Sandro Natan Di Castro: Moni Ovadia e la Giornata della Cultura ebraica

    Ho letto recentemente, senza eccessiva sorpresa, le espressioni di vario boicottaggio da parte di alcuni lettori de “L’Unione informa” rivolte agli organizzatori della recente Giornata Cultura ebraica di Siena, per l’-”inaudito” invito di un personaggio al centro del dibattito ebraico italiano per le sue posizioni / affermazioni politiche nei confronti d’Israele.
A sostegno di queste espressioni sono insorte varie voci, dall’Italia e da Israele, parte delle quali solo alcuni mesi fa hanno attaccato con altrettanto sdegno alcuni circoli in varie parti del mondo, ebraici e non, rei di sostenere il boicottaggio di prodotti esportati dai territori occupati, recanti l’etichetta “fabbricato in Israele”. Fermo restando il fatto, secondo quanto sopra, che il boicottaggio debba quindi essere considerato in generale un atto lecito, premetto per la tranquillità del lettore di non essere mai stato, in passato e nel presente, né cultore, né sostenitore, né fautore dell’attività di Moni Ovadia e neppure di sostenere automaticamente ogni sua affermazione nei confronti di Israele. Nonostante questo, ritengo a parer mio incredibile e riprovevole quanto scritto da alcuni articolisti più o meno fissi della rubrica, che si sono scagliati come belve, armate di affilati artigli, contro chi ha deciso di invitare Ovadia all’inaugurazione della recente Giornata. Ritengo sintomatico e ridicolo, ma perfettamente lecito, il boicottaggio (non isolato) di un lettore che ha dichiarato di non voler partecipare, insieme ai familiari, al medesimo Convegno, nonostante la varietà dei temi programmati. Altrettanto non meraviglia il fatto che giornalisti e articolisti italiani, indipendenti o dipendenti per esigenze di carriera dall’attuale partito di maggioranza nel Parlamento italiano, forniscano un pessimo esempio di rettitudine giornalistica, descrivendo su periodici e quotidiani sempre e solo una parte dei problemi di fondo che compongono la complessa realtà israeliana. Chi ha il coraggio, nella comunità ebraica italiana come nelle altre comunità nel mondo, di esprimere la propria critica nei confronti di alcuni atteggiamenti dell’attuale governo israeliano, non merita la gratuita etichetta di antisemita, antisionista, masochista e peggio. Si può (in alcuni casi si deve) dissentire, anche al di fuori dei confini d’Israele, e non solo osannare ciecamente.
2) Sostenere Israele è un atto naturale e auspicabile per molti ebrei, ma non obbliga quindi ogni ebreo italiano a condividere in ogni occasione alcune decisioni dell’attuale governo israeliano, sorvolando intenzionalmente su altri non meno importanti temi, politici e sociali, attualmente al centro dell’opinione pubblica israeliana.
Sostenere Israele non indica solo manifestare giustamente contro i nemici dello Stato, le loro minacce, il loro terrorismo e la loro sanguinosa violenza, ne’ soltanto realizzando la propria alia’ o sentendosi partecipi dell’esistenza dello Stato d’Israele tramite supporti economici, scambi turistici o acquistando un appartamento in Israele per garantire un eventuale rifugio futuro o sventolando in Italia la bandiera israeliana nel Giorno dell’Indipendenza ed in altre manifestazioni pubbliche.
Sostenere Israele impegna anche a non accettare definitivamente e passivamente l’occupazione e la conquista israeliana della colonia della Cisgiordania, sempre piu’ attiva dopo oltre 44 anni dalla fine della guerra dei Sei Giorni, ed a riconoscere il diritto di ogni essere umano (in Israele ed in ogni angolo del mondo) ad insorgere con la propria voce contro la sottomissione, l’umiliazione e la discriminazione prolungata di un’intera popolazione desiderosa, non meno di Israele, di veder riconosciuta la propria indipendenza. Alla luce dei recenti avvenimenti nell’area mediterranea, particolarmente in Egitto, che hanno dimostrato fin dall’inizio la possibile influenza sulla politica israeliana, è opportuno, anzi obbligatorio, un energico e rapido cambio di rotta del governo.
Sostenere Israele impone anche di deplorare la creazione di un’ulteriore barriera fra i popoli con la costruzione di un moderno “muro del pianto”, simboleggiante la certezza del governo israeliano di ottenere maggiore sicurezza isolandosi e rinchiudendosi in un nuovo ghetto medio-orientale. Al contrario è interesse precipuo di Israele promuovere scambi e relazioni economiche e culturali con i palestinesi, appoggiare il miglioramento del loro livello di vita e favorire fra l’altro lo studio della lingua e della cultura araba presso i vari strati della società israeliana.
Sostenere Israele comporta anche esprimere la propria indiscutibile condanna verso i coloni israeliani di varie provenienze, insediatisi in terre altrui con l’avallo e il largo sostegno economico di vari governi ( non concesso nella medesima misura ai residenti nei confini ufficiali dello Stato) ed autori di tuttora ricorrenti e spesso impunite incursioni nelle proprieta’ palestinesi in Cisgiordania.
3) Sostenere Israele esige di richiedere non solamente all’Autorita’ palestinese ed al Hamas il riconoscimento dello Stato d’Israele e la completa cessazione del terrorismo in tutte le sue forme ma anche di opporsi alle malcelate finalita’ del Capo del Governo israeliano intenzionato ad un accordo con i palestinesi innalzando nel medesimo tempo nuove costruzioni a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, attuando il blocco di Gaza e ostacolando di fatto la creazione di uno Stato Palestinese, con l’aiuto di formule inaccettabili anche da quei governi occidentali che difendono i diritti di Israele.
Sostenere Israele invita anche ad ammettere che l’ineguaglianza dei diritti (oltre ai doveri) concessi alla minoranza araba del Paese, le ricorrenti manifestazioni anti-governative di tale minoranza volte ad ottenere una maggiore integrazione sociale ed il giuramento di fedeltà alla patria ideato e formulato ultimamente solo per la minoranza non-ebraica (sulla base di reminiscenze di tipo fascista di “buona memoria”), mettono in pericolo ancora una volta l’esistenza stessa dello Stato democratico.
Sostenere Israele implica anche di non schierarsi passivamente dalla parte dei partiti nazionalistici di destra e di quei rabbini (ortodossi e non) che istigano impunemente alla discriminazione razzista nei confronti dei cittadini arabi israeliani e palestinesi.
Sostenere Israele suggerisce anche di continuare ad agire instancabilmente per il raggiungimento della separazione fra Stato e religione e di impedire fra l’altro che la popolazione ortodossa antisionista continui ad essere automaticamente esonerata da alcuni obblighi verso lo Stato (richiesti a tutti i cittadini), ponendo anche fine a varie e ripetute espressioni di discriminazione nei confronti delle donne.
Sostenere Israele si esprime anche riconoscendo ad alta voce che l’attuale contemporanea presenza attiva nel governo di partiti intransigenti di destra (laici e religiosi) costituisce un sempre più un chiaro sintomo della svolta anti-democratica e dell’involuzione etica verso cui slitta da tempo e pericolosamente la società israeliana.
Sostenere Israele prescrive l’educazione delle nuove generazioni israeliane, con l’auspicabile sostegno degli ebrei di tutto il mondo, ad incamminarsi finalmente sul binario della pace ed a allontanarsi quanto prima dal binario (“morto” e senza uscita) delle sempre più spaventose guerre.

Sandro Natan Di Castro, Haifa

http://moked.it/blog/2011/08/31/gior...i-a-confronto/

Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele