Egitto: Maikel Nabil e il silenzio-assenso della stampa occidentale

Fissata la data del nuovo processo al 18 ottobre. Intanto l’attivista e blogger egiziano è al suo 53esimo giorno di sciopero della fame e rischia di morire prima del processo. E la stampa occidentale continua a taceredi Anthony Santilli
 Dopo la sentenza di martedì scorso [11 ottobre], che aveva annullato la condanna in primo grado a tre anni per aver “insultato” l’esercito e “diffuso false notizie”, il Tribunale militare ha finalmente fissato la data del nuovo processo al prossimo martedì 18 ottobre.
Maikel Nabil Sanad non ha tuttavia ottenuto l’autorizzazione ad uscire dal carcere in attesa del nuovo processo, come richiesto dai suoi familiari.L’attivista e blogger egiziano è in carcere dallo scorso mese di marzo, dopo aver pubblicato sul suo blog un dossier che criticava l’atteggiamento dell’esercito prima, durante e dopo la rivolta egiziana.E’ ormai giunto al suo 53esimo giorno di sciopero della fame, cominciato lo scorso 23 agosto in segno di protesta per una detenzione basata esclusivamente su reati di opinione, e soggetta alla competenza di un tribunale militare.Pesa oramai meno di 44 kg, rispetto ai 60 che aveva prima dell’inizio della protesta in carcere. A detta dei suoi familiari non riesce a tenersi in piedi, ha difficoltà a parlare e nella deambulazione.Sino ad oggi a nulla sono serviti i ripetuti appelli rivolti dal padre al Consiglio supremo delle forze armate, prima per la sua liberazione, poi per farlo ricoverare in una struttura ospedaliera a causa delle sue gravi condizioni di salute.Al di là di rare eccezioni, ancora non sembra attivarsi una sistematica campagna di mobilitazione internazionale in suo sostegno. Il silenzio della maggior parte delle testate giornalistiche, internazionali e italiane, dovrebbe farci riflettere, oggi, sulla reale sensibilità che la stampa occidentale ha nei confronti di chi è privato della libertà solo per aver espresso la propria opinione
5 ottobre 2011

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