Nicola Lofoco :DALLA FREEDOM FLOTILLA ALLE INDAGINI SULLA MORTE DI VITTORIO ARRIGONI – ROMPERE IL SILENZIO MEDIATICO A GAZA



  Intervista ad Alessandra Capone
La “Freedom Flotilla 2 “ ha preso il largo verso Gaza. Ma tutte le 10 navi del convoglio sono attualmente bloccate nei porti della Grecia. Il governo greco ha deciso di bloccare l’intero convoglio, per evitare frizioni diplomatiche con Israele. Lo scorso anno era partita la prima Flotilla nel mese di Maggio, un’iniziativa presa per rompere via mare l’assedio della Striscia di Gaza che ha ridotto la popolazione di Gaza allo stremo. Su tutto questo, ecco la testimonianza di Alessandra Capone, attivista della “Rete Romana per la Palestina”, che sta seguendo ora dopo ora le vicende della Flotilla. Alessandra era spesso in contatto con un suo grande amico, il compianto Vittorio Arrigoni. Ecco la sua testimonianza :“La Freedom Flotilla attualmente è bloccata in vari porti della Grecia. La flotta è composta in tutto da 10 navi, di cui 2 navi cargo, il cui scopo era quello di rompere l’illegale assedio israeliano a Gaza. Un assedio che stringe in una morsa tutta la Striscia di Gaza dal 2007, impedendo  l’ingresso di medicinali e moltissimi alimenti. E’ anche proibita l’entrata e l’uscita dei palestinesi di tutta Gaza, compresi quelli che hanno bisogno di urgenti cure mediche. Con una decisione fuori dal comune, che costituisce un precedente alquanto pericoloso, la Grecia ha deciso di bloccare le navi della Flotilla su pressione del governo israeliano. Conosciamo bene le condizioni economiche della Grecia, e crediamo che Israele abbia volutamente rivolto alla Grecia un ricatto di tipo economico. La nave francese, la “dignité”, che era partita dalla Corsica, ed era riuscita a prendere il largo, è stata fermata dalla marina greca , cosi come la “Juliano” che è la nave greco-norvegese, e la barca americana , la “Audacity of Hope”, composta da numerosi ebrei americani ed intellettuali, il cui capitano è stato arrestato e rilasciato dopo alcuni giorni. Il comportamento di Israele è stato definito da molti una manifestazione di isteria per bloccare ogni tipo di solidarietà con i palestinesi.


Ultimamente si è parlato della “Flytilla”, l’iniziativa per portare solidarietà ai palestinesi per via aerea
All’aeroporto di Tel Aviv sono stati bloccati centinaia di attivisti che dovevano andare a Tel Aviv l’ 8 Luglio, per partecipare alla campagna “Welcome to Palestine”, che doveva svolgersi nei territori palestinesi dall’ 8 al 16 Luglio. Molti di loro sono stati anche fermati in diversi aeroporti europei, come Roma, Parigi, Berlino. A loro è stato impedito, di fatto, di salire a bordo degli aerei, nonostante avessero un biglietto regolarmente acquistato.  Quelli che sono riusciti ad arrivare a Tel Aviv sono stati in parte fermati e rimandati nel loro paesi di origine, altri arrestati, e risultano essere attualmente detenuti in due carceri israeliane.  Molti hanno appunto definito tutto questo la “flytilla”, il tentativo di rompere l’assedio dei territori occupati della “West Bank” per via aerea. Sicuramente Israele, con queste due azioni di forza, bloccando sia la Flotilla che gli attivisti che volevano entrare in Israele per via aerea, dimostra quanto sia spaventata dalla solidarietà internazionale. Molti attivisti affermano che sebbene la Flotilla non sia riuscita a partire, è riuscita comunque a rompere il silenzio mediatico sull’ assedio a Gaza, e a mostrare al mondo i problemi dei palestinesi”Ormai sono passati 3 mesi da quel 15 Aprile, giorno in cui venne stroncata la vita di Vittorio Arrigoni. Tu eri un’ amica molto vicina a lui
Sicuramente ci sono ancora troppi lati oscuri sulla morte di Vittorio. La verità, indubbiamente, ancora non la sappiamo. Le autorità di Gaza si erano impegnate a rendere pubblici gli atti delle indagini e i verbali degli interrogatori degli arrestati. Ma tutto questo non è ancora stato fatto. Temo che ci sia un tentativo di far calare il silenzio sulla morte di Vittorio. Sinceramente, come amica di Vittorio, ed attivista per la Palestina, ritengo che tutto questo sia inaccettabile, e che il compito di tutti noi sia quello di fare pressioni sul governo italiano, anche se non ha relazioni diplomatiche con Gaza in quanto non riconosce l’autorità di Hamas. Non dobbiamo lasciare nulla di intentato e dobbiamo chiedere a gran voce che ci vengano date delle risposte. Dobbiamo farlo subito, per amore di Vittorio e della verità.
Nicola Lofoco, laureato in Scienze politiche, è giornalista free lance dal 2000; si è occupato per diverso tempo di radio e tv; oltre ad aver collaborato con diverse testate online, è stato nella redazione de L’ Unità, La  Rinascita, e del Riformista dove si è occupato di politica estera

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