Vittorio conosceva i rischi e li accettava di Daniela LOFFREDA

      Articolo in Inglese


Traduzione di  Mimi   e Pietro



  • Più di diecimila persone si sono radunate nel giorno di Pasqua per rendere omaggio a Vittorio Arrigoni nella sua città natale, Bulciago, in Italia  .   
I momenti dolci-amari  sono stati celebrati dapprima con una cerimonia religiosa, officiata dall’arcivescovo di Gerusalemme, Hilarion Cappucci; e poi con una laica, che ha visto protagonisti i compagni attivisti, le associazioni, gli amici. E, soprattutto, una donna tenace e straordinaria, Egidia Beretta, la mamma di Vittorio  .  Musica e poesie hanno fatto da sfondo al momento dell’unità, dell’orgoglio, della solidarietà. L’umanità irradiava dappertutto, come avrebbe voluto Vittorio.   Persone provenienti dall’Italia, dalla Spagna, dall’Irlanda, dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dalla Francia e dalla Palestina, hanno preso aerei, automobili e persino biciclette per celebrare la vita di un uomo che Dio ha destinato a risvegliare le coscienze, rispondendo all’appello per un mondo migliore. (l’ho nterrpretata così…La frase finale con la quale firmava sempre i suoi articoli e le sue note, « restiamo umani », ha preso forma mescolando bandiere, etnie e religioni diverse. E’ sparita e riapparsa come una colomba bianca, volando attraverso l’immenso spazio e il prodigio di quello che Vittorio era e continuerà ad essere : una lezione di vita, un regalo per la razza imperfetta. Questo essere umano bello, generoso, intelligente, compassionevole ed insostituibile ha trasmesso linfa vitale nei nostri baratri più profondi.E’ stata la prova che i suoi assassini hanno perso: Vittorio vive, è immortale. Proprio di fronte ai nostri occhi, sono nati altri  diecimila Vittorio.Era un mio amico, e solo adesso riesco a scrivere qualche parola per esaltare quest’essere umano eccezionale, che ho avuto l’onore di incontrare.Vittorio accettava il fatto che la sua vita avrebbe potuto aver fine in ogni momento. Me l’ha addirittura scritto, una volta: per mano di un assassino, o in un incidente.Non è mai entrato nei dettagli, ma era consapevole del suo destino. Ne era coraggiosamente preparato. Forse, in qualche modo, lo aspettava.In una mail, una volta aveva parlato della propria morte, litigammo. O piuttosto, io litigai con lui, perché non potevo sopportare l’idea che Vittorio morisse come una persona qualunque. L’avevo pregato di non pronunciare nemmeno quelle parole. Lui scrisse: «Habibi non ti arrabbiare. E’ solo la pura e semplice verità, e la ripeto a me stesso come un mantra ogni giorno. C’è il rischio concreto che io muoia. 
Yalla lo sa che prima della morte di Rachel tante persone in America non sapevano nemmeno cos’era Gaza? E che se l’assedio è stato allentato almeno un po’, dando speranza a centinaia di pazienti palestinesi che finalmente avrebbero ricevuto le cure mediche, è stato solo ed esclusivamente per i nove martiri del Mavi Marmara? Ovviamente non potrò riportare in vita Rachel e gli altri. Ma la verità è che le  loro vite non furono sacrificate invano. Al contrario, hanno rafforzato la Palestina e la sua resistenza. E sarà la stessa cosa per me. Il tuo Vittorio »Queste parole testimoniano il valore e la forza d’animo di un uomo eroico, una forza da non sottovalutare. Nonostante le minacce di morte e il pericolo, Vittorio ha continuato a lottare per i diritti umani, per il popolo palestinese, sapendo che la posta in gioco era fondamentale. I suoi ideali hanno superato ogni paura della morte. Nelle parole di Nelson Mandela, « un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso». E Vittorio non si è mai arreso.



Alcuni media italiani hanno cercato di infangare il suo nome, le istituzioni del suo Paese non hanno avuto la dignità di accogliere la sua salma a Fiumicino o di essere presenti al suo funerale. E la chiesa cattolica ha consentito che i funerali si svolgessero nel Duomo di Milano, a dispetto delle richieste dei cittadini, dei membri della famiglia, nonché di figure rilevanti della chiesa.L’ipocrisia dei nostri leader e della sinistra italiana - essa sì morta - parla da sé. Sappiamo che hanno tutti paura di dire a voce alta la verità . Il silenzio è più forte delle parole.Eppure, un questo pantano di vigliacchi, si erge la testimonianza di Vittorio che espone la vita. Le sue parole lasciate in eredità continueranno ad essere cantate come una canzone d’amore da tutti i popoli e per tutti i popoli: ebrei, musulmani, cristiani, atei …Vittorio era senza confini, senza bandiere e senza barriere. Siamo   tutti Vittorio Arrigoni e non dobbiamo dimenticare la ragione per la quale Vittorio ha immolato la sua vita.
C’è un assedio a Gaza, c’è un’occupazione, c’è un muro illegale. Vittorio aveva dato una voce ai senza voce, ai contadini e ai pescatori vessati, alle madri, alle vittime innocenti di una realtà dura e crudele che lui era riuscito a far conoscere al mondo. Il suo libro « Stay Human - Restiamo Umani » resta l’unica testimonianza autentica di quello che è accaduto durante l’operazione Piombo Fuso, tra il dicembre del 2008 e il gennaio del 2009. Dovrebbe essere letto da tutti, affinché tutti possano conoscere quello che Vittorio ha visto e che il mondo ha ignorato.C’è stato un momento molto commovente, mentre ascoltavo i discorsi, durante il funerale. Ho offerto una gomma a una bella donna seduta accanto a me: le ho chiesto se fosse palestinese; mi ha risposto che era ebrea. Le ho detto : "Questo è meraviglioso, grazie di essere venuta”. E lei: “Siamo tutti fratelli e sorelle”. Sì, lo siamo.
Questo è lo spirito di Vittorio Arrigoni che batte in tutti i nostri cuori. Questo è lo spirito che è tornato a vivere. 

Addio per ora, amico mio. Vittorio, sei stato vittorioso. 

Restiamo Umani, Stay Human

Daniela Loffreda









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