E Luria si calò nel pozzo delle anime.Dybbukim, mazzikim e shedim

   1  Il gruppo di discepoli è accaldato, dopo una lunga marcia sotto il sole della Galilea. Finalmente incontrano un pozzo, e qualcuno attinge l'acqua per offrirla, in segno di rispetto, al maestro. Luria fissa gli occhi sulla brocca, a lungo, in prefetto silenzio. Assorto, lontano, sembra aver dimenticato l'arsura. Nessuno osa muoversi né parlare né tantomeno toccare il recipiente. Il Rabbi finalmente sorride: recita una benedizione, e poi beve, a piccoli sorsi. Si è concentrato così intensamente da vedere l'invisibile, e ora ne è certo, quel liquido è incontaminato, e non nuocerà. Non sono le malattie del fisico a preoccuparlo ma quelle dello spirito. Isaac Luria, il capo carismatico dei cabbalisti di Safed, lo sa bene: nell'acqua dei pozzi si annidano le anime. Dopo la morte del corpo, molti spettri vagano senza posa, costretti come sono a espiare gli errori commessi nelle vite precedenti. Si fanno sottili sottili, così da dissolversi nel l'aria, o sciogliersi nei liquidi. Appena trovano l'occasione, s'insinuano nelle membra di uomini e donne, oppure negli animali e nelle piante. Guai a chi li ingerisce senza accorgersene, poiché è obbligato a convivere con ospiti indesiderati e invadenti. I più sfortunati arrivano a collezionare parecchie di queste anime in pena. Scacciarle è un compito difficilissimo, e bisogna essere cabbalisti provetti per capire cosa vogliano gli intrusi, e quali siano le formule adatte a placarli e farli sloggiare. Nella seconda metà del Cinquecento, quando l'insegnamento mistico di Luria si diffuse dalla Terra d'Israele a tutta la diaspora, la trasmigrazione delle anime acquistò un posto importante nell'immaginario ebraico. I cabbalisti erano convinti che gli spiriti non viaggiassero quasi mai soli, ma convivessero in famiglie numerose, in aggregazioni temporanee, entrando e uscendo a piacimento dalle persone che capitavano loro a tiro.Jeffrey Howard Chajes ha tracciato per la prima volta un profilo completo dei posseduti ebrei all'inizio dell'età moderna. Le vittime non erano considerate in preda al demonio, come avveniva nella coeva cultura cristiana, ma piuttosto malati, che andavano guariti da una pericolosa promiscuità. È una folla di uomini e, soprattutto, di donne, in bilico tra pazzia, trasgressione sessuale e utopia mistica, eppure non sempre condannati all'emarginazione. Proprio perché la credenza nella metempsicosi era così diffusa, chiunque poteva essere costretto ad accogliere un'anima supplementare, almeno una volta nella vita.
IPRODUZIONE RISERVATA    E Luria si calò nel pozzo delle anime - Il Sole 24 ORE di Giorgio Busi
posseduti ed esorcisti nel mondo ebraico Jeffrey Howard Chajes traduzione di Laura Rescio Bollati Boringhieri, Torino pagg. 316|€ 38,00



2  Valentina Pisanty sul Manifesto del 23 novembre 2010
 «Accadde qualcosa, in Europa e nel Vicino Oriente tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, che coinvolse con intensità diversa le culture dei tre monoteismi. Gli storici parlano, al riguardo, di “demonizzazione del mondo”. Espressione un po’ sinistra, e tuttavia efficace nel significare la concomitante recrudescenza, forse l’ibridazione o il singolare polifonismo, dei fenomeni di possessione, peraltro presenti in tutte le epoche e a ogni latitudine. Cambiavano gli agenti di intrusione nel corpo dei vivi – il Diavolo per i cristiani, o gli spiriti dei defunti che gli ebrei chiamavano dybbuk, o i demoni islamici – e spesso divergevano le interpretazioni del fatto, a seconda che si giudicasse o meno colpevole il posseduto, ma analoghi erano gli scotimenti della carne e i ricorsi a rituali di esorcismo per scacciare il temibile ospite. Nonostante l’abbondanza delle fonti nei singoli ambiti, il peso storiografico degli avvenimenti è rimasto imparagonabile. Mentre la stregoneria, con i suoi dispositivi giudiziari e i suoi epiloghi cruenti, ha avuto un rilievo indiscutibile negli studi sulla cristianità, finora mancava un libro organico sui posseduti ebrei.J.H. Chajes provvede magnificamente a colmare la lacuna, in un saggio di antropologia storica ricchissimo di testimonianze da una letteratura sommersa, portata per la prima volta alla luce.“Con il potere della nostra intelligenza è difficile capire come lo spirito di una persona morta possa agire in un altro corpo vivente e usarne tutte le membra e i sensi. In verità pare che sia una delle meraviglie del nostro tempo, eccezionalmente bizzarra”: così rifletteva nel 1586 un talmudista che aveva trattato un caso a Ferrara, riuscendo a farsi dire dallo spirito quanto fosse grande (circa un uovo di gallina) e in quale parte della giovane vittima giacesse (tra le costole e i lombi). I risvolti mistico-magici della possessione agitavano le comunità ebraiche da Praga ad Amsterdam, fino in Galilea, dove a Safed, dalla forte componente sefardita, era normale che i morti arruolassero i vivi. Attraverso la visionaria compenetrazione di mondo e oltremondo, gli inizi della modernità si popolarono dunque di anime trasmigranti e infestanti che confermavano l’esistenza dell’aldilà. Di questo baluardo eretto contro l’incipiente incredulità Chajes offre un quadro vivido, destinato a rivaleggiare con i classici sul demonismo cristiano». 


3   Dybbukim, mazzikim e shedim (Spiriti e demoni) di Sergio Franzese    Libri

  4   POSSEDUTI, INDEMONIATI, ANIME VAGABONDE E SPIRITI DI DEFUNTI SENZA PACE. LA STORIA EBRAICA È PIENA DI STREGONI, ESORCISTI, DYBBUK: UNA TRADIZIONE NEGATA, ANTICA DI SECOLI, OGGI FINALMENTE INDAGATA IN UN SAGGIO
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