Rami Khouri :L’Onu spaventa Stati Uniti e Israele

  Questo mese New York ospita due eventi di grande importanza per il futuro del Medio Oriente: la commemorazione degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e il voto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul riconoscimento dello stato palestinese nei territori occupati da Israele nel 1967. Entrambi gli eventi sono stati preceduti da un dibattito segnato da forti emozioni, in gran parte esagerate. Soprattutto riguardo alla richiesta di riconoscimento dello stato palestinese, la reazione di statunitensi e israeliani è stata isterica. Presto scopriremo dove vogliono arrivare i palestinesi con il riconoscimento che intendono chiedere all’Onu. Gli osservatori più esperti sono convinti che l’iniziativa otterrà il consenso dell’Assemblea generale, segnando così un’altra importante vittoria simbolica per la causa palestinese, davanti a un’istituzione da sempre benevola nei confronti di questo popolo.  In ogni caso, è difficile immaginare grandi cambiamenti dopo che “lo stato di Palestina” in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est siederà ufficialmente all’Assemblea generale o sarà in qualche modo riconosciuto dalle Nazioni Unite. La realtà sul campo non è determinata dai voti dell’Onu, ma dal comportamento di israeliani e palestinesi e dei governi che sostengono la causa degli uni o degli altri. Per questo rimango sostanzialmente perplesso sulla decisione dei palestinesi di chiedere un riconoscimento ufficiale da parte delle Nazioni Unite, nonostante il suo impatto decisamente retorico e simbolico.,Molto più interessanti, invece, sono le reazioni esagerate di Israele e Stati Uniti. Il governo e il parlamento statunitensi hanno condannato duramente la mossa dei palestinesi, minacciando perfino di interrompere l’invio di aiuti. Israele ha usato tutte le armi diplomatiche a sua disposizione per ostacolare l’iniziativa palestinese, ma ormai è rassegnato all’idea di un voto favorevole delle Nazioni Unite. Israeliani e statunitensi sostengono che il riconoscimento dello stato palestinese all’Onu vanificherebbe gli sforzi dei colloqui bilaterali del processo di pace in Medio Oriente. Lo dicono con espressione grave e ne sembrano assolutamente convinti. Ma la storia e soprattutto la realtà dei fatti smentiscono clamorosamente questa teoria bislacca.
La verità è che gli Stati Uniti e Israele hanno ampiamente controllato il processo di pace, a cominciare dai colloqui di Madrid del 1991 e i successivi accordi di Oslo del 1993. Israele può permetterselo perché domina l’area grazie al suo esercito di occupazione, alle tattiche d’assedio e agli insediamenti dei coloni e tiene in ostaggio i palestinesi controllando la loro terra, l’acqua, l’aria, il commercio, la sicurezza e le risorse finanziarie. Gli Stati Uniti, invece, hanno ricoperto il ruolo di mediatore unico nei saltuari colloqui bilaterali e possono vantare una serie impressionante di fallimenti che sarà ricordata come uno dei più stupefacenti esempi di incompetenza diplomatica nella storia del genere umano. Un giorno gli storici stabiliranno se gli Stati Uniti hanno sbagliato per dilettantismo o per un pregiudizio a favore di Israele, che toglierebbe legittimità al loro ruolo di mediatore.
In ogni caso, i negoziati bilaterali non avranno alcuna possibilità di successo fino a quando si baseranno sull’equilibrio attuale di potere e sull’evidente favoritismo accordato dagli Stati Uniti a Israele. Ho il sospetto che Tel Aviv e Washington siano così ostili all’iniziativa palestinese all’Onu proprio perché in questo modo si incrinerebbe il loro monopolio del processo di pace, costringendoli a prestare una attenzione più rigorosa alle leggi internazionali e al consenso globale della comunità delle nazioni. Per gli Stati Uniti e Israele si tratterebbe di un precedente molto pericoloso. Perciò stanno facendo il possibile per stroncare sul nascere l’iniziativa palestinese. Per lo stesso motivo, l’anno scorso, i due paesi hanno reagito con uguale isteria al rapporto Goldstone sulle violazioni del diritto internazionale durante l’operazione Piombo fuso lanciata da Israele nella Striscia di Gaza nel dicembre del 2008. La verità è che Stati Uniti e Israele non vogliono accettare soluzioni politiche o processi diplomatici sulla questione israelo-palestinese che non siano basati sulle priorità di Israele e sull’accondiscendenza americana garantita dalla potente lobby filoisraeliana a Washington e nel resto degli Stati Uniti.mDunque non lasciatevi ingannare dai fuorvianti dibattiti sul voto simbolico di settembre alle Nazioni Unite per il riconoscimento formale della Palestina. La questione fondamentale è un’altra. Bisogna capire se la storia di Israele e Palestina si fonderà sulle leggi della comunità internazionale, decisa a trattare i due stati in modo imparziale, o sulla prepotenza del sionismo e degli Stati Uniti che lo sostengono e che ormai somigliano sempre più alla marionetta di un ventriloquo invece che a un attore. Altro che mediatore al di sopra delle parti.L'Onu spaventa Stati Uniti e Israele
Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 914, 9 settembre 2011

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