Il Museo dellaTolleranza israeliano sorgerà sopra un cimitero musulmano
1 Il Ministero dell’Interno israeliano e la Municipalità di Gerusalemme hanno dato ufficialmente il via ai lavori per la costruzione del controverso “Museo della Tolleranza”, che sorgerà sopra l’antico cimitero musulmano Mamun Allah (Mamilla per gli ebrei)l Museo, il cui progetto si deve al Simon Wiesenthal Center e che si rifà ai musei della Tolleranza di Los Angeles e New York, ha ricevuto l’ok finale dalla Commissione per la Pianificazione e la Costruzione del Ministero dell’Interno, dopo che il mese scorso la Municipalità aveva approvato il piano finale. Accanto al Museo della Tolleranza verranno costruiti una piazza, un anfiteatro, uno show room e altre attività commerciali. Che andranno a cancellare uno dei luoghi della memoria storica e religiosa della popolazione araba della città, un cimitero risalente al dodicesimo secolo e dove sono sepolte importanti personalità religiose per la cultura musulmana. L’edificio che ospiterà il Museo sarà alto sei piani, di cui tre sotterranei, per un costo totale pari a cento milioni di dollari.
Per completare i lavori il Comune impiegherà sei anni, durante i quali quello che resta delle centinaia di corpi sepolti nel cimitero verranno spostati in località ancora non note. Dure critiche da parte dei leader religiosi musulmani della città: da tempo è partita una battaglia contro la costruzione del Museo e la cancellazione del cimitero. A sostenerla associazioni palestinesi e gruppi israeliani che hanno presentato in tribunale una petizione per fermare i lavori. La corte ha ricettato ogni argomentazione, sostenendo che il sito è stato sconsacrato decenni fa. Nel 2008 è intervenuta anche la Corte Suprema israeliana: il sito non è considerabile un cimitero dagli anni Sessanta, quindi via ai lavori
“Il progetto presenta un’architettura modesta e contribuisce alla creazione di uno spazio pubblico che coprirà l’area a livello locale e urbano”, ha detto in una dichiarazione ufficiale il ministro dell’Interno. “I permessi per i lavori sono stati approvati da tempo – ha detto all’agenzia di stampa AFP la portavoce della Commissione, Efrat Orbach – Ieri è stato semplicemente dato il via alla costruzione vera e propria”. Non si è fatta attendere la levata di scudi da parte della popolazione palestinese di Gerusalemme e dei familiari di alcune persone sepolte nel cimitero, che hanno accusato la Municipalità di oltraggiarne la memoria: costruire un Museo della Tolleranza sopra un cimitero appare a dir poco ipocrita.
A combattere il progetto anche il Centro Studi di Gerusalemme il cui direttore Huda Al-Imam ha da subito annunciato che attivisti palestinesi e israeliani daranno battaglia fino alla cancellazione del progetto: “Stiamo facendo il possibile non solo facendo pressioni sulle Nazioni Unite ma anche intervenendo presso le corti di giustizia israeliani e quelle internazionali”. “Il cimitero di Mamun Allah – ha continuato – fa parte del patrimonio culturale palestinese e dovrebbe essere un luogo protetto. Gli israeliani dovrebbero rispettare la cultura e la dignità umana e non costruire un museo della tolleranza sopra un luogo tanto importante per i palestinesi così da cancellarne l’identità”.
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Tania Kepler : Tribunale israeliano autorizza la demolizione di altre tombe nel cimitero Mamilla di Gerusalemme Un tribunale israeliano ha dato luce verde alla distruzione di ulteriori 200 tombe nel Cimitero Mamilla di Gerusalemme.
Il 19 gennaio, il giudice Dov Falk ha fornito la sentenza all’avvocato Mohammad Suleiman Igbarieh, il legale che rappresenta la Fondazione Al Aqsa per il Patrimonio del Waqf, che è incaricata della conservazione e del restauro del cimitero.Il Cimitero Islamico Mamilla è situato al centro di Gerusalemme Ovest e la municipalità della città vorrebbe utilizzare lo storico terreno sepolcrale come sito per il “Museo della Tolleranza” sponsorizzato dal Centro Simon Wiesenthal (organizzazione ebraica per i diritti umani). Il giudice Falk ha respinto la richiesta avanzata dai responsabili religiosi del cimitero, Haj Sami Rizkallah Abu Mohk e Alhaji Mustapha Abu Zahra, che avevano domandato al tribunale che venisse rilasciata un’ingiunzione temporanea per impedire che nel cimitero venissero distrutte più di 200 tombe. Il Middle East Monitor ha riferito che all’ingiunzione si erano opposte la municipalità di Gerusalemme e la Israel Lands Administration le quali sostenevano che, durante i lavori di restauro a Mamilla, i funzionari del cimitero avevano costruito “tombe contraffatte”, e che secondo la Legge della Proprietà dell’Assente il cimitero è di proprietà della Israel Lands Administration. La Fondazione Al Aqsa definisce la sentenza un “crimine molto grande” e si impegna a impedire la futura dissacrazione del cimitero. Dallo scorso anno la battaglia per il Cimitero Mamilla si è intensificata. Il cimitero è stato un terreno sepolcrale musulmano e un luogo sacro fin da prima del 7° secolo quando vi vennero presumibilmente sepolti i compagni del Profeta Maometto. Negli ultimi 1.000 anni poi sono stati inumati nel cimitero numerosi santi Sufi e migliaia di altri funzionari, studiosi, notabili e famiglie gerosolimitane. Nella città esso viene ritenuto il cimitero musulmano più antico e il più grande. Nel febbraio del 2010, discendenti delle persone sepolte nello storico cimitero musulmano, oltre alle organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani, hanno depositato presso le Nazioni Unite una “Petizione per un Intervento Urgente sulla Violazione dei Diritti Umani da parte di Israele: la Dissacrazione del Cimitero Musulmano di Ma’man Allah (Mamilla) nella “Città Santa” di Gerusalemme. La petizione, presentata al Relatore Speciale delle Nazioni Unite per la Libertà di Religione e di Fede e per le Forme Contemporanee di Razzismo, al competente per la Cultura indipendente, all’Alto Commissario per i Diritti Umani e al direttore Generale dell’UNESCO, fa richiesta a queste istituzioni internazionali perché domandino al governo israeliano di sospendere la costruzione del Museo della Tolleranza al Centro Simon Wiesentahl. Il famoso architetto Frank Gehry, al quale era stato dato l’incarico di lavorare al progetto, nel gennaio 2010 si è dimesso dallo sviluppo del piano. (tradotto da mariano mingarelli) Per ebraicizzare si distrugge il passato.
allegati
3 Cimitero Mamilla: il prezzo della tolleranza. Gerusalemme – In piedi, all’esterno di un mausoleo nel cimitero Mamilla di Gerusalemme, Rawan Dajani china il capo e tiene le mani a mo’ di conca rivolte verso l’alto. Silenziosamente, movendo solo le labbra, pronuncia le parole del primo capitolo del Corano, “Nel nome di Allah, il Caritatevole, il Misericordioso. Sia lode ad Allah, Signore dei mondi.” La preghiera è rivolta al suo antenato Sheikh Ahmed Dajani, che venne sepolto a Mamilla, la più antica area sepolcrale musulmana a Gerusalemme, quasi mezzo secolo fa. Ad una distanza di circa 200 metri, un cantiere recintato designa il sito futuro del Centro per la Dignità Umana – Museo della Tolleranza del Centro Simon Wiesenthal, con sede in California. Nel 2002, la Città di Gerusalemme assegnò al Centro il terreno che, secondo una mappa della perizia governativa del 1936, viene considerato far parte integrante del cimitero. Il Centro si concentrerà sulle “questioni dell’antisemitismo globale, dell’estremismo e della dignità umana,” secondo quanto riportato nella pagina web del sito del Museo. Il Centro dette inizio ai lavori sul terreno, fino ad allora intatto, nel 2004 e la costruzione dislocò centinaia di sepolcri musulmani che risalivano molto addietro nel tempo, fino al VII secolo. I resti umani vennero riesumati durante uno scavo archeologico, riportato come uno ”scavo di preservazione”, prima che cominciasse la costruzione. Gli scavi di salvaguardia vennero eseguiti dall’Autorità israeliana per le Antichità per documentare e salvare le antichità prima di dare inizio alle operazioni di costruzione.a controversia che coinvolge il cimitero Mamilla non è l’unica nel suo genere in Israele. Ci sono state proteste contro molti progetti edilizi a causa dei timori che si sarebbero profanati luoghi sepolcrali. In particolar modo gruppi ebraici di ultra-ortodossi si sono impegnati su questo campo, come nel caso recente del Centro Medico Barzalai ad Ashkelon, dove gruppi di persone hanno protestato contro la costruzione di un pronto soccorso in cima al cimitero ebraico. Talvolta i progetti edilizi vengono sospesi e spostati, mentre talaltra essi vanno avanti nonostante le proteste, come nel caso di Ashkelon. In una recente delibera, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu si è impegnato a che i progetti prevedano il trasferimento del reparto, facendo riferimento a preoccupazioni connesse alla sicurezza e a motivi economici. Tuttavia, ciò che è non comune nel caso del Mamilla, sta nel fatto che la controversia coinvolge, a Gerusalemme, una organizzazione ebraica e un sito sepolcrale musulmano e risulta essere più un problema di politica estera che di politica interna. Il progetto Wiesenthal è l’ultimo tra i tanti che hanno fatto intrusione nell’area del cimitero Mamilla. Esso ha provocato petizioni da parte dei discendenti palestinesi di coloro che vi sono sepolti, come pure da parte dei Rabbini per i Diritti Umani e del Centro per il Pluralismo Ebraico. Dajani, la cui famiglia ha un nome che è importante in Palestina, è uno di coloro che hanno presentato l’istanza.“Mi sento come se avessi molta energia per fare qualcosa” per ciò che riguarda la costruzione, ha dichiarato Dajani, un giovane di 26 anni che lavora alla Al-Quds University. Ma alla fine capisco che tutto questo è molto difficile. Gli israeliani non ci permetteranno mai di fare qualcosa con facilità.” I campi della protesta comprendono il restauro delle lapidi e la diffusione delle petizioni fatte con il proposito di esercitare una pressione sul governo israeliano e sul Centro Wiesenthal per ottenere la interruzione della costruzione. Una di queste petizioni, sovvenzionata dalla Campagna per la Salvaguardia del Cimitero Gerosolimitano di Mamilla, è giunta alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Il 24 marzo, la Commissione ha emesso una risoluzione nella quale “manifesta la sua grave preoccupazione per lo scavo di antiche tombe” e richiede al governo israeliano di desistere immediatamente da tali attività illegali. ”La risoluzione è passata 31 a 10, con 6 astensioni, e tra le 10 nazioni che si erano pronunciate per il no c’erano gli Stati Uniti ed alcuni paesi europei. “Questa è una piccola vittoria, ma è importante che questo linguaggio venga riportato nei testi,” ha affermato Dima Khalidi, consulente legale delle famiglie che hanno sottoscritto la petizione.”Ciò sta a dimostrare che questa è una violazione dei diritti umani e non una negazione a sé dei diritti dei palestinesi.” Tuttavia, i dirigenti del Centro Wiesenthal ritengono che la sentenza del Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani non abbia alcuna validità. “Il Consiglio è solo un paravento per criticare ferocemente Israele,” ha affermato il rabbino Abraham Cooper decano associato al Centro Simon Wiesenthal. “E’ quasi l’equivalente di un tribunale illegale. Israele è l’unica nazione in tutto il pianeta che viene isolata da quella prestigiosa istituzione.” La storia della controversia riguardante il cimitero può essere fatta risalire alla costruzione del Palace Hotel nel 1929.Il Mufti di Gerusalemme che aveva commissionato l’Hotel, tenne segreta la scoperta di tombe avvenuta durante le opere di costruzione, secondo quanto riporta lo storico israeliano Tom Segev nel suo libro Una Palestina, Completa. Coloro che hanno presentato istanza sostengono, tuttavia, che il Palace Hotel non rientrò mai all’interno dei confini del cimitero, quali erano stati definiti negli anni 1860, durante il dominio ottomano. Nonostante che nel 1944 il Mandato Britannico abbia designato quel luogo come sito di antichità, diversi progetti hanno continuato ad impicciarsi dei terreni del cimitero in quanto collocati nella parte occidentale di Gerusalemme. Questi comprendono il Parco dell’Indipendenza costruito negli anni 1960, un parcheggio realizzato nel 1964, la costruzione delle vie d’accesso e la posa dei cavi elettrici. Il fatto che ci fossero altre cose costruite nella zona fa parte delle motivazioni del Centro Wiesenthal per giustificare la costruzione del Museo della Tolleranza. I sostenitori del Centro sostengono che i musulmani in ambedue i territori palestinesi e il mondo arabo sui loro stessi cimiteri hanno costruito strade, centri commerciali ed edifici pubblici. Nel sito web del Centro Wiesenthal si legge: “E’ assurdo vincolare il Centro per la Dignità Umana a principi più elevati di quelli ai quali si attengono i musulmani per ciò che riguarda loro stessi.” n sostegno al proprio progetto edilizio il Centro Wiesenthal cita anche diversi altri fattori supplementari, quali: la mancanza di proteste durante la costruzione precedente, la mancata presentazione delle opportune repliche durante le riunioni del consiglio cittadino e la dichiarazione del 1964, rilasciata da un giurista musulmano, secondo la quale il cimitero non era più un luogo sacro. Oltre a ciò, il Centro afferma che il museo non viene costruito neppure sul cimitero, ma piuttosto sull’adiacente parcheggio auto municipale.. Nello scorso dicembre, la Corte Suprema di Israele ha sancito la sentenza secondo la quale la costruzione potrebbe continuare. In risposta, i palestinesi sostengono che ci sono state delle proteste fin dagli anni 1960. Affermano che la sentenza del magistrato musulmano era stata invalidata dalla dimostrazione fornita dalle prove scaturite dai recenti scavi secondo le quali c’erano ancora salme sotto al parcheggio, una conclusione supportata dall’Alta Corte d’Appello della Shariaa, che aveva presentato, poco dopo il febbraio del 2006, una lettera al Centro per Ricerche e Informazioni Israele-Palestina che delineava quella difesa. Gideon Sulimani, il capo archeologo con l’incarico di effettuare gli scavi nel sito del Museo, ha riesumato più di 200 salme durante i lavori di scavo del 2005. Sulimani è stato assegnato dall’Autorità per le Antichità di Israele, un ente governativo avente il compito di preservare l’integrità dei siti storici. Sulimani sostiene di aver fatto gli scavi solo sul 10% dell’area e stima che approssimativamente 1.000 salme potrebbero restare sepolte. Egli ha consigliato che il sito non venga concesso a scopi edilizi a causa del ritrovamento di tutti questi corpi. Nella sua dichiarazione scritta e firmata egli afferma che le Autorità per le Antichità hanno comunque informato la Corte Suprema che “quasi l’intera zona degli scavi è stata ripulita tanto da rendere possibile l’attività edilizia, in quanto in essa non sono rilevabili ulteriori informazioni scientifiche.” Sulimani ha dichiarato: “Ciò fa parte del conflitto su chi ha il diritto di proprietà sul terreno. Non si tratta di archeologia. Neppure di scienza. Vogliono rimuovere la memoria musulmana del sito per trasformarlo in luogo ebraico. Si tratta esclusivamente di politica.” Secondo il suo sito web, l’Autorità delle Antichità di Israele potrebbe richiedere l’avvio di una costruzione sul posto, che dipende dai ritrovamenti durante gli scavi, ma un tale cambiamento è “abbastanza raro”. Nella maggior parte dei casi, l’IAA autorizzerà a che i lavori continuino, fatta eccezione della sezione destinata alla ricostruzione, nella quale saranno completati gli scavi, effettuata la documentazione e la rimozione dei reperti dal sito prima che avvenga la loro distruzione.” L’Autorità per le Antichità non ha risposto ai ripetuti tentativi di ottenere un giudizio esplicito per ciò che riguarda il caso Mamilla. I leader della protesta sostengono che il cimitero è un esempio evidente delle profonde radici palestinesi di Gerusalemme, e che fare una costruzione sopra al cimitero si propone come un tentativo del governo israeliano di ridurre al minimo l’identità palestinese. Intere famiglie gerosolimitane sono state sepolte nel cimitero nei trascorsi 1.000 anni e la testimonianza di tipo archeologico sostiene l’ipotesi secondo la quale i resti dei soldati e degli ufficiali del sovrano musulmano Saladino siano tra i corpi sepolti. Alcuni palestinesi coinvolti credono che la costruzione progettata non possa essere bloccata, ma sono pieni di speranza che, perfino quando il nuovo museo si eleverà, i loro sforzi avranno portato ad un qualche riconoscimento al terreno sepolcrale musulmano che una volta si trovava in quel sito. Secondo Diyala Husseini Dajani, un’attiva contestatrice con legami di famiglia nel Mamilla, sono stati raccolti circa $18.000 per la costruzione di un muro della memoria sul quale saranno riportati i nomi di tutti coloro che sono sepolti nel cimitero. Lei sostiene che, al minimo, un muro di quel tipo ripristinerà la presenza palestinese nell’area. “Non è che io mi sia preoccupata delle tombe tanto quanto mi sono preoccupata del fatto che noi non esistiamo” per gli israeliani, ha detto Husseini. “Forse noi siamo solo anime – come quelle nel cimitero.” Il prezzo della tolleranza'MUSEO DELLA TOLLERANZA' SOPRA UN CIMITERO MUSULMANO
4 MUSEO DELLA TOLLERANZA' SOPRA UN CIMITERO MUSULMANO Osservatorio Iraq - Gerusalemme: Cimitero di Mamilla, una storia ...Gerusalemme – La decisione presa dalla Corte Suprema israeliana, il 29 ottobre 2008, di far ricominciare i lavori per la costruzione del “Museo della Tolleranza” sopra ad un antico cimitero islamico a Gerusalemme riaccende il dibattito sulle possibili tensioni che il progetto stesso potrà suscitare in una città ancora alle prese con la sua identità.Esponenti di tutte le confessioni religiose insieme ad un gran numero di docenti, architetti e attivisti internazionali si confrontano quasi giornalmente sui maggiori quotidiani e su l’internet per discutere di come questo progetto sia, o meno, l’ennesimo attacco alla storia di una città la cui facciata islamica è orami quasi irriconoscibile.Non c’è dubbio che il cimitero di Mamilla, del quale rimane oggi solo una piccola parte e che si presenta in urgente bisogno di restauro e manutenzione, sia stato al suo tempo il principale cimitero islamico di Gerusalemme. In uso sin dalla conquista mussulmana della città nel VII secolo, ma anche precedentemente durante il periodo Bizantino, il cimitero è oggi uno degli ultimi luoghi nella Gerusalemme ovest che dimostra chiari segni di una presenza islamica antecedente alla creazione dello stato d’Israele. Originalmente sotto il controllo del waqf islamico come luogo di importanza culturale e religioso il cimitero è caduto in disuso dopo l’occupazione israeliana nel 1948 della parte ovest della città. L’area del cimitero fu immediatamente confiscata e trasferita sotto il controllo di un apparato del governo conosciuto come “custode dei terreni sprovvisti di proprietari”, il quale ricevette cosi il controllo non solo di aree precedentemente controllate dal waqf ma anche di tutti i terreni abbandonati dai rifugiati palestinesi fuggiti durante la guerra. Col passare degli anni il governo decise di fondare una propria associazione islamica (Islamic Trust) incaricata di mantenere le aree islamiche di culto e significato culturale cadute sotto il proprio controllo. Ed è sulla loro decisione, nel 1964, di sconsacrare il cimitero che si basa oggi la maggior parte dei difensori del progetto per la costruzione del museo. Come spiega però lo scrittore Jonathan Cook, ilTrustislamico è “generalmente considerato come corrotto” dalla popolazione musulmana. I leader dell’associazione sono per la maggior parte scelti dal governo israeliano e ci sono state molte contestazioni riguardanti il loro comune sostegno ai vari progetti di edificazione sui terreni precedentemente sotto tutela del waqf. Un tempo il cimitero ospitava le tombe di circa 15mila fedeli, tra le quali quelle dei membri delle più autorevoli famiglie musulmane della Città Santa, ma con il passaggio del terreno alle autorità israeliane l’area è stata più volte ristretta sino a lasciarne solo una piccola frazione dell’originale. Nel 1964 fu presa la decisione di costruirvi l’enorme parco dell’Indipendenza per commemorare la vittoria d’Israele nella guerra del 1948, e, insieme alla costruzione dello Sheraton Plaza Hotel e un parcheggio per automobili ai due lati opposti del parco, l’area in cui oggi si possono ancora osservare le lapidi è di circa un terzo dell’originaleQuel che rimane del cimitero è in uno stato di completo abbandono. Ci fu, alla fine dei anni sessanta, un tentativo da parte delle autorità mussulmane della città di riabilitare e restaurare il cimitero ma il comune si rifiutò di concedere i permessi. Le lapidi, che spuntano da un terreno seminato di cartacce, sono in condizione di decomposizione, alcune sfregiate da scritte e graffiti, e la zona appare perfino di raro sulle cartine della città.La zona designata per la costruzione del museo si estende per 30mila metri quadrati e prenderà il posto del parcheggio e una zona adiacente a esso. Con un costo di oltre 250 milioni di dollari diventerà uno dei musei più grandi e costosi del mondo. Progettato dal famoso architetto Frank Gehry e sponsorizzato dal Simon Wiesenthal Center di Los Angeles (un’organizzazione ebraica che promuove i diritti umani e gli studi sull’Olocausto), i lavori sono iniziati nel 2004 con una grande cerimonia d’apertura in cui hanno preso parte tutti i più noti esponenti politici d’Israele e come ospite d’onore il governatore della California, Arnold Schwarzenegger.Nonostante il progetto abbia da subito suscitato molte proteste da parte della popolazione musulmana i lavori sono continuati sino al 2006, quando fu scoperto che più di 250 scheletri erano stati rimossi durante le prime prove di scavo. Durante questi primi sondaggi gli archeologi della Israeli Antiquities Society fecero di tutto per non rendere nota la scoperta alle autorità islamiche locali, rimuovendo i resti di nascosto e anche danneggiandoli gravemente nel processo. In seguito questa scoperta la tensione incrementò e dopo il fallimento dei negoziati avviati tra il Wiesenthal Center e le autorità islamiche di Gerusalemme si dovette chiamare in causa la Corte suprema.La decisone è stata ora presa dalla corte più importante del Paese e, nonostante la promessa del leader del Movimento islamico all’interno d’Israele, Sheikh Raed Salah, di richiamare il supporto del mondo “arabo e musulmano affinché faccia pressione per fermare il progetto”, appare esserci poca speranza per l’antico cimitero di Gerusalemme. Dalla parte opposta Rabbi Marvin Hier, ideatore del progetto ed attuale direttore del Simon Wiesenthal Center, appare non accorgersi dell’ironia insita nella sua descrizione del museo come “un monumento storico per la promozione dei principi di reciproco rispetto e responsabilità sociale”. Nel frattempo sono ricominciati gli scavi, ma questa volta circondando l’area con un alto muro metallico sorvegliato da guardie armate e sormontato da filo spinato e una quantità davvero sorprendente di telecamere a circuito chiuso. Secondo Bradley Burston, giornalista del quotidiano israeliano Ha'aretz, “questo muro, e ciò che racchiude in sé, potrebbe fare più per minare le affermazione morali d’Israele su Gerusalemme che l’enorme struttura di cemento” che ormai da anni circonda la metà araba della città. L’area dei scavi e ora assolutamenteofflimits per i giornalisti alcuni dei quali, in almeno due casi, sono stati anche arrestati e le loro macchine fotografiche sequestrate per aver ripreso i lavori dal tetto di un edificio non poco distante. Gershon Baskin, internazionalmente noto come co-fondatore di Ipcri (Israel/Palestine Center for Research and Information) e giornalista per ilJerusalem Post, è uno dei israeliani più attivi nell’opporsi alla scelta del luogo per la costruzione del museo. In un articolo apparso sul Jerusalem Post il 4 novembre 2008 scrive: “Da ebreo, israeliano e cittadino di Gerusalemme sono imbarazzato dalla sfrontatezza con la quale si possa anche solo pensare di costruire il Museo della Tolleranza al di sopra di quel sito”, tale costruzione “metterebbe a repentaglio la sicurezza pubblica” dei cittadini.
4 Jeff Halper :Ramadan Kareem* dalle amministrazioni di Netanyahu e di Obama Ramadam Kareem, l'augurio di Netanyahu e Obama

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