Giornata in ricordo di Guido Fubini

  Nel corso della giornata di studio è stata sottolineata più volte, e in particolare nell’intervento di Alberto Cavaglion, la componente ironica di Guido Fubini. Accanto alla profondità delle sue analisi su ebraismo, laicità, diritti delle minoranze e molto altro dobbiamo ricordare infatti anche la sua ironia, che in molte occasioni ha rallegrato noi redattori e tutti i lettori. Probabilmente non tutti sanno che era Guido Fubini a scrivere i pezzi che uscivano regolarmente su Ha Keillah firmati “Tewje il Lattaio”. Cogliamo così l’occasione della giornata di studio in suo ricordo per riproporre un breve racconto, ispirato, come si spiega alla fine, a un verso della Torà (Devarim 30, 19): “ho posto davanti a te la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli la vita, onde viviate tu e la tua discendenza”

L’alternativa
Il signor Abramino uscì da casa poco prima delle nove con la borsa sotto il braccio e si diresse verso la stazione di Porta Susa. Fatti pochi passi un uomo gli si fermò di fronte puntando una pistola verso di lui e disse: “O la borsa o la vita”. Il signor Abramino lo guardò sorpreso e disse: “Ma io non la conosco”. L’uomo rispose: “Ripeto: o la borsa o la vita. Non importa niente che tu non mi conosca”. Il signor Abramino disse allora: “Lei mi pone di fronte ad una strana alternativa”. E l’uomo: “Ripeto: o la borsa o la vita. Non farmi perdere tempo”. Il signor Abramino rispose: “Non le faccio perdere tempo: volevo solo chiarire un punto. Se lei mi dice ‘O la borsa o la vita’ mi obbliga a scegliere: se le do la vita salvo la borsa; se invece le do la borsa salvo la vita. Ma mi rendo conto che in realtà non è così: in effetti, se le do la borsa è probabile che io salvi la vita, ma se le do la vita - e ciò significa se Lei mi uccide - non salvo la borsa perché Lei si prende la borsa dopo essersi preso la vita. Debbo concludere che la formula da Lei usata non è corretta”. E l’uomo: “E che formula avrei dovuto usare? Ma ti ripeto: non farmi perdere tempo”. Il signor Abramino allora disse: “Anch’io non ho tempo da perdere: devo prendere il treno per Milano alle nove e diciotto. Se mi accompagna alla stazione possiamo continuare il dialogo”. Entrambi si avviarono verso la stazione di Porta Susa. Il signor Abramino soggiunse: “Avrebbe dovuto dirmi ‘Se non mi dai la borsa ti uccido’ o qualcosa di simile, e non farmi credere che sarei stato io a scegliere la vita se non ti do la borsa o ancora che sarei stato io a scegliere le borsa se non ti do la vita. Mi creda, non è onesto quello che Lei ha fatto”. “Come, non è onesto?” disse l’uomo. “No, disse il signor Abramino, perché in realtà chi sceglie è Lei, non io. È Lei che sceglie di togliermi la borsa o di togliermi la vita e in questo ultimo caso di togliermi la borsa dopo avermi tolto la vita. Non è una scelta mia ma una scelta Sua. Capisce perché dico che non è onesto?”. Frattanto erano arrivati alla stazione di Porta Susa. Il signor Abramino disse: “Milano, ore nove e diciotto, è sul terzo binario. Viene anche lei? … Vedo che il treno è già qui”. Il signor Abramino salì sul treno e si affacciò al finestrino. L’uomo restò sulla banchina. Il signor Abramino disse: “Io ho scelto la vita: Deuteronomio, 30, 19”. E il treno partì.

Tewje il Lattaio
(Guido Fubini)
L’impegno di una vita
 di Emilio Jona

La giornata di studio in memoria di Guido Fubini troverà la sua giusta collocazione nella pubblicazione integrale in uno dei prossimi numeri della Rassegna Mensile di Israel, quindi qui non parleremo delle analisi e degli spunti critici nati dagli scritti di Guido, ma della partecipazione di un pubblico numeroso, caldo e attento, di relatori prestigiosi e della sua presenza in quel giorno tra di noi attraverso il memorizzare, il meditare e lo sviluppare certe sue parole chiave, certe idee portanti del suo pensiero e certe sue domande che continuano ad occuparci.
Basta ricordarle in rapida sequenza per coglierne la rilevanza e l’attualità:
Il patto che gli ebrei hanno stipulato unanimemente e coscientemente con Dio, indipendentemente dal loro essere credenti o non esserlo, la conquista della libertà dallo straniero, che dovrebbe stamparci nella mente l’ordine che sta scritto in Esodo 22.21 di amare lo straniero perché anche noi siamo stati stranieri in terra d’Egitto, una concezione della libertà fondata sul valore della dialogicità e dello scambio e una concezione del rapporto dell’ebreo con Dio che è quello di una discussione antagonista, in cui anche a Dio si chiede l’osservanza del patto in un rapporto che è concepito anche come una sorta di lotta, leale e vittoriosa, non dissimile da quella di Giacobbe con l’angelo.
Ebraismo e laicità erano per Guido non antagonisti ma complementari, capaci di integrarsi a vicenda indipendentemente dalla loro apparente conflittualità, perché lo studio e l’interpretazione del testo sacro avviene nella storia ed è da essa influenzata per il suo stare ed essere letta oggi in terra e non in cielo.
Questo suo modo di leggere e di storicizzare la religione dei nostri avi è lo stesso con cui Guido guardava il tempo presente impregnandolo di tempo messianico e con esso del suo antifascismo militante, delle sue battaglie di libertà, di giustizia, di speranza d’avvenire, ma sempre sorretto dalla sua costante ironia, dal suohumour pungente su cui sovrastava la intransigente moralità.
Emilio Jona

        Guido Fubini

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