Villaggi beduini “riconosciuti” ancora senza scuole e diritto negato allo studio per i bambini palestinesi
1Per Shimaa al-Aasam, madre di cinque figli, la priorità è garantire ai suoi bambini la possibilità di completare gli studi nonostante la grave mancanza di classi nella sua comunità beduina.“È una tragedia. Imparare è la cosa più importante del mondo – dice al-Aasam, residente nel villaggio beduino di Abu Tutul, nel deserto del Negev – Se continueranno i loro studi, potranno andare molto avanti”. Sono circa 12mila i beduini cittadini d’Israele che vivono nell’area di Abu Tulul. Attualmente, 2600 studenti frequentano le tre scuole della zona, dalle elementari alle medie. Prima gli studenti di Abu Tutul frequentavano la scuola superiore nella vicina città beduina di Segev Shalom, ma ora non sono più i benvenuti a causa della mancanza di spazio.
Al-Aasam racconta che non ci sono scuole superiore a Abu Tutul e molti minori – soprattutto le ragazze, spesso scoraggiate dal compiere viaggi così lontani per arrivare a scuola – sono costretti ad abbandonare gli studi dopo il nono grado (ovvero tra i 13 e i 14 anni). “Il problema qui è che non incoraggiano le ragazze a uscire dal villaggio per andare a scuola – continua al-Aasam, che ha completato il college nella sua città natale, Tel Sheva, ma non ha poi proseguito all’università – Io aiuterò mia figlia a completare gli studi, anche se la scuola è lontana dal villaggio. Non voglio che mia figlia sia come me”.
Riconoscimento su carta. Abu Tutul è uno degli otto villaggi beduini che sono stati “riconosciuti” dal governo israeliano nel 2003 come parte del Consiglio Regionale di Abu Basma. Nonostante il riconoscimento su carta, però, Abu Tutul continua a soffrire gli stessi problemi dei villaggi beduini non riconosciuti del resto del Negev, come la mancanza di acqua corrente, di elettricità, di strade pavimentate, di strutture sanitarie e educative e di tutti gli altri servizi normalmente forniti dallo Stato.
Nel 2008, l’Alta Corte israeliana ha ordinato al Ministero dell’Educazione, al Ministero dell’Interno e all’Israel Land Administration di costruire una scuola superiore ad Abu Tutul e di aprirla entro settembre 2009. Nonostante la sentenza, l’istituto non è stato mai costruito, anche se le autorità israeliane dicono di averlo ancora tra i progetti in programma. “Il progetto di pianificazione sta prendendo anni e ancora non sappiamo quando finirà”, spiega Sawsan Zaher, avvocato di Adalah, il Centro Legale per i Diritti delle Minoranze Arabe in Israele, che rappresenta 35 studentesse di Abu Tutul che hanno presentato una petizione all’Alta Corte. In un’udienza del 5 settembre, la Corte ha ordinato allo Stato di provvedere entro dicembre 2011 a completare la scuola.
“Stiamo parlando di studenti che hanno bisogno di una scuola e hanno il diritto costituzionale di studiare in un college. In particolare nel contesto di Abu Tutul, dove il 70% o l’80% delle ragazze lascia la scuola perché non ne ha una disponibile nell’area – continua Zaher – Io ho chiesto al tribunale di intervenire al fine di stabilire che il processo di pianificazione sia terminato in un tempo determinato così da non danneggiare ulteriormente gli studenti”.
Si stima che il 55% degli studenti beduini abbandona la scuola prima del diploma di scuola superiore, quando la media nazionale israeliana è del 4,6%. Il tasso di abbandono è più allarmante tra le ragazze: 77%.
Mancanza di autobus, mancanza di spazio. Secondo Hanan Alsanah, manager dei programma di educazione e comunità di Sidreh, organizzazione che lavora per rafforzare il sistema scolastico per le donne beduine del Negev, a influenzare l’accesso alla scuola delle ragazze sono sia fattori culturali che pratici. “Innanzitutto non ci sono autobus pubblici nei villaggi non riconosciuti e non ci sono scuole superiori per la gente dei villaggi non riconosciuti. E se ci sono scuole all’interno dei villaggi, non c’è abbastanza spazio per tutti i ragazzi”.
“È anche dovuto alla cultura. Nella nostra cultura, le famiglie preferiscono investire nell’educazione dei ragazzi piuttosto che in quella delle ragazze. Così se hanno i soldi, preferiscono usarli per i maschi. Ma di fatto, stiamo tentando di inviare un diverso messaggio: investire nell’educazione delle ragazze non aiuta solo loro, ma anche la famiglia”.
Alsanah spiega che la crescente presa di coscienza sia tra gli uomini che tra le donne beduine in merito all’educazione dei figli e la costruzione di infrastrutture locali che permettano un accesso più facile alle ragazze è cruciale per le future generazioni. “La maggior parte delle ragazze che incontriamo nei villaggi non riconosciuti vuole continuare gli studi ma ciò dipende dal sistema scolastico, dalla situazione economica della famiglia e anche se la famiglia vuole incoraggiarle a frequentare il college”.
“È molto importante – conclude Alsanah – per le ragazze avere una scuola superiore nel villaggio perché gli fornisce l’opportunità di avere un’educazione. Ad Abu Tutul spero che riusciranno a costruire la scuola. Intanto però a pagarne il prezzo sono le ragazze”.
Pubblicato su Electronic Intifada e tradotto da Alternative Information Center: http://electronicintifada.net/content/recognized-bedouin-villages-still-denied-schools-israel/10377 See more details
Riconoscimento su carta. Abu Tutul è uno degli otto villaggi beduini che sono stati “riconosciuti” dal governo israeliano nel 2003 come parte del Consiglio Regionale di Abu Basma. Nonostante il riconoscimento su carta, però, Abu Tutul continua a soffrire gli stessi problemi dei villaggi beduini non riconosciuti del resto del Negev, come la mancanza di acqua corrente, di elettricità, di strade pavimentate, di strutture sanitarie e educative e di tutti gli altri servizi normalmente forniti dallo Stato.
Nel 2008, l’Alta Corte israeliana ha ordinato al Ministero dell’Educazione, al Ministero dell’Interno e all’Israel Land Administration di costruire una scuola superiore ad Abu Tutul e di aprirla entro settembre 2009. Nonostante la sentenza, l’istituto non è stato mai costruito, anche se le autorità israeliane dicono di averlo ancora tra i progetti in programma. “Il progetto di pianificazione sta prendendo anni e ancora non sappiamo quando finirà”, spiega Sawsan Zaher, avvocato di Adalah, il Centro Legale per i Diritti delle Minoranze Arabe in Israele, che rappresenta 35 studentesse di Abu Tutul che hanno presentato una petizione all’Alta Corte. In un’udienza del 5 settembre, la Corte ha ordinato allo Stato di provvedere entro dicembre 2011 a completare la scuola.
“Stiamo parlando di studenti che hanno bisogno di una scuola e hanno il diritto costituzionale di studiare in un college. In particolare nel contesto di Abu Tutul, dove il 70% o l’80% delle ragazze lascia la scuola perché non ne ha una disponibile nell’area – continua Zaher – Io ho chiesto al tribunale di intervenire al fine di stabilire che il processo di pianificazione sia terminato in un tempo determinato così da non danneggiare ulteriormente gli studenti”.
Si stima che il 55% degli studenti beduini abbandona la scuola prima del diploma di scuola superiore, quando la media nazionale israeliana è del 4,6%. Il tasso di abbandono è più allarmante tra le ragazze: 77%.
Mancanza di autobus, mancanza di spazio. Secondo Hanan Alsanah, manager dei programma di educazione e comunità di Sidreh, organizzazione che lavora per rafforzare il sistema scolastico per le donne beduine del Negev, a influenzare l’accesso alla scuola delle ragazze sono sia fattori culturali che pratici. “Innanzitutto non ci sono autobus pubblici nei villaggi non riconosciuti e non ci sono scuole superiori per la gente dei villaggi non riconosciuti. E se ci sono scuole all’interno dei villaggi, non c’è abbastanza spazio per tutti i ragazzi”.
“È anche dovuto alla cultura. Nella nostra cultura, le famiglie preferiscono investire nell’educazione dei ragazzi piuttosto che in quella delle ragazze. Così se hanno i soldi, preferiscono usarli per i maschi. Ma di fatto, stiamo tentando di inviare un diverso messaggio: investire nell’educazione delle ragazze non aiuta solo loro, ma anche la famiglia”.
Alsanah spiega che la crescente presa di coscienza sia tra gli uomini che tra le donne beduine in merito all’educazione dei figli e la costruzione di infrastrutture locali che permettano un accesso più facile alle ragazze è cruciale per le future generazioni. “La maggior parte delle ragazze che incontriamo nei villaggi non riconosciuti vuole continuare gli studi ma ciò dipende dal sistema scolastico, dalla situazione economica della famiglia e anche se la famiglia vuole incoraggiarle a frequentare il college”.
“È molto importante – conclude Alsanah – per le ragazze avere una scuola superiore nel villaggio perché gli fornisce l’opportunità di avere un’educazione. Ad Abu Tutul spero che riusciranno a costruire la scuola. Intanto però a pagarne il prezzo sono le ragazze”.
Pubblicato su Electronic Intifada e tradotto da Alternative Information Center: http://electronicintifada.net/content/recognized-bedouin-villages-still-denied-schools-israel/10377 See more details
2 CISGIORDANIA: DIRITTO ALL’ISTRUZIONE A RISCHIO
di MARTA FORTUNATOBeit Sahour (Cisgiordania), 16 settembre 2011
Il futuro di Nimer, 11 anni, è in pericolo così come quello di tanti altri bambini come lui. Nimer vive a Khan al-Ahmar, un villaggio beduino alla periferia di Gerusalemme continuamente minacciato dall’espansione della colonie israeliane nell’area di Ma’ale Adumim. Un villaggio fatto di capanne e tende, dove vivono circa 100 famiglie beduine, che lottano quotidianamente contro gli ordini di demolizione emessi dall’Amministrazione Civile Israeliana.Tra le strutture minacciate c’è anche la scuola del villaggio, costruita con copertoni e fango nel 2009 dall’ong italiana Vento di Terra. Poche settimane fa i coloni del vicino insediamento di Kfar Adumim si sono rivolti alla corte per chiedere all’IDF e all’Amministrazione Civile l’attuazione di un ordine di demolizione della scuola promulgato nel 2009, pochi mesi dopo la costruzione della struttura educativa. Il conto alla rovescia è partito: la scuola potrebbe essere demolita da un momento all’altro.Altra storia ma stesso destino: Kaabneh è un villaggio beduino vicino a Gerico, schiacciato tra una colonia e due avamposti. Più della metà degli abitanti sono bambini. La loro scuola, a 5 km di distanza dal villaggio, è costituita da container mobili, caldi d’estate e freddi d’inverno: un solo servizio igienico, classi sovraffollate e troppo poco spazio per garantire il diritto all’istruzione a tutti. Diritto minacciato dagli ordini di demolizione di alcune aule della scuola e di molte abitazioni.La demolizione di strutture abitative ed educative fa parte della politica che Israele mette in pratica nell’area C: secondo i dati riportati dell’UNICEF, almeno 26 scuole situate in area C e a Gerusalemme Est hanno ricevuto un ordine di demolizione e pertanto la loro esistenza è legata al volere dall’Amministrazione Civile Israeliana. In più nel 2011 c’è stato un incremento preoccupante nel numero delle demolizioni delle abitazioni in Area C: nei primi sette mesi del 2011 l’esercito israeliano ha raso al suolo 387 abitazioni di proprietà palestinese, obbligando 755 persone, di cui più della metà bambini, ad abbandonare le proprie case. Un dato record, cinque volte più alto di quello raggiunto nei primi sette mesi del 2010.
L’area C costituisce più del 60% di tutta la Cisgiordania ed è sotto il totale controllo delle autorità israeliane. Ed è proprio in questa zona che il piano israeliano di espansione delle colonie e di annessione della terra è più evidente. Un piano portato avanti attraverso la strategia del “trasferimento silenzioso”: tramite la confisca della terra, la demolizione di case e di edifici pubblici e il divieto di edificare nuove strutture, le autorità israeliane rendono impossibile la vita dei palestinesi e non lasciano loro nessun scelta se non quella del trasferimento
. A pagarne le conseguenze sono soprattutto le comunità beduine dell’area C, la cui sopravvivenza è in pericolo.“Il reale obiettivo che sta dietro le politiche israeliane in Area C non è chiaro – ha detto il coordinatore dell’OCHA (l’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari), Maxwell Gaylard – ma l’effetto è concreto: rendere impossibile lo sviluppo delle comunità palestinesi. Stanno compiendo un make-up etnico dell’Area C”. Nena NewsCISGIORDANIA: DIRITTO ALL’ISTRUZIONE A RISCHIO
L’area C costituisce più del 60% di tutta la Cisgiordania ed è sotto il totale controllo delle autorità israeliane. Ed è proprio in questa zona che il piano israeliano di espansione delle colonie e di annessione della terra è più evidente. Un piano portato avanti attraverso la strategia del “trasferimento silenzioso”: tramite la confisca della terra, la demolizione di case e di edifici pubblici e il divieto di edificare nuove strutture, le autorità israeliane rendono impossibile la vita dei palestinesi e non lasciano loro nessun scelta se non quella del trasferimento
. A pagarne le conseguenze sono soprattutto le comunità beduine dell’area C, la cui sopravvivenza è in pericolo.“Il reale obiettivo che sta dietro le politiche israeliane in Area C non è chiaro – ha detto il coordinatore dell’OCHA (l’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari), Maxwell Gaylard – ma l’effetto è concreto: rendere impossibile lo sviluppo delle comunità palestinesi. Stanno compiendo un make-up etnico dell’Area C”. Nena NewsCISGIORDANIA: DIRITTO ALL’ISTRUZIONE A RISCHIO
3 Ebrei contro l'occupazione :Lettera al rabbino capo della comunità di Roma a proposito della demolizione della scuola di gomme in israele

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