Robert Fisk :Dov'è la rivoluzione per la quale hanno combattuto le folle?

 Qualche cosa è andata molto male nella rivoluzione egiziana. Il Supremo Consiglio delle Forze armate al potere
Che cosa voglia dire “Supremo” chiunque può tirare a indovinare –sta adulando i Fratelli Musulamani e i Salafiti di mezza età, i generali che parlano agli pseudo-Islamisti mentre i giovani, i liberali, i poveri e i ricchi che hanno destituito Hosni Mubarak vengono ignorati. L’economia sta crollando. L’anarchia striscia nelle strade delle città egiziane ogni notte. Il settarismo fiorisce nell’oscurità. I poliziotti stanno tornando a usare le loro maniere rudi.
La situazione è davvero così brutta. Basta camminare nelle strade del Cairo per capire che cosa è andato storto, vagare di nuovo a Piazza Tahrir e ascoltare  coloro che continuano a insistere sulla democrazia e la libertà allo stesso modo in cui gli anziani del regime di Mubarak resistono come Primo Ministro, sotto-ministri, proprio nella figura del feldmaresciallo Mohamed Tantawi, Il capo di quel consiglio “supremo”, amico d’infanzia  di Mubarak e suo fedele seguace –anche se lo ha costretto il vecchio ad andarsene.- la testa  egualmente anziana di Tantawi  è ora incorniciata nei manifesti intorno alla piazza e torna il vecchio grido di gennaio e febbraio: “vogliamo la fine del regime.”
 Nell’isola pedonale, i gruppuscoli della rivoluzione adesso hanno tende individuali con tappetini e  sedie di plastica messi nella polvere, che dibattono sul Nasserismo, il laicismo, l’unione dei diritti civili cristiani (“The Mass Bureau Youth Movement”).
I Fratelli Musulmani sono assenti, naturalmente, insieme ai Salafiti.
 “Siamo stufi del Consiglio Miliare che usa gli stessi strumenti di Mubarak,” mi dice Fahdi Philip, uno studente di veterinaria dell’Università del Cairo di 26 anni, mentre siamo seduti nel caldo dell’estate. “I giudizi su colpevoli arrivano lentamente. Lo stato di insicurezza è ancora tra noi.”
 E’ troppo vero. Quasi 900 civili sono stati uccisi dai servizi di sicurezza governativi e dai cecchini durante la rivoluzione, e soltanto un poliziotto è stato processato,      in contumacia,  per aver ucciso dei dimostranti. Quando una dimostrazione di protesta di massa delle famiglie dei martiri ha invaso le strade il mese scorso. I poliziotti sono tornati ai loro soliti metodi.Davanti alle telecamere, hanno lanciato sassi contro i dimostranti, li hanno bastonati, e, creando  un episodio straordinario, sono andati verso di loro danzando e brandendo le spade.  Un cosiddetto “Consiglio Nazionale per i Diritti umani” ha biasimato entrambe le parti: hanno detto che i dimostranti buttavano bottiglie Molotov  e che la polizia rispondeva con i lacrimogeni, mentre il 28 giugno camion carichi di pietre venivano portati a Piazza Tahrir perché venissero lanciate da giovanotti che indossavano delle magliette tutte uguali.
 Più di 1.100 civili, soldati e poliziotti sono stati feriti. Timoroso di ulteriori violenze, il consiglio “supremo” di Tantawi ha annunciato un nuovo finanziamento di 10,5 milioni di sterline  per risarcire le famiglie di coloro che sono stati uccisi o feriti durante la rivoluzione.
 Ma non appena al mattino  apro i quotidiani al Cairo – finalmente parlano liberamente, senza restrizioni, in gran parte in fallimento – che distinguo una fotografia a colori del Maresciallo Tantawi che nomina un nuovo “Ministro dell’Informazione”, un ex politico dell’opposizione ma comunque ministro dell’informazione, soltanto pochi mesi dopo che lo stesso Tantawi aveva annunciato la totale rottamazione del ministero dell’informazione.Non ci sono problemi, hanno detto le autorità, è stato fatto soltanto per aiutare la stampa ad adempiere ai suoi doveri “democratici” prima che il ministero venisse di nuovo abolito. Proprio come aveva detto il giovane veterinario Cristiano Copto: ha visto come adesso  facciamo di nuovo attenzione  alla religione degli Egiziani?, Tantawi usa adesso i vecchi sistemi di Mubarak.Tuttavia, che cosa possono riferire i giornali egiziani se non del crollo della legge che la rivoluzione aveva giurato di difendere? Vado all’ospedale Qasr el-Aini che serve soltanto un piccolo settore della capitale vicino al campus dell’Università Americana e trovo soltanto che il loro registro delle emergenze mostra che in un giorno normale, soltanto in questo piccolo distretto, arrivano 30 uomini e donne con ferite da arma da taglio e da arma da fuoco.
 Ogni weekend (giovedì e venerdì) le cifre aumentano fino a una media di 50 vittime. Tra i giovani di Piazza Tahrir, questo sembra nascere da una cospirazione:vuotare le strade dalla polizia e dare al popolo il gusto del caos che si sono procurati, In modo che presto vorranno di nuovo gli uomini della sicurezza. Il paese è sicuro per i turisti, dicono i ministri alle agenzie turistiche. Davvero? La compagnia aerea nazionale, l’Egyptair, che audacemente pubblicizza il “nuovo Egitto” con brevi filmati delle dimostrazioni dell’inizio  febbraio a Piazza Tahrir, ha appena  fatto sapere di aver avuto  una perdita di  104 milioni di sterline in quattro mesi.
 L’Hotel Marriott a Gezira – il vecchio palazzo sul Nilo con i suoi leoni di marmo e i tetti ornati di stucchi, ha 1.040 stanze e soltanto 24 turisti. “La rivoluzione era una cosa buona”,mi dice  un mio amico negoziante mi dice quando mi affaccio nel suo negozio di camicie. “Ora la rivoluzione non  lo è più.”Appena una settimana fa, i dimostranti che programmavano l’inizio della  protesta del venerdì, sono stati aggrediti dai venditori ambulanti con coltelli e pietre. Si sentivano le solite storie: è stato tutto programmato dall’autorità costituita. In nessuna delle recenti proteste per i “martiri” della rivoluzione è stato mai presente un gruppo Islamista.
Mi sono incontrato con mio vecchio amico giornalista egiziano. Il personale del caffè è venuto a salutarlo, si sono presentati come suoi ammiratori per dirgli di non smettere di rivelare la corruzione della vita egiziana. Il mio amico è preoccupato. Mi dice che si parla di “ammutinamento civile”, di persone che vogliono incendiare di nuovo le stazioni di polizia, impadronirsi del governo o farsi  giustizia da soli uccidendo determinati poliziotti. Si vanno diffondendo storie che io stesso ho sentito a Piazza Tahrir: sembra che gruppi di giovani tenteranno di chiudere il canale di Suez a meno che le autorità delle sicurezza che in gennaio e febbraio hanno ucciso degli innocenti, non siano portati in giudizio. Le voci meno benevole chiedono la pena di morte per Mubarak.
 Stranamente, c’è anche la convinzione, secondo il mio amico giornalista, che il “supremo” consiglio militare egiziano non può continuare l’opera di governo e iniziare nuovi processi a meno che Mubarak non muoia. “Gli piacerebbe che morisse. Vogliono che si levi di mezzo per dargli un po’ respiro prima di trattare con i suoi figli. Tantawi è preoccupato che le folle lo vengano a cercare. Sa, però, che se Mubarak morirà, gli Egiziani che sono un popolo gentile, lo perdoneranno abbondantemente perché è stato un soldato ed è così vecchio, e ci sarà quindi un periodo di calma.”
 Si è saputo che Mubarak almeno una volta da quando è agli arresti domiciliari a Sharm el-Sheik è stato portato in Arabia Saudita per ricevere cure mediche e ci sono molte rivelazioni su come è stato deposto. Una viene dallo scrittore egiziano molto rispettato  Abdul Qader Choheib che dice che Mubarak  aveva  accettato di dimettersi dopo essere stato affrontato da Tantawi, dal  suo Vice Presidente Omar Sulieman  (l’ex capo dei servizi segreti ed amico di Israele) e dal Generale Ahemed Chafiq.Sembra che Mubarak li abbia  supplicati di  non rendere nota la sua dichiarazione di dimissioni fino a quando i suoi figli, Gamal e Alaa, non fossero in viaggio per Sharm el-Sheikh, non per salvarli dalla reclusione (cosa che comunque non gli è riuscita), ma perché temeva che Gamal avrebbe fatto qualche cosa di “irragionevole” perché gli era già stata fatta obiezione quando Mubarak aveva nominato Sulieman vice-presidente durante gli ultimi giorni della rivoluzione.Sembra che il vantaggio della rivoluzione sia stato quello di non avere capi, nessuno da arrestare. Anche il suo svantaggio, però è stato quello di non avere capi, nessuno che si prendesse la responsabilità della rivoluzione dopo che era terminata.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza vive
Dov'è la rivoluzione per la quale hanno combattuto le folle?
Ora la primavera araba diventa un'estate

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