Hamas e la rivoluzione egiziana


IL  crollo del regime di Hosni Mubarak e il successo della rivoluzione egiziana hanno cambiato il volto del Medio Oriente. La rivoluzione egiziana (ispirata dalla rivoluzione tunisina) ha innescato ancora altre rivoluzioni nella regione: in Libia, Yemen e Siria. I palestinesi, specialmente a Gaza, hanno appoggiato con molto entusiasmo la rivoluzione egiziana e la “primavera araba”. In che modo la rivoluzione egiziana possa aiutare i palestinesi è la preoccupazione quotidiana della maggior parte della gente di Gaza.
La Striscia di Gaza è sotto stretto assedio israeliano – un blocco che dura da più di quattro anni ormai – e il regime di Mubarak era stato accusato da Hamas di prendervi parte attivamente. Ma l’attacco di Israele contro la Freedom Flotilla il 31 maggio 2010 aveva portato la sofferenza di oltre un milione e mezzo di palestinesi di Gaza all’attenzione della comunità internazionale. Di conseguenza, le autorità egiziane avevano aperto il valico di Rafah per i casi umanitari. Eppure, solo la rimozione di Mubarak ha spianato la strada a un accesso rapido dei palestinesi al mondo esterno attraverso Rafah.
Il rapporto tra il governo di Hamas a Gaza e il nuovo regime in Egitto non poteva essere migliore. Hamas classifica il nuovo governo in Egitto come “amichevole”, e contatti tra i due governi si svolgono a tutti i livelli. I capi della sicurezza di Hamas e dell’Egitto si incontrano regolarmente per discutere delle violazioni della sicurezza nel Sinai, dei tunnel di contrabbando, del traffico di esseri umani, ecc.. Ci sono voci a Gaza secondo cui Hamas avrebbe accettato di chiudere alcune delle gallerie che operano tra l’Egitto e Gaza, mantenendo aperte solo quelle “necessarie”.
Per Hamas non avrebbe potuto esserci notizia migliore del recente attacco all’ambasciata israeliana al Cairo e della successiva partenza dell’ambasciatore israeliano e di altri funzionari con le loro famiglie. Ciò ha coinciso con l’espulsione dell’ambasciatore israeliano da Ankara, lasciando Hamas al settimo cielo, con Israele isolato a livello regionale e internazionale. Hamas ha applaudito alla partenza dell’ambasciatore israeliano dal Cairo come a un passo nella giusta direzione – un passo che consente all’Egitto di ritrovare il suo ruolo regionale e contrastare l’arroganza israeliana.
Tzipi Livni, leader del partito di opposizione Kadima, ha aspramente criticato il governo di Benjamin Netanyahu, accusandolo di condurre Israele nella “peggiore situazione diplomatica possibile “. Livni ha aggiunto che, mentre il governo Netanyahu parla di orgoglio nazionale, gli ambasciatori israeliani sono costretti a fuggire dai paesi mediorientali nel bel mezzo della notte avvolti nelle kefiyyah, i copricapo tradizionali arabi.
All’inizio, la rivoluzione egiziana era contro la corruzione, la povertà, e i problemi della disoccupazione, e le questioni estere non facevano parte del programma della rivoluzione. I manifestanti a Piazza Tahrir erano contro il regime di Mubarak; ma lo scarso miglioramento della vita quotidiana degli egiziani, e l’uccisione di sei soldati egiziani per mano israeliana al confine tra Egitto e Israele a metà agosto, hanno risvegliato il nazionalismo dei manifestanti, che così hanno diretto la loro rabbia contro un simbolo di questa arroganza, l’ambasciata israeliana.
Secondo alcune fonti, l’attacco all’ambasciata israeliana sarebbe stato condotto da forze anti-rivoluzionarie. Altri sono convinti che l’umiliazione del popolo palestinese da parte di Israele, l’espansione degli insediamenti tuttora in corso, e la situazione di stallo nel processo di pace siano stati la forza trainante dell’odio egiziano contro Israele. Israele è percepito in Egitto e in tutto il Medio Oriente come un paese che si considera al di sopra della legge. La frustrazione e la disperazione delle masse povere non possono più essere ignorate in questa regione.
I sondaggi in Egitto indicano che, se le elezioni si svolgessero oggi nel paese, i Fratelli Musulmani – di cui Hamas è una costola – otterrebbero tra il 30 e il 35 per cento dei voti egiziani. Le elezioni parlamentari probabilmente andranno a vantaggio dell’Islam politico più di qualsiasi altro movimento politico in Egitto. I Fratelli Musulmani hanno ora più esperienza politica, e sono un movimento ben organizzato e disciplinato. Tale movimento ha la possibilità di vincere numerosi seggi nel parlamento egiziano, cosa che gli permetterebbe di riesaminare le relazioni di pace con Israele. E’ probabile che se l’ambasciatore israeliano non sarà tornato al Cairo prima delle elezioni parlamentari egiziane, egli potrebbe non tornare più.
Gli sconvolgimenti politici del Medio Oriente hanno rafforzato l’Islam politico in tutta la regione. Hamas è convinto che l’umiliazione del popolo palestinese da parte di Israele non sarà più tollerata e che l’assedio e il blocco di Gaza da parte di Israele saranno sconfitti. Hamas è anche certo che l’arroganza israeliana sia ormai vicina alla sua rovina, e che il futuro appartenga all’Islam e ai popoli della regione.
Il futuro rapporto tra Hamas e la rivoluzione egiziana resta da vedere. Ma è chiaro che il perpetuarsi dell’occupazione israeliana e dell’umiliazione dei palestinesi, e la continuazione dell’assedio e della politica del blocco contro Gaza, rafforzeranno il legame tra i palestinesi e gli egiziani, che hanno combattuto quattro guerre con Israele. La stabilità in Medio Oriente richiede una pace giusta e complessiva che ponga fine al conflitto arabo-israeliano.
Mkhaimar Abusada è professore di Scienze Politiche all’Università al-Azhar di Gaza
(Traduzione di Roberto Iannuzzi)

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