Amira Hass :Diversamente occupati. Il blocco di Gaza

  Tra cinquant’anni, supponendo che il riscaldamento globale e/o la pressione di un certo pulsante non decida il destino della terra, o quello della nostra regione, i ricercatori studieranno i documenti archiviati che il Generale di Divisione Eitan Dangot, Coordinatore dell’Attività Governativa nei Territori, ha dovuto rivelare negli anni scorsi in seguito a due petizioni basate sulla Legge sulla Libertà di Informazione.
Questi documenti descrivono in dettaglio l’attuazione della politica di blocco che ha scollegato Gaza dal resto della società palestinese.  Presumendo e sperando che Gisha – il sito web del Centro Legale per la Libertà di Movimento – sia accessibile anche allora, i ricercatori vi troveranno versioni scannerizzate dei documenti che sono stati pubblicati. Essi da soli non rivelano il senso o non senso della politica. Ma forniscono una lezione affascinante sull’obbedienza.
I ricercatori sulla società palestinese non saranno i soli ad aver bisogno di questi documenti.  Presumibilmente, e sperabilmente, tra cinquant’anni comprenderemo quello che oggi è così difficile da spiegare: che i documenti del potere controllante non insegnano riguardo al popolo che è controllato, bensì piuttosto sui padroni; e che un divieto di Israele non ci dice qualcosa sugli “sfortunati palestinesi”.
I bandi alla costruzione di una scuola, di una toilette o di una cisterna per raccogliere l’acqua piovana e contro le visite alla famiglia o gli espatri per motivi di studio, ci dicono qualcosa riguardo a chi li ha formulati e a chi li ha attuati, non riguardo a tutti gli altri. Quelli al vertice prendono le decisioni e intere generazioni di israeliani si schierano fedelmente ad attuarle: raffinati esperti legali le formulano, funzionari stilano documenti con istruzioni, geografi preparano schizzi, avvocati e funzionari di alto livello le difendono, giovani supervisori al servizio dell’esercito israeliano firmano ordini di demolizione e poi si uniscono alle squadre di demolizione. E’ impossibile dire che questa è obbedienza indifferente. Tutti spiegano le proprie azioni con entusiasmo.
Ecco un altro esempio da un’area diversa, le colline a sud di Hebron, il villaggio di Umm al-Kheir, giovedì scorso, alle sette del mattino, funzionari dell’Amministrazione Civile si sono presentati a radere al suolo due piccole baracche, una tenda e una toilette.  E non è tutto, perché ci sono ancora ordini di demolizione in attesa di attuazione per ulteriori 12 strutture. Diversamente dalle tende del Rotschild Boulevard, qui i nostri media tacciono, obbedienti anche senza istruzioni dall’alto.
Qualità militari che filtrano nella vita civile, potranno forse concludere i ricercatori. O l’opposto: la società civile che ispira quelli in uniforme.
Tra altri cinquant’anni i ricercatori che studieranno questi documenti non si chiederanno cosa facevano coloro cui appartenevano  quelle strutture da toilette demolite, e come tiravano avanti a Gaza dal settembre 2007 al novembre 2009 senza carta igienica, assorbenti e caffè.  Ciò si può  vedere in film del periodo. I ricercatori si chiederanno se il generale di divisione responsabile di interpretare la decisione del governo fosse in pericolo di essere giustiziato per disobbedienza.
Scopriranno che le cose non stavano affatto così, nemmeno lontanamente.  “E riguardo al licenziamento?” si chiederanno.  E evidentemente si risponderanno da soli che per una questione di shampoo o di carta igienica non valeva la pena che i funzionari facessero domande e mettessero a rischio la propria carriera. E’ una regola universale che vale in tutte le società e in tutte le epoche: l’obbedienza è legata alla busta paga.
Dai documenti sullo “stato dei permessi durante il blocco”, le direttive settimanali del COGAT [Coordinator of Government Activities in the Territories – Coordinatore delle Attività Governative nei Territori – n.d.t.] riguardanti chi e cosa può entrare e uscire da Gaza, si può concludere che nell’ottobre 2009 Gaza non ha avuto cioccolata, computer, stoffa, caffè, te e prolunghe. Poiché tutti questi articoli non compaiono nelle liste settimanali di ciò di cui è permesso l’ingresso, preparate da altri funzionari del COGAT. Ma gli articoli di stampa degli archivi virtuali indicheranno che questi prodotti hanno cominciato ad arrivare sul mercato nel 2008, attraverso i tunnel.  Quanto più severi diventavano i divieti israeliani, tanto maggiore creatività si sviluppava.  I metodi di scavo dei tunnel diventavano sempre più sofisticati e si espandeva il commercio alimentato attraverso di essi.
Al posto dei commercianti e dei produttori che appoggiavano l’Autorità Palestinese a Ramallah e le cui fonti di reddito erano tagliate, emergeva un nuovo strato di uomini d’affari che si trasformavano in sostenitori di Hamas per motivi pratici. Ed ecco il titolo per la presentazione di un seminario del dipartimento di scienze politiche: “Il consolidamento del governo di Hamas grazie alla politica di assedio israeliana.”
D’altra parte al dipartimento di storia ebraica, nel corso di antropologia sui “meccanismi burocratici” e nel dipartimento di psicologia, ci si concentrerà sul lato israeliano. Al riguardo ci si chiederà chi fossero queste persone, questi stessi funzionari israeliani, che nel febbraio 2009 bandivano l’entrata a Gaza dell’hummus [antipasto a base di ceci – n.d.t.] e che nel maggio seguente già la permettavano.
E’ noto che agivano in conformità a una decisione del governo di reagire all’assunzione del controllo dei meccanismi della sicurezza da parte di Hamas nella Striscia di Gaza nel giugno 2007.  Sembra che apprezzassero la patente di obbedienti ed essi, non il ministero della difesa, sono quelli che hanno preso le decisioni specifiche che l’hummus e la farina non dovevano essere permessi e che successivamente hanno deciso che l’hummus poteva entrare ma non i pinoli.
Ci vuole un certo grado di creatività per questo; e anche un po’ di senso dell’umorismo.  I Fratelli Marx partecipano a una riunione del COGAT. Il titolare della patente di obbediente quando di tratta di pasta, che è stata permessa nella primavera del 2009, ha già acquistato notorietà. Un senatore statunitense è rimasto sconvolto, il Segretario di Stato USA ha fatto una lavata di capo, e la creazione italiana ricca di glutine è apparsa al valico di Kerem Shalom.  L’obbediente ha due padroni.
Quando è comparso il nuovo coordinatore delle attività governative a fine 2009, ha cominciato silenziosamente ad ampliare la “lista dei cibi e dei prodotti umanitari di cui è permesso l’ingresso nella Striscia”. La risibilità di tutto ciò ha eroso la fraternità dei combattenti. Solo nel giugno 2010, dopo lo tsunami politico innescato dalla fatale intercettazione della flottiglia turca, il governo ha deciso di cancellare la direttiva precedente. Da allora non si è trattato di un’altra lista limitata di prodotti permessi, bensì solo di una lista di merci vietate per motivi di sicurezza. Ma il bando a esportare merci dalla Strisci di Gaza, cioè il bando alla produzione e all’occupazione per gli abitanti di Gaza,  permane.  Gli obbedienti non diminuiscono: sono semplicemente sostituiti.

Traduzione di Giuseppe Volpe


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