Abuma :Io non potrò votare…VOTA TU PER ME !!!
Perché è democrazia. Quella vera. Quella che lo dice la parola stessa. Il popolo è sovrano e il popolo decide. Perché la democrazia è un bene comune e non può essere privatizzato. Si può imbottigliare con etichette colorate ma resta sempre democrazia. Anche leggermente frizzante quando scende nelle strade e grida “se non ora quando?”. Ci sono le etichette dei partiti e le mille marche della partecipazione. Ma guai a mettere i rubinetti della democrazia in mano a chi ci deve guadagnare. Guai a dare l’esclusiva delle condutture della democrazia a una holding. Sarebbe furto di sovranità. La democrazia deve scorrere libera per tutti ed essere sì controllata, ma dai cittadini. Per questo vado a votare. Perché ho sete.Nella logica delle cose, se ci sono dei referendum e ci sono i relativi comitati che si sono impegnati a raccogliere le firme e a promuoverne le ragioni, sono essi i più titolati a sostenerne le ragioni pubblicamente. È davvero curioso in questi giorni assistere a programmi che da Ballarò ad Anno Zero, dai tiggì a Linea Notte del TG3, danno la parola esclusivamente ai rappresentanti dei partiti. Un segno francamente inquietante che rivela come funziona l’informazione in Italia e quale considerazione ricevono gli strumenti della democrazia. Sarebbe come invitare un agronomo a parlare delle relazioni diplomatiche del nostro Paese con la Birmania e un filosofo della morale a giudicare la ricetta dei ravioli in brodo di carne. C’è la volontà di boicottare l’appuntamento di domenica con la democrazia oppure la convinzione che solo i rappresentanti più autorevoli delle forze politiche conoscono tutti i temi e ne possono trattare? Una par condicio di facciata che, per essere davvero corretta dovrebbe aprire i microfoni ai comitati del Si e del No e invece lascia che bisticcino negli studi televisivi personaggi che devono giustificare le proprie posizioni del presente e del passato in materia di privatizzazione dell’acqua, di nucleare e di uguaglianza davanti alla legge. Anche per queste ragioni io domenica vado a votare.
Non si tratta solamente di disinnescare la miccia della privatizzazione dell’acqua, di scongiurare l’installazione di centrali nucleari con scorie e radiazioni e di non consentire alcuna eccezione al principio di uguaglianza davanti alla legge. Con i referendum di domenica prossima sono in ballo un altro modello di sviluppo, un altro modo di concepire la politica e l’affermazione del bene della persona umana al di sopra di ogni altro interesse. Economia, democrazia, sviluppo non sono parole neutrali e possono essere declinate in mille modi diversi. Nell’urna del 12 e 13 giugno abbiamo l’occasione di poter infilare una scheda che dica in quale democrazia crediamo, quale sviluppo vogliamo e se l’economia deve essere a servizio dell’uomo o l’uomo è condannato a prostrarsi al dio denaro. Una sfida e una scommessa più grande di una votazione. Grande come la speranza che la gente possa cominciare davvero a prendere in mano il proprio destino e a decidere le regole per costruire il proprio futuro e quello delle prossime generazioni. Per queste ragioni vado a votare
Non si tratta solamente di disinnescare la miccia della privatizzazione dell’acqua, di scongiurare l’installazione di centrali nucleari con scorie e radiazioni e di non consentire alcuna eccezione al principio di uguaglianza davanti alla legge. Con i referendum di domenica prossima sono in ballo un altro modello di sviluppo, un altro modo di concepire la politica e l’affermazione del bene della persona umana al di sopra di ogni altro interesse. Economia, democrazia, sviluppo non sono parole neutrali e possono essere declinate in mille modi diversi. Nell’urna del 12 e 13 giugno abbiamo l’occasione di poter infilare una scheda che dica in quale democrazia crediamo, quale sviluppo vogliamo e se l’economia deve essere a servizio dell’uomo o l’uomo è condannato a prostrarsi al dio denaro. Una sfida e una scommessa più grande di una votazione. Grande come la speranza che la gente possa cominciare davvero a prendere in mano il proprio destino e a decidere le regole per costruire il proprio futuro e quello delle prossime generazioni. Per queste ragioni vado a votare
Per riconciliarmi con l’acqua e con l’aria e con la libertà e con tutti i beni senza padrone. Perché potere è sostantivo ma è anche verbo. Perché non voglio lasciare in eredità scorie e radiazioni ma una speranza nuova. Un altro modo di vivere e di amare la terra, il mare, le nuvole e le montagne. Perché domenica reciteremo il salmo che dice “Perché voi, montagne, saltellate come arieti e voi, colline, come agnelli di un gregge?”. E finalmente capiremo la natura che prende parte alla festa degli uomini. O gli uomini che partecipano alla festa del creato. Domenica non ci saranno consorterie sedute negli scranni a votare seguendo gli ordini di scuderia, né “pianisti” a votare clandestini per il proprio vicino. Domenica si contano gli italiani. Contano gli italiani. Per abolire la furbizia elevata a sistema e il privilegio ostentato come conquista. Per dire nell’urna e nelle strade che bene comune è molto più che servizio pubblico e che non possono esserci ricavi, utili e profitti sulla sete. Per fermare le idromafie e riscattare la dignità d’essere cittadini e non sudditi. PER TUTTO QUESTO DOBBIAMO ANDARE A VOTARE!
Tratto da “Mosaico dei Giorni” , una rubrica di Mosaico di pace – rivista mensile promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello.
Questa riflessione da voce anche al mio pensiero…ed allora non potendo fisicamente votare vi chiedo di farlo anche per me Io non potrò votare…VOTA TU PER ME !!!

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