Vittorio Arrigoni e il Movimento dei giovani di Gaza del 15 Marzo

Dopo il vaffanculo ad Hamas, Israele, Fatah, ONU, UNWRA e il vaffanculo USA!, incipit del primo documento dei GYBO, i ragazzi di Gaza desiderano mandare a quel paese anche tutti quei media occidentali che in queste settimane hanno strumentalizzato il loro manifesto, il cyber-urlo di rabbia di una generazione di giovani palestinesi oppressa da un nemico esterno e soffocata all’interno da governi a corto di lungimiranza e poco rappresentativi.Nel caffè degli artisti di Gaza city dove sono solito incontrarli, ho cercato di spiegare come molti giornalisti europei e americani sbarcano a Tel Aviv ed oltrepassano il valico di Erez con già il pezzo scritto in testa, e nella Striscia vanno a caccia di conferme contro il governo di Gaza. E in effetti, dal Guardian fino a recentemente La Stampa, il loro primo urlo di sfogo, magari ingenuo ma certamente genuino, e’ stato dipinto come un attacco diretto ad Hamas.Questa mistificazione, e’ stata poi raccolta ancora piu’ ingenuamente e rilanciata da molti attivisti in Europa e nel mondo, specie da coloro che insistono a sostenere una fazione a scapito dell’altra ignorando che di fatto la rabbia della maggior parte dei ragazzi palestinesi non ha al momento alcuna rappresentanza politica. Addirittura alcuni da fuori dalla Striscia hanno accusati i GYBO di essere a libro paga di Abu Mazen e la sua cricca di collaborazionisti; intellettuali e attivisti seduti nei loro confortevoli salotti che non si sono mai sporcati mai le mani del sangue e della sofferenza di un popolo in perenne lotta contro l’occupazione,e che non si scomodano neanche di approfondire le questioni sui qui discettano con la protervia dell’onniscenza..Dopo tutto, per sciogliere ogni dubbio sulla assoluta buona fede e autenticità’ del movimento GYBO non è necessaria un’indagine investigativa da premio Pulitzer, ma  basta digitare sulla tastiera l’indirizzo del loro sito e leggersi il loro secondo messaggio, pubblicato ben 2 mesi fa, nel quale con forza rispedivano al mittente le strumentalizzazioni e le accuse di chi li ha additati di parteggiare per questa o quella fazione:




Non distorcete il nostro messaggio!Molti attivisti rifiutano il nostro movimento e ci considerano come una macchina sionista perché nel manifesto, abbiamo denunciato Hamas - tra gli altri. E’sempre sorprendente vedere quanto le persone sono brave a condannare senza nemmeno provare a capire. Vorremmo ricordare a tutti il nostro obiettivo: sì siamo frustrati e stanchi di essere oppressi, uccisi, umiliati, ci è impedito persino di partire per studiare in altri paesi, sì, tutto ciò'ci spinge a denunciare i partiti politici che ci governano, perché non ci aiutano in niente, noi denunciamo tutti i capi, non SOLO HAMAS. Siamo stanchi di questo status quo, da tutti i lati. Tutti i partiti politici hanno avuto il tempo e la possibilità di PROPORRE il cambiamento, ma non abbiamo ancora visto nulla.Non stiamo chiedendo un colpo di stato, cerchiamo di essere chiari su questo. Noi siamo giovani che vogliono lavorare per il popolo, noi denunciamo la miseria in cui viviamo,  che ci spinge a denunciare la divisione delle fazioni, e di rifiutare la loro lotta, perché non ci stanno aiutando.Ma più di Fatah e Hamas, che sono palestinesi come noi, soprattutto, noi denunciamo l'occupante e il suo burattino , la comunità internazionale che non riesce, giorno dopo giorno,a compiere il suo dovere di imporre sanzioni a Israele.I nostri sostenitori, i lettori, e quelli che non ci stanno sostenendo devono ricordare questo messaggio: abbiamo un unico nemico che è il sionista occupante. Speriamo che questo invito scuota i nostri leader politici, gli svegli e ricordi loro che sono responsabili di noi ! Spero che capiscano che ciò che vogliamo è l'unità e non piu' la divisione, perché ciò' rende peggiore l'impatto terroristico israeliano sulle nostre vite.Il nostro appello è un appello alla solidarietà, un invito ad agire pacificamente; ci teniamo tutti per mano e vi aspettiamo  per completare il legame. Aiutateci a lavorare per una soluzione migliore, AIUTACI a farlo!




E per favore notate che , il team GYBO è stato bannato da qualsiasi intervento nella pagina facebook, vogliamo che tu vada lì e inondare la pagina con il tuo amore per la Palestina in modo che coloro che interpretano male il nostro messaggio ci abbandonino.
Amore e rispetto da Gaza
- Abu Yazan

Oggi i GYBO sono colonna portante del movimento 15 marzo, che si propone di portare sulle piazze della Palestina e nel mondo migliaia di persone, in una giornata che  è stata battezzata non della collera, ma bensì’ della riconciliazione, con una forte e sensata richiesta di “End of division”, la fine della divisione fra Fatah e Hamas.
“Gaza, Ramallah, Jenin , Nablous, ma anche in molte città’ della Palestina del ’48 come Haifa e Tel Aviv, ci saranno manifestazioni e sit in, oltre che in tutto il mondo arabo e in Brasile, in Italia, in Francia e in Italia” mi conferma Abu Yazan.

Gaza e’ in fermento, e mentre i ragazzi mi aggiornano sui preparativi, a Sud della Striscia, a Khan Younis e Rafah volantinaggi stanno informando la popolazione dell’evento.
“Buona parte delle famiglie beduini e’ dalla nostra parte, e in generale, non crediate si riverseranno in piazza solo giovani, ma bensì’ padri madri e nonni,” continua Abu Yazan, “abbiamo colloqui stretti con tutti i i leader delle varie fazioni e sono i benvenuti con noi il 15 marzo, a patto che non espongono alcuna bandiera se non quella palestinese, e non intonino altri slogan se non quello che richiamino all’unita’ nazionale”.
I ragazzi sono ancora piu’ motivati e certi della riuscita del loro evento, nonostante l’oppressione e l’intimidazione che a Gaza come a Ramallah inibisce la liberta’di espressione: nella striscia negli ultimi 2 giorni, la polizia di Hamas ha arrestato 12 giovani che distribuivano depliant e adesivi sull’evento.
Continua Abu Yazen: “la croce rossa ci ha fornito delle tende e l’idea e’ di quella di restare accampati dal 15 marzo giorno e notte senza sosta (a dormire in piazza rimarrebbero solo gli uomini per non scandalizzare i dettami del governo della Striscia) fin quando Gaza e Ramallah non si siedano ad un tavolo comune. Alcune famiglie benestanti ci hanno promesso forniture di cibo e bevande, agli arghile provvederemo noi”, continua,“ci stiamo accordando con la polizia di Hamas e abbiamo predisposto un nostro servizio di sicurezza interna affinchè’ ogni atto di violenza o il semplice inneggiare contro il senso della nostra giornata sia inibito. Chiunque creerà’ disordine verrà’ allontanato dalla piazza”.
La rivoluzione dei giovani egiziani brucia nei loro occhi, e contagia la loro convinzione che fra una settimana il centro di Gaza city possa tramutarsi una Tahrir Square gemella.
Che fanno sul serio non ci sono piu’ dubbi, questo il loro documento:
15 Marzo "End the Division" - Giornata della riconciliazione
In nome del popolo arabo palestinese, dei martiri, delle vedove, degli orfani e dei familiari di quanti sono morti, delle migliaia di prigionieri nelle carceri israeliane e di tutti i palestinesi della diaspora, chiediamo a tutte le fazioni politiche di unirsi sotto la bandiera della Palestina per una riforma del sistema politico palestinese che si basi sugli interessi e le aspirazioni del popolo palestinese tutto, sia quello che vive in terra di Palestina che i profughi.
Il grave momento attuale che vede le continue incursioni di coloni israeliani, la sottrazione continua di terra palestinese nella città sacra di Gerusalemme e il perdurare del feroce assedio di Gaza ci obbliga ad essere ancora più uniti contro la brutale occupazione israeliana.
Abbiamo sentito il popolo palestinese chiedere elezioni legislative e presidenziali per porre fine alle divisioni. Certo, noi tutti vogliamo la riconciliazione di tutte le forze politiche ma desideriamo anche una ricostruzione completa dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), che comprenda tutte le fazioni, inclusa Hamas, e in questo nuovo assetto torni a lottare per la liberazione della Palestina, così come stabilito sin dalla sua fondazione.
Noi popolo palestinese (sia coloro che vivono in nella Palestina storica che i profughi) da sempre ascoltiamo ripetere che le azioni pacifiche basteranno a farci guadagnare la vittoria e a restituirci la terra, ma finora 20 anni di negoziati non sono serviti a farci ottenere la benché minima richiesta. La nostra gente vive sotto una occupazione brutale ed oppressiva, che sottrae la terra, viola i luoghi sacri, uccide i nostri figli. E tutto questo avviene mentre il mondo che ascolta e osserva continua a ripetere che la democrazia è al sicuro e i diritti umani sono rispettati! D’altro canto la resistenza non fa passi avanti, mentre più di un milione e mezzo di palestinesi vive sotto un un'occupazione così feroce che ai malati (compresi i figli dei leader della resistenza) sono precluse le cure mediche.
E' necessario trovare un accordo: una riconciliazione è indispensabile per tutti i palestinesi di qui e per i sei milioni di profughi palestinesi che ancora sognano di tornare alle loro case sottratte loro dalla forza occupante, occupanti che comprendono soltanto il linguaggio della forza! Dobbiamo essere determinati, fare dell'unità il nostro punto di forza e concordare su una dirigenza indivisa che ci guidi sulla strada della liberazione, con orgoglio e dignità!

Ci appelliamo a coloro che governano in Cisgiordania e Gaza affinchè rispondano alle legittime richieste del popolo che sono:
1 – rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas
2 – fine delle campagne mediatiche contro le altre fazioni
3 – dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per dare vita ad un governo palestinese di unità nazionale che sia l'espressione di ogni fazione politica e rappresenti il popolo palestinese tutto
4 – ristrutturazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) in modo da renderla inclusiva di tutti i partiti affinchè torni a battersi per lo scopo originario: la liberazione della Palestina
5 – annuncio del congelamento dei negoziati finchè non si raggiungerà un accordo tra le varie fazioni su un programma politico comune
6 – fine di ogni forma di collaborazione con il nemico sionista per quanto riguarda la sicurezza
7 – organizzazione in contemporanea di elezioni presidenziali e parlamentari nei tempi stabiliti da tutte le fazioni insieme
Ci mobiliteremo a partire da martedì 15/03/2011 alle 11:30 e andremo avanti finchè non saranno accolte tutte le nostre richieste. Raduni previsti nei seguenti luoghi (possibili variazioni):
Gaza: Piazza del Milite Ignoto
Ramallah: Piazza Manara

 ulkarm: Piazzale Gamal Abdel Nasser
Jenin: complesso di garage vicino al vecchio Cinema Jenin
Hebron: davanti all’ufficio del Governatore (Al Khalil)
Bethlehem: Piazza della Natività
Nablus: Piazza dei Martiri
Giordania e Libano: da definire
Nel mondo: davanti alle sedi diplomatiche palestinesi, in coordinamento con le comunità palestinesi in esilio.
La pagina Facebook del movimento 15 Marzo:

e in inglese:

Articoli collerati


Ore 15:52 locali: I giovani di Gaza fra speranze e repressione   Situazione precaria a Gaza nel giorno che doveva sancire la fine delle ostilità interpalestinesi.

Nonostante l’accordo preso da tutte le fazioni di presentarsi senza alcuna altra bandiera se non quella palestinese, i ragazzi del movimento 15 marzo che hanno dormito ieri nelle tende in  piazza del monumento al Milite Ignoto,  in Jundy, nel  centro di Gaza city, si sono risvegliati questa mattina attorniati da migliaia di militanti con bandiere di Hamas  inneggianti al governo della Striscia.
 Le provocazioni sono continuate per tutta la mattina, con alcuni scontri, finchè il coordinamento del movimento dei giovani palestinesi ha deciso di lasciare la principale piazza di Gaza ad Hamas per convogliare in massa al Katabi, dinnanzi all’università Al Azam (difficile fare una stima dei partecipanti a Gaza, dove gli spiazzi sono molto ristretti, verso le 12 locali si parlava di 80 mila persone, ma l’afflusso è continuato fino ad adesso)Migliaia di ragazzi si sono recati ordinatamente nel grosso spiazza adiacente l’università con l’intenzione di accamparsi per la notte.
Dai giovani del 15 marzo non ho udito altre parole se non un forte richiamo all’unità nazionale, e l’ormai famoso inno “il popolo chiede la fine delle divisioni”.
 Verso le 14 15 e poi verso le 15 locali, di nuovo militanti pro-Hamas hanno cercato di infiltrarsi, fra la folla pacifica di giovani, ragazzi e ragazze, questa volta armati di bastoni e lanciando sassi.Ne è nato per alcuni minuti un furibondo parapiglia che ha visto alcuni feriti.Per ora i ragazzi sono riusciti a ricacciare indietro i militanti pro governativi dalla manifestazione.
 La sicurezza interna di Hamas ha avvertito che chiunque si farà trovare per strada dopo le 5 pm sarà arrestato.
 La tensione cresce mentre le ultimissime notizie dicono che  il premier Haniyeh ha chiesto un colloquio di emergenza con il presidente Mahmoud Abbas.Tutto attorno all’area della manifestazioni sono impossibili le comunicazione telefoniche.

Seguiranno aggiornamenti.

Restiamo Umani

Vittorio Arrigoni da Gaza city


Il mio racconto dell'attacco ai giovani del movimento 15 marzo per Peacereporter:

Ieri la Striscia di Gaza si era svegliata sotto un sole splendente, segnale di una nuova stagione alle porte. Stagione politica, più che meteorologica. Quando la sera è andata  a dormire si è contata le ossa rotte.
A Gaza city, un ghetto martoriato da bombardamenti israeliani un giorno sì e uno no, sovrappopolato come pochi luoghi sul pianeta, è difficile fare una stima di quante migliaia di persone si sono riversate nelle strade della città ballando, urlando e cantando  una sola univoca richiesta: la fine delle divisioni fra Fatah e Hamas. I media locali hanno azzardato la cifra di 300 mila persone, proporzionatamente come se in Italia, in piazza, ne fossero scese dodici milioni.
I problemi non hanno tardato a verificarsi.
Nonostante  l’accordo sottoscritto da tutte le fazioni politiche di presentarsi all’appuntamento senza alcuna altra bandiera se non quella palestinese, i ragazzi del movimento 15 marzo che lunedì si sono coricati nelle tende in  piazza del monumento al Milite Ignoto, in Jundi, nel  centro di Gaza city, al risveglio ieri mattina si sono trovati attorniati da migliaia di militanti con bandiere di Hamas inneggianti al governo della Striscia.
Le provocazioni sono continuate per alcune ore, con alcuni scontri, finché il coordinamento del movimento dei giovani palestinesi ha deciso di lasciare la principale piazza di Gaza  city ad Hamas per convogliare in massa a Katiba, dinnanzi all’università Al AzharMigliaia di ragazzi si sono recati ordinatamente nel grosso spiazzo di terra battuta adiacente l’università con l’intenzione di accamparsi per la notte, a oltranza, in attesa dell’impegno di Gaza e Ramallah per soddisfare queste loro richieste:
1 – rilascio di tutti i detenuti politici nelle prigioni dell’Autorità Palestinese e di Hamas
2 – fine delle campagne mediatiche contro le altre fazioni
3 – dimissioni dei governi di Haniyeh e Fayyad per dare vita ad un governo palestinese di unità nazionale che sia l'espressione di ogni fazione politica e rappresenti il popolo palestinese tutto
4 – ristrutturazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) in modo da renderla inclusiva di tutti i partiti affinché torni a battersi per lo scopo originario: la liberazione della Palestina
5 –congelamento dei  negoziati finché non si raggiunga un accordo tra le varie fazioni su un programma politico comune
6 – la fine di ogni forma di collaborazione con il nemico sionista
7 – l’organizzazione in contemporanea di elezioni presidenziali e parlamentari nei tempi concordati da tutte le fazioni
Per tutta la giornata di festa, dai giovani del 15 marzo non ho udito altre parole se non un forte richiamo all’unità nazionale, e l’ormai famoso inno “il popolo chiede la fine delle divisioni”. 
Se l’icona della rivoluzione tunisina è stato Mohamed Bouaziz, giovane disoccupato che si è dato fuoco davanti al palazzo del suo comune, e il simbolo della rivoluzione egiziana è Khaled Said, ucciso dalle forze di polizia di Mubarak, la foto emblema dell’anima del movimento 15 marzo palestinese è quella che ritrae Yasser Arafat, leader e martire di Fatah, che versa del te’ per  Ahmed Yassin, il rais paraplegico e martire di Hamas.
Verso le 14 15 e poi verso le 15 locali, di nuovo militanti pro governativi hanno cercato di infiltrarsi fra la folla pacifica di giovani, armati di bastoni e lanciando sassi.
Ne è nato per alcuni minuti un furibondo parapiglia che ha visto alcuni feriti, finché i ragazzi sono riusciti a ricacciare indietro i facinorosi di Hamas dalla manifestazione.Alle 19 circa, quando ho lasciato Katiba square, la nuova Tahrir palestinese, la situazione era tranquilla: manifestanti e paramedici della mezza luna rossa avevano montato le tende e si preparavano per la notte.
Molte famiglie con bimbi al seguito si susseguivano in visita l'accampamento dei giovani portando cibo, bevande calde e coperte. 
Meno di un’ora dopo Hamas decideva di terminare la festa a modo suo: centinaia di poliziotti e agenti in borghese hanno accerchiato l’area, e armati di bastoni hanno assaltato brutalmente i manifestanti pacifici,dando alle fiamme le tende e l’ospedale da campo.
Circa 300 i ragazzi feriti, per la maggior parte donne, una decina con fratture. Per tutta la notte di ieri fuori dall'ospedale Al Shifa, nel centro di Gaza city, poliziotti arrestavano i contusi mano a mano che venivano rilasciati dal pronto soccorso.
Molti gli attacchi ai giornalisti, ai quali sono stati confiscati telecamere e macchine fotografiche. Ad Akram Atallah, giornalista palestinese è stata spezzata una mano. Samah Ahmed, giovane collega di Akram, è stata colpita da un fendente di coltello alle spalle. Asma Al Ghoul, nota blogger della Striscia è stata ripetutamente percossa dagli agenti in borghese mentre cercava di soccorrere l’amica ferita.
Le forze di sicurezza di Hamas hanno convogliato l’attacco nel centro della piazza Katiba, dove si concentrava il presidio delle donne, figlie e madri di una Gaza che hanno conosciuto la gioia della speranza di un cambiamento, per poi risvegliarsi alla cruda  realtà dopo un breve sogno.
Restiamo Umani
Vittorio Arrigoni da Gaza city

4  PCHR Condanna con vigore gli attacchi alle dimostrazioni pacifiche a Gaza eri, Martedì 15 marzo 2011, migliaia di palestinesi si sono radunati in piazza al-Katiba e nella piazza del Milite Ignoto nella parte ovest della città di Gaza. I manifestanti stavano dimostrando per la fine della frammentazione politica in corso nel territorio palestinese occupato (OPT). Queste manifestazioni sono state organizzate in risposta ai diversi appelli alla riunificazione lanciati in precedenza dai giovani palestinesi tramite Facebook.
Secondo le indagini svolte, le dichiarazioni di testimoni oculari raccolte dal Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR), circa alle 19:00 del 15 marzo 2011, una gran numero di persone in abiti civili armate di bastoni hanno circondato i manifestanti in piazza al-Katiba. Alcune di queste persone erano armate di fucili e altre erano alla guida di moto. Hanno abbattuto le tende installati dai dimostranti e del sindacato dei giornalisti. Hanno attaccato i dimostranti e li hanno picchiati con bastoni e mazze, nel tentativo di disperderli.
La polizia ha immediatamente intensificato la sua presenza nella scena. In concomitanza con l'arrivo di agenti in abiti civili, i poliziotti hanno inseguito i manifestanti nelle strade vicine. I poliziotti hanno anche inseguito le manifestanti donne, arrestandone due e portandole in località vicine. I poliziotti hanno picchiato le donne a pugni, calci e bastonate, insultandole. Alcune delle donne picchiate presentava lividi in tutto il corpo.
PCHR condanna con forza questi attacchi contro le donne. Secondo attivisti per i diritti umani del PCHR presenti sulla scena, poliziotti in divisa e agenti in borghese hanno duramente picchiato con pugni, calci e bastoni i manifestanti che fuggivano dalla piazza. La polizia ha inseguito fotografi e giornalisti che lavorano per le agenzie di stampa che erano presenti alla scena, sequestrando un numero di telecamere. Un certo numero di giornalisti sono stati duramente picchiati e hanno sostenuto contusioni e fratture. Mohammed al-Baba, fotografo dell’AFP, è stato duramente picchiato e ha subito una frattura nella mano sinistra .La Polizia ha installato molti posti di blocco per strade di Gaza city, perquisendo molte auto. I dati disponibili indicano che la polizia ha arrestato un certo numero di giovani palestinesi, mentre erano di ritorno alle loro case.
In serata, il Ministero dell'Interno ha pubblicato un comunicato stampa in cui afferma che: i membri dei gruppi di manifestanti che erano in piazza al-Katiba erano per lo più membri di Fatah, in particolare membri della ex servizi di sicurezza .... "Hanno cercato di strumentalizzare la dimostrazione, al fine di creare caos. Gridavano slogan incendiari contro il governo. Le forze di sicurezza sono intervenute per disperdere la folla e costringere i membri di Fatah al rispetto della sicurezza e al rispetto della legge".
Tuttavia, attivisti per i diritti umani del PCHR presenti sulla scena affermano che i manifestanti presenti in piazza al-Katiba Square erano pacifici. I manifestanti non hanno effettuato alcuna slogan o innalzato bandiere di alcuna fazione politica.
PCHR condanna l'uso della forza per disperdere i manifestanti, gli insulti e i pestaggi di manifestanti, tra cui donne e bambini, nella piazza di al-Katiba da parte di membri della polizia e di agenti in abiti civili.
PCHR condanna anche gli attacchi contro i giornalisti e:
1. Sottolinea che riunirsi pacificamente è un diritto fondamentale garantito dalla Legge palestinese e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani.
2. Sottolinea che è necessario adottare le misure necessarie per consentire ai giornalisti di esercitare le loro funzioni liberamente in modo da rafforzare il diritto alla libertà di opinione e preme affinchè sia consentita la libertà di stampa garantita dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali sui diritti umani. Il PCHR fa notare che picchiare i giornalisti e confiscare le loro macchine fotografiche costituisce un tentativo di repressione, volta a sopprimere informazioni.
3. Condanna fermamente la detenzione di dimostranti, donne comprese, dai membri della polizia e da agenti in abiti civili, e condanna i violenti pestaggi e le aggressioni verbali.4. Invita il governo a Gaza ad aprire delle serie indagini sugli attacchi contro i manifestanti, e soprattutto sulla partecipazione delle persone in abiti civili che non hanno alcun diritto giuridica ad attaccare i manifestanti, e di pubblicare i risultati delle indagini.il documento in inglese.
http://guerrillaradio.iobloggo.com/archive.php?y=2011&m=03


5  GYBO, incubo delle notti insonni della redazione del Campo Antimperialista che prima li considerava nessuno, poi li additava come dei prezzolati di Abu Mazen,  e ora si sarebbero estinti, mentre sono loro i protagonisti della stagione di rinascita delle speranze dei giovani palestinesi.
Mi chiedo quanta malafede ci sia, e quanto pressapochismo nel divulgare tanta disinformazione su Gaza. Articolo qui 


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