Amira Hass : Le forze di difesa israeliane arrestano 12 persone che protestano a favore della giustizia sociale in Cisgiordania

Le forze di difesa israeliane (IDF) che operano a Gerusalemme hanno arrestato 12 persone che protestavano a favore della giustizia sociale. Questo non è l’inizio di un qualche pezzo futuristico sulla presa di potere  militare di Israele. E’accaduto mercoledì scorso nella parte sud-orientale della città, nel territorio  del villaggio di Walajeh, che è stato annesso a Gerusalemme nel 1967.Il comandante della brigata Etzion, Colonnello Yaniv Alalouf, aveva in precedenza firmato un ordine che dichiarava quel territorio zona militare chiusa, apparentemente fornendogli un motivo per arrestare i dimostranti .Hagit Ofrand di Peace Now* e Sarit Michaeli di B’Tselem, ** hanno fatto un  controllo  e hanno scoperto che la cartina allegata all’ordine comprende anche un’area compresa nei confini di Gerusalemme, proprio dove  sono stati eseguiti gli arresti.Di conseguenza, il Colonnello. Alalouf e i suoi soldati sembra abbiano commesso una doppia violazione: chiudere una zona all’interno di Gerusalemme dove essi non hanno alcuna giurisdizione, e arrestare cittadini nella capitale. Il portavoce dell’IDF ha dichiarato: “Si sta riesaminando il caso.”  Circa 25 dimostranti sono arrivati da Tel Aviv e da Gerusalemme a Walajeh alle 9 di mattina di mercoledì e si sono uniti ad altre 25 persone del villaggio che dimostravano contro la barriera di separazione che lì è in realtà più di un muro. I dimostranti che venivano da fuori conoscono già bene questa anomalia: in qualche modo, nel 1967, alcune delle terre del villaggio erano state annesse a Gerusalemme anche se i proprietari rimanevano residenti in Cisgiordania.Negli anni ’90 sono stati dichiarati residenti illegali a Israele perché vivevano nelle loro case o andavano nei loro campi. Questa assurdità è stata corretta con una lunga battaglia legale, ma ora ci sono nuove assurdità. I dimostranti di Gerusalemme sono arrivati con i loro tamburi e li hanno suonati, nella speranza di risvegliare qualcuno. Forse i loro amici nelle tende per le proteste  al Boulevard Rotschild oppure i giudici della Corte di Giustizia, che avevano già riconsiderato la petizione contro la strada del muro a Walajeh. Quando la sua costruzione sarà completata, il villaggio e i suoi 25.000 residenti saranno circondati su tutti i lati da un muro di  cemento alto 8 metri. L’unico accesso alla strada che li collega a Beit Jala, passerà probabilmente per una porta presidiata da soldati. Il villaggio sarà separato dalla maggior parte degli appezzamenti destinati all’agricoltura. La gente si alzerà la mattina e invece di vedere alberi di ulivi e campi all’alba, vedranno un muro. Invece di  terrazzamenti delimitati da pietre e considerati gemme architettoniche e agricole, vedranno il cemento. Invece che in un villaggio, vivranno in un recinto. Oltre il recinto, sui terreni del villaggio, sorgeranno e prospereranno soltanto i quartieri per gli ebrei. L’Alta Corte di giustizia non ha ancora preso una decisione definitiva riguardo alla strada alla quale si oppone perfino la Società israeliana per la protezione della natura perché essa   viola  gravemente l’ambiente naturale e il paesaggio.Nell’udienza del 20 novembre, i giudici hanno “riportato” che lo stato ha promesso di bloccare i lavori sul  bordo  orientale della strada “fino a quando  non si deciderà del “problema di limitare la larghezza della strada che danneggia la visuale”.Per pochi mesi, c’è stata una sosta nei lavori, ma di recente i bulldozer e la ditta privata di assicurazioni sono tornate sul sito e la ferita giallastra sulle montagne verdi si sta allungando sempre di più. Con il ritorno dei bulldozer, sono tornati anche i dimostranti che chiedono la giustizia sociale.I soldati che li hanno arrestati all’interno dei confini del municipio di Gerusalemme appartenevano al battaglione Dukhifat (Hoopoe) nella Brigata Kfir. Almeno uno dei dimostranti ha tentato di discutere e di spiegare loro che erano fuori della loro giurisdizione. “E’stata una violazione violenta e illegale dell’ordine pubblico”, ha dichiarato il portavoce dell’IDF nella sua risposta scritta a Haaretz (un quotidiano israeliano, n.d.T.). “I rivoltosi hanno lanciato sassi alle forze dell’IFD e si sono rifiutati di obbedire alle direttive delle forze di sicurezza. Circa 11 dimostranti a capo dei tumulti sono stati arrestati e accusati di lancio di sassi, e sono stati portati via. E del loro caso  si occupano la polizia israeliana e la polizia di frontiera.” Non è vero: molti dei giovani hanno iniziato il lancio di sassi soltanto dopo l’arresto di 11 dimostranti israeliani che poi hanno arrestato un abitante del villaggio che era sull’ingresso di casa sua. I soldati sostengono che aveva lanciato dei sassi. L’uomo e i dimostranti che non sono astati arrestati lo negano. I detenuti sono stati raggruppati insieme, ammanettati e sistemati lì in uno scavo archeologico lì vicino. Dopo poche ore sono stati portati alla base militare all’entrata di Beit Jala (città della Cisgiordania a sud di Gerusalemme, n.d.t.). Sono stati bendati e poi trasportati in un unico veicolo blindato alla stazione di polizia di Etzion. Sono stati lasciati per poche ore nel veicolo blindato, alcuni con le bende sugli occhi, e qualcuno senza; pochi avevano le manette e altri no. Sulla strada per la stazione di polizia di Etzion, uno degli arrestati ha sentito un soldato dell’IDF dire a un altro di altri commilitoni della loro divisione che “in quel periodo erano AWOL” (Absent WithOut Leave, assenti senza permesso), cioè assenti ingiustificati. I giornali hanno riferito che gli 11 soldati assenti stavano protestando contro l’atteggiamento umiliante che dovevano sopportare  nel loro battaglione e contro la mancanza di considerazione del loro comandante. Il dimostrante detenuto ha sentito uno dei soldati che diceva: “Abbiamo finito per essere noi i vigliacchi” (per non essere riusciti a fare ciò che hanno fatto i soldati assenti ingiustificati).Secondo i dimostranti, alcuni dei soldati non si sono accontentati degli arresti, ma li hanno anche scherniti: “Figlio di puttana”; “se soltanto la tua famiglia dovesse essere uccisa in un attacco terrorista, allora impareresti”; “sei fortunato che adesso indosso l’uniforme, altrimenti ti ucciderei,   sei un travestito.” Un soldato ha stretto ancora di più le manette di plastica intorno ai polsi del dimostrante più giovane, invece che allentarle e lo ha fatto piangere di dolore. I soldati  si sono soffermati per un’ora e mezza finché hanno permesso a una delle donne  ammanettate di prendere una pillola contro l’epilessia che aveva nella borsa. Secondo le donne arrestate, molti soldati le spingevano rudemente mentre gli toccavano il petto e i il sedere.La risposta del portavoce del IDF è stata: “Si stanno esaminando i reclami. I querelanti sono invitati a sottoporre un reclamo formale alle autorità pertinenti per l’esecuzione.I soldati, invece, hanno fornito acqua e hanno permesso ai detenuti di usare i bagni.  La sera, dopo circa 10 ore dall’arresto, i soldati del battaglione Dukhifat li hanno condotti al posto di controllo della polizia di frontiera, presso l’uscita nord di Betlemme. Un poliziotto addetto agli interrogatori li ha incontrati. Avvisi di arresto sono stati mostrati loro (si sono  rifiutati di firmarli): gli 11 Israeliani sono stati arrestati per tumulti e per aver violato un ordine di zona militare chiusa” (non gli è stato imputato il lancio di sassi, contrariamente alla risposta data dal portavoce dell’IDF).  Il palestinese arrestato sulla porta di casa è stato accusato di lancio di sassi. Al contrario di quanto è avvenuto durante le proteste negli altri villaggi, dove i prigionieri israeliani sono stati rilasciati dopo poche ore e i Palestinesi trattenuti più a lungo per la stessa colpa presunta,  il palestinese è stato almeno rilasciato con gli altri intorno  alle 9 di sera. Sono stati convocati per martedì per essere interrogati.



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