Berlusconi, the day after
L’ennesimo, scontato balletto pseudoparlamentare, fiducia sì, fiducia no si è concluso col solito squallido, noioso, prevedibile esito. Del resto cos’altro ci si può aspettare da una maggioranza fatta da cortigiani, servi, furbi, venduti, inquisiti ed eletta compagnia, se non che faccia sopravvivere lo zombie che insistiamo a chiamare presidente del Consiglio, per prolungare i propri privilegi e mostrare una volta di più il totale disprezzo per le sorti del Paese. Ma oggi il problema degli italiani che hanno presto o tardi preso coscienza della spaventosa contaminazione rappresentata dal berlusconismo è il day after. Il fallout potrebbe proseguire con i suoi nefasti effetti ancora per settimane o mesi, ma poi si presenterebbe in tutta la sua urgenza il problema della decontaminazione. Di questo dobbiamo occuparci subito, la società civile si deve attrezzare per impedire che il governo del post-disastro eluda i provvedimenti improcrastinabili per ripristinare il minimo di democrazia, di senso e di decenza come precondizione per ridare dignità alla politica. L’emergenza economica potrebbe diventare un’ottima scusa per rinviare sine die una legge seria sul conflitto d’interessi e sul riassetto del sistema dell’informazione. Una democrazia non può tollerare un monopolio sconcio come quello attuale, il caso del magnate Rupert Murdoch dimostra che, anche senza operare direttamente in politica, un potere incontrollato nel settore strategico dell’informazione crea devastazioni. Per prepararci al day after dobbiamo accendere i riflettori della vigilanza su queste questioni vitali e non spegnerli più.

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