Gerusalemme Est:Israele sfratta poliziotti arabi residenti in abitazioni "illegali"

Gli ufficiali di polizia arabi e beduini, residenti in abitazioni senza permesso di costruzione in Israele, devono essere cacciati dalle loro case. Questo l’ordine impartito dal dipartimento legale della polizia israeliana, in risposta alla richiesta di un’organizzazione no profit israeliana.
Regavim, organizzazione non governativa che nel proprio statuto ha posto come suo primo obiettivo “la preservazione del demanio pubblico”, aveva inviato una lettera al capo della polizia chiedendo che sette poliziotti arabi e beduini venissero cacciati dalle loro abitazioni a Gerusalemme Est e nel Sud di Israele perché costruite senza il necessario permesso.
 La protesta dell’organizzazione israeliana è stata la risposta ad un precedente caso: ad un ufficiale di polizia israeliano residente nell’avamposto illegale di Migron è stato ordinato di abbandonare la propria casa insieme alla famiglia, pena il licenziamento dalla polizia. “Non è possibile – si legge nella lettera di Regavim alla polizia israeliana –  accettare due diversi standard di comportamento: la stessa persona, che si occupa di far rispettare la legge durante il giorno, la viola di notte tornando in un’abitazione illegale. Niente mina di più la fiducia della gente nella giustizia, per questo lodiamo il vostro impegno a chiedere in maniera inequivocabile ai membri della polizia che vivono in tali abitazioni di scegliere tra il proseguimento del servizio e la loro casa illegale”.

Di seguito, Regavim ha riportato i dettagli riguardanti i nomi e gli indirizzi di quattro ufficiali beduini e di tre arabi residenti a Gerusalemme Est. E ha così ricevuto la risposta dell’avvocato della polizia israeliana, Shaul Gordon: “I funzionari di polizia sono obbligati a difendere e applicare la legge. Non c’è dubbio che i poliziotti non possono vivere in quartieri considerati illegali, in abitazioni contro le quali sono stati emessi ordini di demolizione. Ad ogni ufficiale residente in tali strutture è richiesto di lasciare la propria casa”.

Insomma, i sette poliziotti devono abbandonare le proprie case. Dopotutto, come spiega Regavim, anche all’ufficiale israeliano di Migron è stato imposto di trasferirsi. Ma le differenze non possono essere taciute. Nel secondo caso si tratta di un insediamento considerato illegale sia dalla legge israeliana che da quella internazionale. Totalmente diversa la situazione vissuta a Gerusalemme Est e in Israele dagli arabi che necessitano di un tetto sulla testa e si vedono costantemente negati i permessi di costruzione. Costruire una nuova abitazione per una famiglia palestinese in territorio israeliano è un’impresa quasi impossibile. Si potrà parlare di uguaglianza di trattamento solo quando palestinesi e israeliani avranno identici diritti.

Costruire senza un permesso legale è l’unica possibilità per le famiglie palestinesi: secondo le informazioni fornite dalle Nazioni Unite, le domande per ottenere un permesso a costruire richiedono anni e nella stragrande maggioranza dei casi non sono accolte dalle autorità israeliana. Un esempio: a Gerusalemme Est sono in media un centinaio l’anno i permessi accordati, su una popolazione palestinese di 208mila persone (dati Palestinian Central Bureau of Statistics). Di conseguenza, sono 60mila i palestinesi che vivono sotto la minaccia di vedersi demolita la propria casa. Ma alternative, in queste condizioni, non ce ne sono.


Secondo le Nazioni Unite, le demolizioni compiute a Gerusalemme Est rappresentano una grave violazione del diritto internazionale e sollevano forti preoccupazioni dal punto di vista umanitario.Diverse organizzazioni non governative hanno messo sotto accusa la politica israeliana, il cui fine sarebbe la “ebraizzazione” di Gerualemme Est, la parte palestinese della città santa occupata dallo Stato ebraico nel corso della guerra del 1967.Alle affermazioni di Israele – secondo cui vengono abbattuti solo gli edifici costruiti senza autorizzazione – i palestinesi rispondono ricordando che è di fatto impossibile ottenere i permessi edilizi da parte delle autorità cittadine.Solo negli ultimi cinque anni – afferma l’ong israelianaB'Tselem – Tel Aviv ha demolito 420 case palestinesi.




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