,hanno versato in tutto il negozio e sui libri litri di olio da cucina. “Questo è efficace al pari del fuoco, se non di più, se si vuole danneggiare una libreria”, ha spiegato Shahshahani. 
Quella volta, però, i responsabili erano stati portati in tribunale, dove avevano ammesso la colpa ed erano stati condannati alla sospensione dei termini della pena detentiva oltre a dover pagare i danni civili. 
Tribunali e sentenze 
In un altro caso, circa 20 membri della JDL hanno aggredito quattro studenti dell’Università di Nanterre. L’assalto, in cui uno studente ha avuto le ossa del volto fratturate, ha avuto luogo all’interno del complesso del Tribunale Amministrativo di Parigi. Solo Anthony Attal, ritenuto il capo del gruppo al momento dei fatti, è stato incriminato. 
Il portavoce dell’associazione degli studenti di Nanterre, AGEN, che ha voluto conservare l’anonimato per paura di subire un’aggressione per rappresaglia, era presente quando è avvenuto il pestaggio. Obbligati a svolgere da loro stessi un’indagine sul fatto, gli studenti hanno consegnato le prove alla polizia. “Abbiamo fatto riprese video che identificano Attal come responsabile”, ha dichiarato, aggiungendo che, in quanto associazione, l’ AGEN – un’organizzazione palestinese di solidarietà – è stata regolarmente presa di mira dalla JDL. 
“Quando si trascorrono molti anni partecipando a manifestazioni di questo tipo,” ha affermato. “Si comincia a riconoscere i volti di quelli che sbucano e commettono atti di aggressione e di intimidazione, e poi vedi le stesse facce in tribunale. Non è difficile capire che appartengono alla JDL.” 
Al tribunale, la causa per condannare Attal si è svolta in modo insolito, secondo Dominique Cochain, l’avvocato che rappresenta una delle vittime. “L’aggressore non era presente in aula durante il processo, come pure non c’era il suo avvocato, per cui il giudice ha assunto su di sé il compito di interrogare la vittima per due ore, cercando di farle dire che si è trattato di litigio più che di un atto di aggressione”, svolgendo essenzialmente il ruolo del difensore, ha dichiarato ad Al-Jazeera. 
Dal momento della sua condanna, Attal è stato ripreso in video non più tardi di questa estate in diverse manifestazioni filo palestinesi. 
“Viene dato ad altri il segnale che c’è la possibilità di continuare con aggressioni di questo tipo, perché non vengono affrontate con durezza”, ha sostenuto Cochain. “A mio parere, c’è un certo livello di indulgenza da parte delle autorità francesi nei confronti di questo gruppo.” 
Anche Cochain, che ha difeso le vittime di queste aggressioni fin dal 2004, è stata vittima di intimidazioni. “Sono stata insultata verbalmente e minacciata per le cause che faccio”, ha dichiarato. “Mi hanno chiamata ‘l’avvocato del diavolo’ e hanno preso la mia foto”, aggiungendo di poterli identificare per il logo della JDL che le mostravano velocemente. 
‘Proteggere la comunità’ 
Cohen afferma, comunque, che ogni associazione tra le aggressioni e la JDL è falsa. “Queste persone possono dire tutto quello che vogliono contro di noi, ma non si può dire che siano opera nostra,” ha dichiarato. 
Cercare di collegare ufficialmente i membri al gruppo è difficile da realizzare, a causa del modo in cui sono strutturate le organizzazioni in Francia. Una registrazione avrebbe costretto il gruppo a divulgare un manifesto e comunicare ufficialmente i nomi dei membri del suo consiglio. Tuttavia, la registrazione non è obbligatoria, la JDL può esistere senza essere registrata, per cui l’appartenenza ad essa non è né ufficiale né pubblica. 
Cohen ha ammesso che il gruppo non è stato registrato sotto il nome della JDL, aggiungendo che lo è stato con nomi diversi, “che non è importante conoscere.” 
Alcuni sostengono che la polizia ha ignorato deliberatamente atti illegali di aggressione presumibilmente compiuti dalla JDL. Mentre Cohen nega tutto ciò, ammette però di avere buone relazioni con le autorità. 
“I nostri avversari sostengono che lavoriamo mano nella mano con loro, ma non è così, “ ha detto. “Ci siamo appena divisi il lavoro: Ad esempio, se c’è una protesta in cui siamo coinvolti, la polizia garantisce la sicurezza delle strade, e noi degli ingressi”. 
“La polizia sa che siamo lì per proteggere la comunità”, ha aggiunto. 
Le autorità francesi hanno indirizzato Al-Jazeera al Ministero degli Interni che non ha dato risposta ad una richiesta di intervista. 
‘Giovani violenti’ 
La JDL incoraggia i suoi membri a intraprendere un corso di formazione in Krav Maga [ebraico: “combattimento corpo a corpo”], una forma di arte marziale usata dalle forze israeliane per il combattimento ravvicinato nella guerriglia urbana.
 “Diamo questa formazione ai nostri membri, in modo che siano in grado di difendersi”, ha spiegato Cohen. 
Viene incoraggiato pure l’addestramento militare. “Dico loro che dovrebbero fare il servizio militare, noi lo incoraggiamo”, ha sostenuto Cohen, aggiungendo che alcuni membri della JDL sono stati arruolati nell’esercito francese. 
Ma l’ AGEN afferma di essere stata presa di mira dalla JDL in tutte le sue manifestazioni. “Sentono parlare di manifestazioni filo palestinesi, come ad esempio le iniziative di solidarietà con la Flottiglia di Gaza che ci sono state questa estate; compaiono e cominciano a insultare la gente. Non è per legittima difesa quando cercano attivamente la manifestazione, “ ha detto. “Quando ci sono dimostrazioni, si nascondono nelle strade e attaccano la coda delle manifestazioni di protesta.” 
“Abbiamo chiesto lo scioglimento della JDL attraverso una petizione firmata da 30 associazioni diverse, in quanto è una milizia armata, il che in Francia è proibito”, ha riportato, ma la petizione non si è ancora guadagnata il consenso delle autorità francesi. 
Ironia della sorte, eminenti lobby ebraiche in Francia si dissociano dalla JDL, sostenendo che sono gruppi di giovani violenti che non rappresentano la comunità ebraica. 
Richard Prasquier, presidente del Conseil des Representatif Istituzioni Juives de France (CRIF), principale gruppo francese della lobby ebraica, ha dichiarato ad Al-Jazeera: “Non ci sono relazioni tra CRIF e la JDL, e io non voglio avere niente a che fare con loro.” 
Altri restano scettici. “Per anni ci sono state richieste al governo di sciogliere la JDL, ma non è stato fatto nulla a causa del CRIF”, ha sostenuto Shahshahani. “Quando il CRIF organizza un evento pubblico, in strada è la JDL che fornisce il servizio di sicurezza in coordinamento con la polizia francese.” 
Cohen ha confermato ciò che aveva detto Shahshahani, aggiungendo: “Ufficialmente il CRIF dice di essere distinto da noi, ma c’è la posizione ufficiale e poi quella reale. Quando c’è qualcosa da fare, ci chiamano”. 
Sammy Ghozlan, ex agente di polizia e presidente del Nationnal Bureau de Vigilance Contre le Antisemitisme (BNVCA), ha dichiarato ad Al-Jazeera che anche loro “non hanno alcun rapporto particolare con la JDL”, sebbene fosse molto comprensivo nei confronti dei motivi che stanno dietro a tali azioni. 
“Mentre la JDL è un gruppo estremista, e non molto ben tollerato, le loro azioni sono una conseguenza del malcontento che esiste e che continua a crescere”, ha affermato Ghozlan. “Inoltre, la violenza proveniente dalla parte filo palestinese è in aumento, e il popolo ebraico è alla disperazione.” 
Dimostrazione molto grave di solidarietà. 
Facendo riferimento alla corrente “missione” in Israele e nella West Bank, l’invocazione di solidarietà è stata presa molto sul serio dalla JDL. Cohen si è rifiutato di fornire dettagli personali dei suoi compagni nelle colonie, in quanto “non è uno spettacolo, ma un grave gesto di solidarietà. Questo è un viaggio serio; abbiamo inviato persone leggermente più adulte, con maggiore esperienza, di età compresa tra i 24 e i 35 anni”, tra le quali tre donne. 
“Sappiamo che l’IDF non ha bisogno di noi, ma daremo dimostrazione della nostra solidarietà. Stiamo verificando che tutte le aree siano coperte, e che le colonie siano difese”, ha dichiarato. 
Attivisti filo palestinesi del tipo di Shahshahani sostengono che la richiesta dovrebbe essere presa sul serio. “Stanno reclutando pubblicamente persone con esperienza militare, cittadini francesi con esperienza militare, per prestare servizio in armi in un paese straniero, come si chiama questo?” ha detto. “Sappiamo di persone che sono state mandate a Guantanamo, compresi cittadini francesi, per azioni di questo tipo. Che dire allora di quelli che aiutano l’esercito israeliano?” 
(traduzione di mariano mingarelli)

allegati 

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele