Mikaela Levin :I manifestanti israeliani devono definire il significato di giustizia sociale
1 I giovani erano eccitati, i più anziani visibilmente commossi. La folla si muoveva a mala pena, il caldo era insopportabile ma per ogni singolo partecipante che sabato sera si trovava nel centro commerciale di Tel Aviv, è stata una festa. Le facce e i cartelloni sopra le teste di questa onda umana erano la prova della diversa composizione di questo movimento di protesta per la “giustizia sociale”. “Jaffa dice no alla trasformazione della città in un quartiere residenziale”; “l'educazione non è una merce”; “la maggioranza silenziosa chiede un reset”; “l'educazione, le case, la terra, tutto in vendita”. Questi sono solo alcuni dei cartelloni colorati che hanno accompagnato la gigantesca marcia di sabato sera. “E' qualcosa di incredibile per Israele; nonostante le mille contraddizioni interne, questo movimento è qualcosa di nuovo per Israele” ha spiegato Marcello Weksler, un veterano israeliano che lavora e combatte contro la politica israeliana di colonialismo e di neoliberismo socio-economico.I media israeliani affermano che circa 300.000 persone hanno partecipato alla manifestazione di sabato e tra le 200.000 e le 250.000 nella sola Tel Aviv. La realtà è che già alle 10 di sera di sabato, la maggior parte degli israeliani era consapevole che il movimento si stava ingrandendo; sempre più famiglie, più giovani e soprattutto più tende si sono unite alle proteste nazionali che hanno avuto origine in via Rothschild.L'approvazione di una legge sulle case da parte di Benjamin Netanyahu mercoledì scorso è servita solo a far arrabbiare ancora di più la popolazione delle tendopoli e a far scendere in piazza alcuni settori moderati dell'alta e della bassa classe media. Di fronte alla massiccia costruzione dell'organizzazione mondiale sionista, i manifestanti hanno attaccato nel primo pomeriggio un cartellone che occupava l'intera via. In esso denunciavano, citando il nome completo, tutti i parlamentari che meno di una settimana fa hanno votato a favore della legge che crea dei comitati per velocizzare le autorizzazioni dei promotori privati. Ciò per il governo significa meno burocrazia e più libero mercato; per i manifestanti ciò porta a maggior privatizzazione, a case più care e alla fine dell'edilizia popolare.
“La gente alla fine ha capito che il problema è il sistema neo-liberale nella sua interezza. Dicono che è una protesta sociale, e non politica, solo perchè hanno paura di essere stereotipati come radicali o di essere manipolati dai partiti politici; ma noi sempre più critichiamo il sistema neo-liberale” ha dichiarato Weksler, mentre camminava in mezzo a centinaia di tende in via Rothschild.
“L'origine del sistema neo-liberale” ha continuato Weksler, - ha inizio alla fine degli anni '70, quando il Likud e il suo leader Menacem Begin hanno preso il potere. “Prima di Begin, l'austerità era parte dell'ideologia dello stato di Israele” ha sottolineato l'attivista. Il precedente primo ministro ha venduto al volenteroso pubblico israeliano un senso di modernizzazione e di apertura verso la cultura occidentale. Questo processo ha portato la Coca-Cola e molte altre prelibatezze, ma anche un insaziabile desiderio di consumismo e una sempre più evidente gerarchia sociale ed economica.
Weksler ricorda in particolare la chiusura delle industrie nelle periferie israeliane, la riduzione dell'assistenza sociale fornita dallo stato sociale, la privatizzazione dei kibbutzim e la commercializzazione di alcune tra le più costose terre per costruire centri commerciali o ville enormi nelle periferie di città come Tel Aviv. “Qui in Israele non c'è una tradizione di proteste sociali, ma penso che la gente abbia capito di aver raggiunto il limite” ha notato Weksler, ex-membro delle Black Panthers e del Matzpen.Il problema è che questo limite sembra diverso per ogni singolo partecipante in piazza sabato sera. Alcuni hanno chiesto un'educazione gratuita ed uguale per tutti, altri un governo responsabile dal punto di vista ambientale, altri ancora un servizio militare universale e alcuni addirittura case più economiche nelle colonie della Cisgiordania. Tutti riconoscono che c'è un problema, soprattutto a causa della mancanza di case, e tutti chiedono “giustizia sociale”, ma questo non è il modo per creare consenso. “Alcuni stanno cominciando a prendere posizioni più radicali, ma non è ancora chiaro quale sia il livello di consapevolezza politica” ha messo in guardia Weksler.
Per ora il rifiuto del governo di aprire un dialogo ha mantenuto il movimento unito e lo ha reso ancora più forte. Domenica, qualche ora dopo che più di 300.000 persone hanno marciato nelle strade delle principali città israeliane, Netanyahu ha annunciato la creazione di un comitato che dovrebbe incontrare i manifestanti per “un dialogo reale”. Ma ha messo in guardia: “Ascolteremo le persone ma non saremo in grado di accontentare tutti”.
Nei prossimi giorni il movimento dovrà decidere i termini della negoziazione. In altre parole, i suoi membri avranno il duro compito di dare una definizione precisa al principio ispiratore del movimento: giustizia sociale.See more details
2 In via Rothschild a Tel Aviv gli israeliani chiedono giustizia sociale

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