Ultime notizie a bordo del "Tahrir" di Sylvia Hale
A quanto pare la guardia costiera ha cercato di salire sulla nave per impossessarsi del giornale di bordo, il che avrebbe reso impossibile alla imbarcazione di recarsi da qualche altra parte. Per impedire sabotaggi, per 24 ore abbiamo avuto delle persone a bordo suddivise in turni. La squadra di questo turno ha precluso alla guardia costiera la possibilità di portar via qualsiasi cosa e ora gli è stato impedito di lasciare l’imbarcazione. Il governo greco, presumibilmente sotto la pressione dei governi israeliano e statunitense, ha emesso un’ordinanza secondo la quale a nessuna nave sarà concesso di salpare per Gaza, non importa sotto quale bandiera essa stia navigando. Il “Tahrir” batte bandiera delle Comore – isole dell’Oceano Indiano. Riteniamo che le azioni del governo greco siano illegali. Al momento abbiamo intenzione di salpare per un altro porto, non per Gaza.Persone diverse da quelle che sono rimaste sul battello insieme alla guardia costiera, componenti tutte le delegazioni hanno organizzato subito una marcia rumorosa attraverso San Nicola, il villaggio di Creta ove è ancorata l’imbarcazione e dove abbiamo soggiornato negli ultimi 10 giorni. Abbiamo marciato per le strade scandendo slogan “Vogliamo andare a Gaza”, “Liberate la nostra barca”, “Vergognati Papandreu”, e ci siamo recati agli uffici della guardia costiera a cui abbiamo chiesto le ragioni dei continui intralci ai quali la Tahrir ha fatto fronte. L’ufficiale responsabile si è rifiutato di parlare con noi, proprietari dell’imbarcazione, dicendo che avrebbe parlato solo con il capitano. (tradotto da mariano mingarelli)
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