Nel 2010 diminuiscono le violenze antisemite
Nel corso del 2010 gli incidenti violenti a sfondo anti-semita sono diminuiti del 46 per cento rispetto al 2009. Il dato è stato diffuso dall’Università di Tel Aviv in occasione della Giornata dell’Olocausto, che oggi viene celebrata in Israele. I ricercatori hanno tuttavia sottolineato che si tratta di una buona notizia solo per metà.L’anno passato ha comunque fatto registrare il terzo più alto numero di attacchi – fisici e verbali – contro gli ebrei dal 1990, anno in cui l’ateneo ha iniziato a tenere il conto. Lo studio individua nell’affaire della Freedom Flotilla – la mini-flotta di aiuti umanitari diretta a maggio verso Gaza e dirottata con un blitz cruento dall’esercito israeliano – la causa numero uno degli incidenti anti-semiti osservati nel 2010. Non di meno, notano gli analisti, gli strascichi di questa vicenda non sono nulla se confrontati con le conseguenze, ben più pesanti, dell’operazione Piombo Fuso. Le tre settimane di bombardamenti a tappeto contro Gaza (2008-2009) suscitarono un’ondata di indignazione e rabbia contro Israele, con manifestazioni nelle piazze di numerose città internazionali caratterizzate da slogan contro gli ebrei e bandiere dello Stato ebraico bruciate. Non a caso, il 2009 aveva fatto registrare un’impennata record nelle violenze anti-semite in tutto il mondo: 1.129 attacchi in totale, secondo gli studiosi. I Paesi che si sono distinti negativamente, in questo senso, sono stati Gran Bretagna, Canada, Francia. Ma anche in America Latina, Cile in particolare (dove vive la quarta più ampia comunità palestinese del mondo), cittadini di religione ebraica ed istituzioni ebraiche sono stati oggetto di diverse aggressioni.
Commento: se si cominciasse a distinguere tra antisemitismo reale , da condannare senza incertezze, e manifestazioni contro la politica israeliana, come si evince dall'analisi degli stessi ricercatori, non sarebbe male : si sgombrerebbe il campo da equivoci e da una hasbara sempre più schizoide e volgare e ,soprattutto ,si finirebbe di vendere una parola così carica di dolore per meno di trenta denari

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