Immense manifestazioni contro il terrorismo e in solidarietà con le
vittime di Charlie Hebdo hanno riempito le piazze non solo francesi, ma
di tutta Europa che ha reclamato libertà di espressione. La parola
d'ordine che è uscita però con forza dalla prima fila del corteo,
composta da una cinquantina di presidenti e primi ministri del mondo
intero, è "No al Terrorismo" e "Si a più misure di controllo".
Dall'altra
parte del Mediterraneo, nell'Egitto che recentemente ha sfilato in
pompa magna sul tappeto rosso steso da Italia e Francia per stabilire
fruttuosi rapporti economici, politici e commerciali, i caricaturisti
rendono omaggio ai loro colleghi francesi.
I vignettisti satirici
in Egitto, rimasti il solo baluardo di critica pubblica al potere,
subiscono sulla loro pelle il risultato della retorica anti-terrorismo
su cui il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi ha fondato tutta la
sua legittimità politica.
Dopo aver rovesciato il governo dei
fratelli musulmani il 3 luglio 2013, Al Sisi ha inaugurato la pagina più
buia della storia del suo paese. Perché sotto la facciata della guerra
al terrorismo non solo vengono attaccati e imprigionati i membri e i
simpatizzanti del vecchio presidente egiziano, il fratello musulmano
Mohammed Morsi, ma viene sistematicamente repressa e spazzata via
l'intera opposizione politica, anche quella più liberale.
Per i
vignettisti egiziani, lavorare in questo periodo di restaurazione
militare è difficile soprattutto a causa della grande "quantità di leggi
che restringono la libertà d'espressione" riferisce Jonathan Guyer,
ricercatore sul ruolo delle vignette satiriche egiziane presso la
Fullbright University, "ci sono leggi che impediscono di parlare del
presidente, una legge che impedisce di parlare dei militari, una legge
contro l'insulto alla religione".
Sebbene l'arte della caricatura
abbia una tradizione centenaria in Egitto, la critica diretta al
presidente o al governo non è tollerabile, ma nonostante questo, "ci
sono altri modi per criticarlo implicitamente, per esempio caricaturando
la corruzione o la povertà" ribadisce Guyer. Un vignettista "non sa mai
quanto lontano si può spingere finché non si ritrova ad aver superato
il limite", in questo senso "non ci sono stati molti attacchi ai
caricaturisti qui in Egitto" ma di giornalisti e satiristi imprigionati,
come lo staff di Al Jazeera, assassinati, o scappati, come il celebre
Bassem Youssef, si riesce a malapena a tenerne il conto, senza
menzionare le più di 47.000 persone sepolte in prigione nell'ultimo anno
e mezzo.
La presenza del ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry
alla parata parigina contro il terrorismo e in sostegno della libertà
d'espressione, dovrebbe quindi lasciare l'amaro in bocca riguardo le
possibili conseguenze del rinforzamento di politiche miopi contro il
terrorismo in Europa.
E lo ribadisce anche Doaa El Adl,
vignettista per il giornale indipendente egiziano Al-Masry al-Youm, poco
prima che fosse votata la legge su nuove misure di controllo del web in
Francia : "quando si lancia una guerra contro il terrorismo, le libertà
non potranno più essere le stesse di prima, e questo non solo per i
musulmani francesi, ma per la società francese in generale che si vedrà
ristretta nelle sue libertà".
Durante la presidenza Morsi, Doaa
el Adl, la vignettista donna più conosciuta in Egitto, musulmana con
tanto di velo, era stata accusata di blasfemia per una vignetta [qui
sotto] che ridicolizzava la strumentalizzazione della religione a fini
politici durante la campagna del SI alla Costituzione dei fratelli
musulmani, e "vorrei dire che in quel momento furono proprio i
caricaturisti francesi a sostenermi".
“Se dite SI come me non sarete espulsi dal paradiso” (Doaa Eladl 2012)
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Anche durante l'era di Hosni Mubarak era proibito fare caricature
del presidente, ma a pochi anni dalla fine della sua dittatura
trentennale alcuni vignettisti satirici con le loro matite avevano
iniziato a prendersi gioco direttamente di lui, rompendo il tabù e
anticipando di qualche anno la rivoluzione del 25 gennaio 2011. Tra
questi c'era anche Anwar, vignettista satirico con una lunga esperienza
alle spalle iniziata sotto la direzione di Amr Selim a "Dostor", il
giornale con il più grande dipartimento di fumetti di tutta la storia
egiziana, e da sempre fan ed emulatore di Charlie Hebdo.
Oggi
Anwar disegna per Al-Masry al-Youm. "Non sapevamo che fosse così
difficile disegnare un uomo con la barba finché l'uomo con la barba non è
arrivato al potere", dice riferendosi a Morsi, "ma allora le red lines
della censura erano per lo più ufficiali o dirette dall'organizzazione
dei Fratelli Musulmani, la gente che leggeva il giornale continuava a
ridere e stare dalla nostra parte". Dalla deposizione di Morsi,
invece, la situazione si è completamente ribaltata e sono i cittadini
comuni a chiamare la redazione del giornale, lamentandosi, piangendo o
insultando i vignettisti per la messa in ridicolo del governo e del
presidente. "Ci accusano di essere contro la stabilità del paese".
Progressivamente,
le idee manipolate e distorte di patriottismo, nazionalismo e unità -
tutte costruite e legittimate dall'establishment militare sulla lotta
al terrorismo - hanno permeato la società egiziana, portandola ad una
polarizzazione ideologica tra pro-governativi, rappresentati da Sisi, e
pro-Fratelli Musulmani.
In un clima in cui i "buoni cittadini"
si auto-nominano volontari per arrestare "sospetti sovversivi" -
ovvero chiunque dichiari di non amare il presidente indipendentemente
dal suo colore politico-religioso - e in cui i vicini di casa fanno a
gara a denunciarsi, non è facile garantire un punto di vista diverso che
si prenda gioco di ambo le parti e, per di più, interpellandole proprio
sui loro punti deboli. "Quando fai una battuta le persone si
dividono subito in due: quelle che ridono e quelle che si offendono"
dice Anwar, "uno scherzo è come una pistola, lo punti contro qualcuno e
spari... una volta è contro un gruppo, una volta è contro l'altro". E'
quindi immediato attirarsi le ire di tutti, ma "una vignetta satirica
non è una tavola rotonda, una vignetta discute tirando uno schiaffo
dritto in faccia!". Secondo il vignettista la satira "è e deve essere
irriverente e progressista per definizione, perché consiste nel
prendersi gioco di idee vecchie e ammuffite, al limite del ritardo
mentale... prova a pensarci, una vignetta moralista o che incute timore
fa ridere?". Per questo "le vignette satiriche fanno paura ai
conservatori, che siano islamisti, nazionalisti, populisti... o
qualunque altra cosa" dice Anwar e, a maggior ragione che le vignette
sono un'arte popolare stampate sulle pagine di un giornale letto ogni
giorno da centinaia di migliaia di persone. "Come vignettista devi
giocare sempre con il contesto in cui operi e tener presente il
substrato culturale dei tuoi lettori", motivo per cui a volte, invece di
fare la caricatura di Al Sisi in persona ora si disegnano vignette
sulle sue politiche: inflazione, crisi energetica, questione della
terra.
"Disidratazione" (Anwar)
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Un'avanguardia, quindi, che stia un passo avanti ai lettori, per
stuzzicarli ad uscire da vecchie categorie e smascherare "retoriche
manipolatorie e strumentali" imposte dall'alto, ma che resti sempre
vicino alla gente perché il dialogo con il pubblico non si interrompa. I
vignettisti satirici egiziani, barlume di una libertà di stampa
repressa duramente dal nuovo governo, seguono con attenzione il
dibattito europeo che si sta creando attorno agli attacchi a Charlie
Hebdo.
Sanno di cosa parlano, seguono Charlie Hebdo da decenni e
vivono tutti i giorni minacce, censura e problemi - "prima di tutto sono
un vignettista... si vabé egiziano, musulmano ma è un punto di vista
che non vuol dire proprio nulla" specifica Anwar, "quindi come
vignettista più di ogni altra cosa, sono veramente triste" - ma
soprattutto sanno anche riconoscere i momenti in cui "alcune forze"
sfruttano avvenimenti di grande portata per guadagnare terreno.
"Ho
realizzato che il mio lavoro è di smascherare quello sforzo ufficiale
di semplificare le divisioni e le lotte della gente al fine di governare
un paese più facilmente" aggiunge Andeel, che si è dimesso da Al Masry
Al Youm perché troppo spesso censurato e che ora disegna per il
quotidiano indipendente Mada Masr, "è una retorica ufficiale infima
perché lavora contro la cooperazione tra le persone e le invoglia ad un
atteggiamento di pigrizia mentale, così che prendano più facilmente
parte per una fazione o per l'altra, lasciando che siano altri a
decidere per loro chi sono i veri nemici da combattere".
Andeel
avvisa: "Il modo in cui tutti stanno interpretando la disgrazia di
Charlie Hebdo, focalizzandosi su chi gettare la colpa e su come tutti
debbano stare con una fazione o con l'altra, riprodurrà sfortunatamente
episodi simili".
Un discorso che arriva dall'altro lato del
Mediterraneo ma che rimane molto attuale anche per il vecchio
continente, come ricorda l'esperto di islam politico e di integrazione
delle nuove generazioni in Europa, Olivier Roy, citando alcuni esempi di
come gli attentati contro Charlie Hebdo siano ora l'oggetto di una
retorica ben precisa: "L'ossessione populista anti-immigrazione, le
angosce civilizzatrici di una destra conservatrice che si fa portatrice
di un cristianesimo identitario, o meglio la fobia anti-religiosa di una
laicità venuta da sinistra ma che si è trasformata in discorso
identitario piglia-tutto recuperato dal Front National".
Roy
parla della Francia ma a cambiare il nome del partito per fare una
veloce analogia con l'Italia forse, in questo caso, non serve nemmeno un
disegno per capirlo.
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