FATAH-HAMAS: LA PUNIZIONE DI ISRAELE


    Ramallah, 02 Maggio 2011, Nena News – L’annuncio è arrivato ieri: Israele ha sospeso (almeno per ora) il versamento alle casse dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) dei fondi costituiti dalle tasse e dai dazi doganali dovuti ai palestinesi. Infatti secondo una clausola degli Accordi di Oslo, è Israele a raccogliere tra i 3,5 e i 5 miliardi di shekel ogni anno, per conto dell’Anp, controllando quindi le frontiere palestinesi e ogni tipo di transizione doganale; somme che le autorità israeliane riscuotono e versano solo successivamente nelle casse dei palestinesi (costituiscono il 70% delle entrate nelle casse dell’Anp). La ritorsione israeliana era già stata annunciata, insieme ad altre possibili sanzioni, dalle dichiarazioni dei vertici di Tel Aviv nei giorni passati, come minaccia in seguito dell’accordo di riconciliazione nazionale tra il partito di Abu Mazen, Fatah e il gruppo islamico Hamas, che controlla la Striscia di Gaza dal 2007.A confermare la decisione è stato il ministro israeliano delle Finanze, Yuval Steinitz, un un’intervista alla Army Radio, nonostante la decisione fosse stata presa sabato notte e comunicata poi al gabinetto di Netanyahu: il ministro ha pertanto sospeso la prevista riunione di coordinamento fissata per domenica riguardante proprio il trasferimento di 300 milioni di shekel (88,7 milioni di dollari, circa 60 milioni di euro) degli introiti delle tasse dovuti all’Autorità palestinese e prelevati da Israele.Ieri la dirigenza palestinese ha subito protestato;  dichiarazioni e critiche sono arrivate dal presidente Abu Mazen, dal Primo Ministro Salam Fayyad che ha fatto appello all’Unione Euroepa e alla comunità internazionale (e ha indetto una conferenza stampa a Ramallah per oggi, lunedì, alle 15.00) ma anche da altre figure politiche palestinesi. Sia il negoziatore Saeb Erekat che il deputato e segretario di Al Mubadara, Mustafa Barghouthi hanno definito la mossa israeliana “un atto di pirateria economica”. Nena News

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