Bauman: Barriera difensiva israeliana come mura del ghetto Varsavia


1 Roma, 1 set. (TMNews) - Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo di origini ebraico-polacche, ha criticato duramente Israele in una intervista rilasciata al settimanale polacco "Politika", affermando che i politici israeliani non sono interessati alla pace, e paragonando la barriera difensiva eretta in Cisgiordania alle mura del ghetto di Varsavia. Lo riporta il sito web del quotidiano israeliano Haaretz.

"I politici israeliani sono terrorizzati dalla pace", ha detto Bauman nell'intervista. "Tremano dalla paura di una possibile pace, perchè senza la guerra e senza una mobilitazione generale non saprebbero come vivere", ha aggiunto. "Israele non vede i missili che cadono sulle sue comunità lungo il confine (con Gaza) come una cosa cattiva. Al contrario, sarebbero preoccupati e anche allarmati se non ci fossero questi attacchi".

Secondo Bauman, che all'inizio degli anni Settanta insegnò per un breve periodo all'Università di Tel Aviv, ha detto anche che Israele "sta approfittando dell'Olocausto per legittimare i suoi atti inconcepibili", e ha comparato la barriera difensiva al le mura che circondavano il ghetto di Varsavia, dove centinaia di migliaia di ebrei morirono durante l'Olocausto.



2  http://www.corriere.it/cultura/11_settembre_02/

3   «I giovani israeliani senza memoria accettano il Muro in Cisgiordania»
SARZANA (La Spezia) — Non fa un passo indietro Zygmunt Bauman, stella di prima grandezza della sociologia mondiale, quando affronta con piglio ottantacinquenne la bufera da lui stesso suscitata. Perché paragonare il muro israeliano in Cisgiordania a quello fatto costruire dai nazisti a Varsavia nel 1940, per delimitare il Ghetto ebraico, è una di quelle provocazioni che normalmente attirerebbero l'accusa di antisemitismo. Solo che lui, Bauman, oltre che celebre teorico della «società liquida» postmoderna, è anche un ebreo polacco, passato sotto il torchio della svastica e poi della falce e martello sovietica: dunque sa di che parla.
E infatti al Festival della Mente di Sarzana, dove ha tenuto una conferenza sulla Rete e i social network, tutto il circo dei media lo preme, aspettandosi una ritrattazione. Lui sfugge dapprima, poi accetta di farsi rubare un'intervista mentre tira qualche boccata di pipa.
Non rimpiange di averla fatta, quella conversazione con la rivista polacca «Politika», dove afferma addirittura che i politici israeliani, senza guerra e mobilitazione generale, non saprebbero vivere? Non lo feriscono le parole dell'ambasciatore di Tel Aviv a Varsavia, che le attribuisce un «odio cieco» per la sua stessa gente?
«No di certo, dovevo dire quello che ho detto. Dixi et servavi animam meam, almeno ho salvato la mia anima».
Dunque lei mette sullo stesso piano i soldati di Hitler con quelli che inalberano la stella di David?
«Non mi ha mai sfiorato l'idea di un simile paragone: il solo concepirlo è una follia».
E dunque?
«Io semplicemente ritrovo in molti israeliani di oggi, non soltanto appartenenti alla classe politica, uno schema mentale, una memoria consolidata ai tempi del Ghetto. Si limitano ad applicarla oggi ai palestinesi, come se fosse una cosa naturale».
Ma i giovani di Tel Aviv o di Gerusalemme non hanno affatto vissuto simili esperienze: come possono esserne condizionati a tal punto?
«Proprio qui sta il pericolo: nel fatto che non ricordano, sono convinti che quello che esiste — per esempio il Muro di Cisgiordania — abbia una ragione in sé, sia lì perché dev'esserci. Non si pongono altri problemi».
Figli esemplari di quella che lei definisce «società liquida», dove si vive in precarietà, si cerca di consumare quello che esiste, ci si adegua al gruppo.
«Nella società liquida non si è affatto leggeri: cambiare qualsiasi cosa è impossibile, si è sopraffatti da un senso d'impotenza, come se si dovesse prendere a pugni ogni volta un muro d'ovatta».
Anche fra lei e la società israeliana c'è un muro così impenetrabile? 
«No, decisamente! La nazione è divisa in due, come l'opinione pubblica ebraica internazionale. Io continuo a ricevere moltissimi consensi. È gente che mi applaude: trovano che finalmente qualcuno abbia avuto il coraggio di dire ad alta voce la verità». 
È pronto a rilasciare altre interviste dello stesso tipo?
«A quella rivista polacca ho detto tante altre cose non meno importanti del Muro, eppure nessuno ne parla. Perché il giornalismo utilizza soltanto, di volta in volta, quanto fa comodo».
Una sua conferenza in Israele diventerebbe l'evento dell'anno.
«Ma il mio calendario non la prevede».
Corriere della SeraData: 04 settembre 2011


Allegato
Zygmunt Bauman : il multiculturalismo e la difficile arte del vivere con la differenza in modo permanente


Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele