Gad Lerner :Israele , la rivolta araba e J Call
Lo scorso 19 giugno a Parigi ho partecipato alla prima conferenza europea di J Call, un’associazione di ebrei cittadini dell’Unione che intendono manifestare il loro naturale attaccamento alle sorti dello Stato d’Israele esercitando una critica pubblica alla politica isolazionista del governo Netanyahu.Lo scorso 19 giugno a Parigi ho partecipato alla prima conferenza europea di J Call, un’associazione di ebrei cittadini dell’Unione che intendono manifestare il loro naturale attaccamento alle sorti dello Stato d’Israele esercitando una critica pubblica alla politica isolazionista del governo Netanyahu.
La destra che governa lo Stato ebraico è difatti entrata in rotta di collisione perfino con il suo principale alleato, gli Stati Uniti d’America. E’ desolante vederla scommettere sul fallimento delle aperture di Obama, che investe tutta la sua credibilità nel sostegno alle rivolte arabe per la democrazia. Una malintesa concezione della realpolitik ha già portato Netanyahu a sostenere fino all’ultimo Mubarak contro i giovani in lotta per la libertà e la democrazia. Un rovesciamento degli insegnamenti fondamentali dell’ebraismo, che fin dal Libro dell’Esodo ci sollecita a immedesimarci negli schiavi, non certo nei faraoni.
Dentro a una situazione tumultuosa e instabile come quella che stiamo vivendo inIl risultato è che Israele viene oggi guidato in una temeraria contrapposizione al vento della storia. Se per oltre un secolo il sionismo politico ha saputo conquistare sostegni internazionali collocandosi, pur fra errori e contraddizioni, nel filone del progresso, della libertà e della democrazia, oggi rischia di rinchiudersi in una logica settaria.
J Call intende esercitare un’offensiva di persuasione, collaborando con le istituzioni comunitarie dell’unione europea, per mettere il governo Netanyahu di fronte alle sue responsabilità. Ma il vero tentativo è quello di favorire un ricambio nella classe dirigente israeliana, in sintonia col vento di cambiamento che scuote il Mediterraneo.
La destra che governa lo Stato ebraico è difatti entrata in rotta di collisione perfino con il suo principale alleato, gli Stati Uniti d’America. E’ desolante vederla scommettere sul fallimento delle aperture di Obama, che investe tutta la sua credibilità nel sostegno alle rivolte arabe per la democrazia. Una malintesa concezione della realpolitik ha già portato Netanyahu a sostenere fino all’ultimo Mubarak contro i giovani in lotta per la libertà e la democrazia. Un rovesciamento degli insegnamenti fondamentali dell’ebraismo, che fin dal Libro dell’Esodo ci sollecita a immedesimarci negli schiavi, non certo nei faraoni.
Dentro a una situazione tumultuosa e instabile come quella che stiamo vivendo inIl risultato è che Israele viene oggi guidato in una temeraria contrapposizione al vento della storia. Se per oltre un secolo il sionismo politico ha saputo conquistare sostegni internazionali collocandosi, pur fra errori e contraddizioni, nel filone del progresso, della libertà e della democrazia, oggi rischia di rinchiudersi in una logica settaria.
J Call intende esercitare un’offensiva di persuasione, collaborando con le istituzioni comunitarie dell’unione europea, per mettere il governo Netanyahu di fronte alle sue responsabilità. Ma il vero tentativo è quello di favorire un ricambio nella classe dirigente israeliana, in sintonia col vento di cambiamento che scuote il Mediterraneo.

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