1 Giornata di ordinaria violenza: un palestinese muore negli scontri tra coloni e contadini arabi
ALDO BAQUIS
Calma nelle città palestinesi della Cisgiordania, tensione e violenze nei punti di attrito fra contadini palestinesi e coloni. Feste popolari di massa nelle zone autonome palestinesi, allerta elevata in Israele, a Gerusalemme e nelle colonie nei Territori. A Gaza, per volere di Hamas, strade deserte e divieto assoluto di manifestazioni. E al termine della critica giornata in cui la Palestina ha chiesto la piena adesione alle Nazioni Unite, sul terreno si è avuta ancora una vittima palestinese. Il futuro intanto resta incerto: l'esercito israeliano e la sicurezza palestinese continuano per il momento a coordinarsi, per contenere possibili violenze. E al confine fra Israele ed Egitto viene elevato lo stato di allerta nel timore di un nuovo attentato terroristico organizzato dal Sinai da integralisti palestinesi. L'incidente più grave della giornata è avvenuto nel villaggio cisgiordano di Kusra, dove un mese fa ignoti (probabilmente estremisti ebrei) avevano profanato una moschea. Ieri di nuovo nei campi di Kusra è stata ingaggiata battaglia: da un lato centinaia di agricoltori palestinesi, dall'altro decine di coloni dell'avamposto di Esh Kodesh. Quando si è avuta notizia che una parte di quei campi erano in fiamme, l'esercito è intervenuto per separare i contendenti, ma è stato attaccato a sua volta. I militari hanno allora fatto ricorso a gas lacrimogeni e a proiettili di gomma. Poi hanno sparato munizioni vere. E un giovane - Issam Kamal, 35 anni - è stato colpito al collo. Sarebbe deceduto poco dopo il ricovero in ospedale.In precedenza ore di massima tensione si sono avute a Hebron, in seguito a due incidenti stradali. In mattinata un bambino palestinese di otto anni è stato travolto e ferito in modo grave da un'automobile israeliana. La popolazione locale ha avuto l'impressione che si fosse trattato di un incidente intenzionale ed è subito esplosa la violenza. Alcune ore dopo, nello stesso tratto di strada, un'automobile israeliana si è ribaltata e al suo interno sono stati trovati i cadaveri di un uomo e di un bebè. I coloni della zona hanno avuto la sensazione che fossero stati vittime di lanci di pietre di facinorosi palestinesi. Anche in questo caso l'esercito israeliani è dovuto intervenire - celermente e con grande determinazione - per placare gli animi e per convincere tutti che si era trattato di un incidente stradale doloroso, ma fortuito. Nelle stesse ore i servizi di sicurezza del leader palestinese Abu Mazen erano impegnati a garantire che si svolgessero senza incidenti le grandi adunate popolari convocate nelle maggiori città cisgiordane per seguire su maxischermi l'intervento all'Onu del presidente palestinese. E a Gaza anche i miliziani di Hamas erano schierati in forze: per impedire che nelle strade sciamassero sostenitori di Fatah. Il regime di Ismail Haniyeh ha concesso loro di celebrare solo all'interno dei caffè del centro: ma ha vietato alla stampa diimmortalare i loro applausi entusiasti al discorso di Abu Mazen. Per il momento, dunque, la parola d'ordine sembra essere per tutti: prudenza. I 20 mila agenti di polizia israeliani e i rinforzi dell'esercito dislocati in Cisgiordania resteranno in stato di massima allerta almeno fino alla fine di questo mese, quando sarà celebrato il Capodanno ebraico. In Cisgiordania i servizi di sicurezza palestinesi si preparano invece al ritorno di Abu Mazen in patria. Dovrà arrivare all'inizio della settimana prossima alla periferia di Ramallah, per poi fare un ingresso trionfale in città, a piedi. Sarà un bagno di folla memorabile, prevedono i dirigenti palestinesi. Nelle colonie ebraiche vicine la marea umana palestinese sarà seguita con grande attenzione, nel timore che possa sfuggire al controllo. A Gaza intanto Hamas guarda con disdegno alla iniziativa del raiss, che è andato alle Nazioni Unite «a mendicare» uno Stato e che - secondo gli integralisti - rischia di essere costretto a dolorose rinunce agli interessi nazionali dei palestinesi. Sul terreno si è adesso creato un equilibrio molto delicato, che può essere messo a dura prova, in ogni momento, da episodi imprevisti di violenza. 2 Palestina all’Onu: una lunga giornata tra scontri, festa e dubbi Ieri in Cisgiordania si respirava un clima di festa e cambiamento: migliaia di palestinesi si sono riversati nelle strade delle città della Cisgiordania per ascoltare il discorso del presidente. Una folla colorata sventolava bandiere palestinesi e intonava slogan e cori “Con le nostre anime e il nostro sangue difenderemo la Palestina”.Davanti ai maxi-schermi allestiti nelle piazze, è calato il silenzio non appena Abu Mazen ha iniziato il suo discorso: un silenzio rotto solamente dai numerosi applausi e dall'ovazione generale dopo l'annuncio della richiesta di ammissione all'Onu di uno Stato palestinese. “Un discorso storico – racconta Mohammed all'Alternative Information Center – il miglior discorso che Abu Mazen ha fatto nella sua vita: per la prima volta ha descritto la situazione reale della Palestina, i continui soprusi che subiamo dalle autorità israeliane. Non ho mai amato Abu Mazen, ma con il discorso che ha fatto mi ha conquistato”. Una giornata speciale che tuttavia non è stata esente da scontri tra i palestinesi e l'esercito israeliano. L'episodio più grave si è registrato a Qusra, un villaggio a Sud di Nablus dove Issam Badran, 37 anni, è stato ucciso da un colpo di pistola dei soldati israeliani dopo che i coloni avevano attaccato il villaggio. Sei palestinesi sono stati feriti e decine di abitanti del villaggio hanno inalato gas lacrimogeni.
A Gerusalemme le autorità israeliane hanno proibito l'ingresso alla preghiera del venerdì nella Moschea al-Aqsa agli uomini di età inferiore ai 50 anni, misura punitiva giustificata da 'motivi di sicurezza', già adottata durante il mese sacro di Ramadan. In alcuni quartieri di Gerusalemme Est, in particolare a Silwan, a Beit Hanina e a Ras al-Amud, ci sono stati scontri tra palestinesi ed esercito israeliano, un palestinese è stato ferito e 6 sono stati arrestati. Attacchi da parte dei coloni israeliani sono avvenuti anche nell'area di Betlemme e di Hebron, mentre duri scontri sono stati registrati al checkpoint di Qalandya (area di Ramallah) e nel villaggio di Nabi Saleh. L’esercito israeliano è entrato nei campi profughi di Aida e ‘Azza, a Betlemme.Ma l’ingresso di Abu Mazen nell’aula dell’Assemblea Generale dell’Onu ha fermato scontri e proteste. I palestinesi si sono ritrovati nelle piazze, con il fiato sospeso. E poi è iniziata la festa. Più scettici gli intellettuali palestinesi. “Un bel discorso a livello morale, etico e sociale – spiega Nassar Ibrahim, scrittore e direttore dell’AIC – Resto dubbioso rispetto ai risultati, ma Abbas ha parlato con forza: li ha messi di fronte ai loro doveri, elencando le violazioni dei diritti umani e nazionali dei palestinesi. Ora però c’è una domanda da porsi: cosa dobbiamo fare per rendere quel discorso un fatto concreto? Parlo di ritrovare l’unità del popolo palestinese e della sua lotta. Dobbiamo fare quel discorso nostro”. Un processo lungo, che vede coinvolta anche la comunità internazionale. “La lotta deve continuare – continua Ibrahim – a livello diplomatico e politico: come farci sostenere dall’arena internazionale? Come promuovere la solidarietà internazionale al fine di far pressioni concrete su Israele? Ieri sera Netanyahu ha parlato di negoziati. Sono certo che in queste settimane Israele e i suoi più stretti alleati faranno pressioni sull’AP perché abbandoni la richiesta e torni al tavolo di un processo di pace fallimentare. La Palestina deve essere abbastanza forte da resistere a questi canti di sirena”. L’importanza del palcoscenico internazionale è il cuore del problema anche per Ronnie Barkan, attivista israeliano di Anarchists Against the Wall: “L’unica cosa rilevante nel discorso di Abbas è l’aver riportato i diritti negati del popolo palestinese in faccia alle Nazioni Unite – spiega – Per il resto, non ho trovato nulla di nuovo. Il premier israeliano ha detto più bugie possibile nel tempo che aveva a disposizione. Abbas ha dato il minimo, ma almeno ha avuto il merito di mettere sul tavolo una questione scomoda: il riconoscimento dello Stato di Palestina”. Roten Mor, attivista israeliano ideatore del Jerusalem Reality Tour, è ancora meno convinto: “Non ho guardato nessuno dei due discorsi. Non mi interessavano, non credo servano a nulla”. Eppure c’è chi resta ottimista. “Mahmoud Abbas ha fatto un discorso brillante, ha dimostrato chiaramente che la leadership palestinese è ‘irragionevolmente ragionevole’”. Questa l’opinione di Mazin Qumsiyeh, professore alla Bethlehem University. “Ha detto che nessun Paese con un minimo di coscienza può rigettare la richiesta della Palestina – spiega Mazin Qumsiyeh – Credo che abbia compiuto il passo giusto. Ora dobbiamo compierne altri. Primo, la leadership palestinese deve implementare subito l’accordo di riconciliazione tra le fazioni politiche e creare un Consiglio Nazionale rappresentativo. Secondo, deve promuovere la resistenza nonviolenta con una strategia che metta fine alle azioni inutili, che fanno il solletico all’occupazione. Terzo, deve ripulirsi: Abbas ha parlato di trasparenza e democrazia. L’AP muova il primo passo per ripulire se stessa”
Les colons et la LDJ à l'oeuvre : un mort et deux blessés palestiniens vendredi
Commenti
Posta un commento