Randa Slim CRISI SIRIANA: LA SFIDA PIÙ SERIA PER HEZBOLLAH
La rivolta popolare in Siria rappresenta la sfida più grave per Hezbollah dopo la guerra del 2006 con Israele. Un cambio di regime in Siria minaccerebbe una fondamentale rotta per rifornire di armi Hezbollah, sottrarrebbe all’asse Iran-Siria-Hezbollah-Hamas il suo cardine arabo, indebolirebbe la capacità di deterrenza di Hezbollah nei confronti di Israele, e negherebbe ai leader di Hezbollah e alle loro famiglie un rifugio sicuro qualora si sentissero minacciati da Israele, come è avvenuto nel 2006. Ciò pone una sfida unica a Hezbollah, che si era tranquillamente schierato con le rivolte in Egitto, Tunisia, Libia, Yemen e Bahrain. Quando il mentore iraniano di Hezbollah Ali Akbar Mohtashamipour è stato allontanato dal suo incarico ufficiale lo scorso aprile a causa delle sue simpatie per l’opposizione iraniana, Hezbollah è rimasto in silenzio, nonostante un acceso dibattito nei ranghi del partito. La rivolta in Siria rappresenta una sfida simile a quella che il partito libanese ha affrontato con la repressione del Movimento Verde in Iran nel 2009Ma come vede davvero Hezbollah la prospettiva di un cambio di regime a Damasco? In un recente giro di interviste che ho condotto con i funzionari di Hezbollah a Beirut, tutti quelli con cui ho parlato hanno convenuto che un cambio di regime in Siria non avverrebbe facilmente o pacificamente. Per il momento, i funzionari di Hezbollah ritengono che Bashar al-Assad sopravvivrà. Essi pensano che, a differenza di Hosni Mubarak e Zine El-Abidine Ben Ali, Assad ancora goda di una larga base di sostegno soprattutto nelle grandi città come Damasco e Aleppo. Come ha sottolineato un alto funzionario di Hezbollah, “alawiti e cristiani non abbandoneranno Bashar”. Il regime di Assad e la sua ampia base di appoggio – hanno detto – combatteranno. Nel caso in cui Bashar al-Assad non dovesse riuscire a frenare le proteste rapidamente, essi temono una lunga guerra civile che inghiottirebbe la Siria, sconfinerebbe in Libano, soprattutto nel nord, e destabilizzerebbe gli altri paesi della regione, compresa la Turchia. Soprattutto, ancor più che la perdita delle linee di rifornimento militari e finanziarie, questi leader di Hezbollah temono un colpo mortale all’ “Asse della Resistenza”, che è stato fondamentale per definire il loro ruolo in Medio Oriente.I funzionari di Hezbollah ritengono che ormai non ci si possa più aspettare che abbiano luogo negoziati tra il regime e il movimento di protesta. Essi sostengono inoltre che il fattore cruciale in altre rivoluzioni arabe sia stato il ruolo neutrale dell’esercito. Nel caso della Siria, essi pensano che l’esercito sia ancora schierato con il regime. Le forze armate devono ancora mostrare segni di dissenso, soprattutto tra i ranghi più alti. Interrogati sulla possibilità di un golpe interno guidato da un ufficiale alawita dell’esercito, questi funzionari di Hezbollah non hanno dato credito a questo scenario – come diceva uno di loro, principalmente per l’assenza di un’alternativa accettabile a Bashar al-Assad. Essi hanno inoltre sottolineato che sia gli alawiti che i cristiani temono le conseguenze di una presa del potere da parte dei sunniti. Una lunga guerra civile in Siria finirebbe per frantumare il paese in una serie di mini-Stati divisi secondo le tre principali ripartizioni religiose ed etniche del paese: alawiti, sunniti e curdiMa perché la sopravvivenza di Bashar al-Assad è così importante per Hezbollah? A differenza del padre, il defunto Hafez al-Assad, che si è mantenuto a distanza dalla “questione libanese”, e si affidava soprattutto a una consorteria di associati per trattare con gli attori politici libanesi, Bashar al-Assad ha fatto propria la questione libanese e fin dall’inizio del suo governo ha sviluppato un rapporto personale con il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah. Il movimento di resistenza di Hezbollah era solo uno degli strumenti di Hafez al-Assad, utilizzato per rafforzare la Siria nei negoziati arabo-israeliani; egli ha spesso cercato di limitare il ruolo di Hezbollah nella politica libanese. Bashar al-Assad, d’altro canto, ha visto in Hezbollah il suo più importante alleato libanese ed ha lavorato assiduamente per proteggere e rafforzare il suo arsenale militare a scapito delle alleanze che il regime di suo padre aveva coltivato con altri attori politici libanesi. Quindi, anche se un altro alawita dovesse sostituire Bashar al-Assad, i funzionari di Hezbollah ritengono che il rapporto tra Hezbollah e la leadership siriana non sarebbe più lo stesso.La fine della via di rifornimento siriana non sarebbe la perdita più importante per il partito libanese. Secondo uno dei miei interlocutori, il partito ha messo a punto percorsi alternativi. Ben più importante è invece la dimensione politica. Come un funzionario di Hezbollah mi ha detto la scorsa settimana, “La Siria è la porta del fronte della resistenza verso il mondo arabo”. Per Hezbollah, la resistenza contro Israele e contro l’egemonia statunitense nella regione rimane la sua ragion d’essere e la sua principale fonte di legittimazione per rivendicare la leadership nella regione araba. Essendo un attore indispensabile nel conflitto arabo-israeliano, senza il quale un processo di pace regionale non può tradursi in realtà, la Siria è il leader arabo del fronte della resistenza e il garante del ruolo di primo piano di Hezbollah in questo schieramento.Malgrado la facciata di un sostegno incondizionato al regime siriano, che Hezbollah sta mostrando, ho percepito un certo livello di disagio tra alcuni quadri del partito libanese, in particolare nel secondo e terzo livello, riguardo a questa politica. Ho ascoltato tre linee di argomentazione da parte dei funzionari di Hezbollah riguardo alla questione di quale dovrebbe essere la politica di Hezbollah nei confronti della rivolta siriana.
La prima tesi è che Hezbollah non dovrebbe mostrare un doppio standard nel suo approccio alle sollevazioni della regione araba. Essendo un partito fondato sui principi di giustizia sociale, equità e rispetto per il diritto del popolo a resistere all’oppressione, Hezbollah rischia di compromettere i suoi principi se continua a sostenere il regime siriano mentre quest’ultimo procede a sopprimere con la forza le aspirazioni del suo popolo. Hezbollah potrebbe perdere il rispetto di un’ampia parte dei suoi sostenitori arabi se dovesse continuare a sostenere un regime che sta reprimendo brutalmente il suo stesso popolo. Dopotutto, questi sostenitori sono gli stessi che hanno rovesciato Mubarak e Ben Ali, che stanno sfidando Saleh nelle piazze dello Yemen, che combattono contro le forze di Gheddafi, e che stanno soffrendo nelle carceri del Bahrain per aver contestato l’autorità di un monarca. Sebbene rispettosi dei successi militari di Hezbollah nella lotta contro Israele, questi sostenitori non guarderanno con favore al sostegno dato da Hezbollah a un altro regime arabo che si aggrappa al potere uccidendo i suoi cittadini.
Una seconda tesi suggerisce che è nell’interesse di Hezbollah sostenere la nascita di regimi democratici nella regione, e non necessariamente regimi islamici. Questa voce all’interno di Hezbollah sostiene che, naturalmente, i gruppi islamici come la Fratellanza Musulmana devono avere un ruolo nei governi arabi emergenti insieme ad altri partiti laici, compresi quelli della sinistra, i liberali e i nazionalisti. Ma l’ascesa di gruppi islamisti sunniti al potere, se non controllata da gruppi laici e liberali altrettanto importanti, porterebbe questi nuovi regimi a sposare la stessa politica portata avanti dal regime saudita nei confronti di Hezbollah, una politica alimentata dal vecchio conflitto tra sunniti e sciiti all’interno dell’Islam. Uno dei miei interlocutori ha osservato che anche nei ranghi della leadership di Hamas, un partito da lungo tempo considerato uno stretto alleato di Hezbollah, ci sono membri che guardano a Hezbollah come a un movimento sciita che non può essere attendibile. E sebbene Hezbollah debba mostrare fedeltà alla leadership siriana, esso dovrebbe alzare la voce per chiedere riforme in Siria poiché la democratizzazione andrebbe a vantaggio del regime siriano e dei suoi alleati nella regione. Secondo questo punto di vista, i regimi democratici, nei quali il potere viene condiviso tra diversi attori politici, islamici e laici, servirebbero gli interessi di Hezbollah meglio dei regimi islamici in cui il potere politico è controllato da un partito islamico sunnita.
Una terza tesi in questo dibattito sostiene che il popolo siriano ha storicamente avuto un profondo impegno a sostegno della strategia della resistenza, e che è nell’interesse di Hezbollah – nel caso di un cambio di regime in Siria – iniziare a costruire i suoi rapporti con il popolo siriano che, alla fine, continuerà a condividere con Hezbollah un programma ideologico costruito attorno ai principi della resistenza contro Israele e della lotta per liberare le terre arabe dall’occupazione israeliana – dalle alture del Golan, alla Palestina e al Libano. Schierarsi con il regime siriano di fronte alla crescente opposizione popolare in Siria metterà a repentaglio la possibilità futura di Hezbollah di stabilire rapporti con un nuovo regime siriano quando quest’ultimo emergerà.
Per ora, ricalcando la posizione mantenuta durante l’ultima sollevazione iraniana, la leadership di Hezbollah rimane saldamente al fianco del suo alleato, il presidente siriano. È improbabile che nel prossimo futuro vedremo Sayyed Hassan Nasrallah rivolgersi alla folla nella periferia sud di Beirut per manifestare il proprio appoggio alla sollevazione popolare siriana come aveva fatto il 19 marzo, quando dichiarò che le rivoluzioni popolari arabe avrebbero avuto successo. Tuttavia Hezbollah ha forse iniziato a fare piani di emergenza nell’eventualità di un possibile rovesciamento di Assad? Un funzionario di Hezbollah lo ha negato, perché – come ha detto lui – l’argomento è così sensibile che fare una cosa del genere potrebbe essere percepito come un atto di tradimento nei confronti di un alleato di vecchia data. Tuttavia, sebbene Hezbollah si comporti in modo fedele alla forma, una pianificazione di emergenza deve essere tacitamente in atto.

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