Amira Hass : la speranza inconfessabile . La protesta del fratello di Shalit nel giorno del' Independence Day


    1A giudicare dai talk show radiofonici israeliani, l’evento più importante della settimana è la protesta che il 9 maggio ha interrotto la cerimonia per l’anniversario dell’indipendenza a Gerusalemme. Dodici cittadini (in rappresentanza delle dodici tribù bibliche di Israele) hanno acceso una torcia e pronunciato un discorso. Tra un intervento e l’altro, due ragazzi hanno fatto irruzione sul palco. Erano Yoel, fratello del soldato israeliano Gilad Shalit, prigioniero di Hamas, e la sua fidanzata Yara. Yoel ha gridato: “Mio padre è un fratello a lutto. Non voglio diventarlo anch’io” (lo zio di Yoel è stato ucciso nel 1973 in un carcere siriano). Davanti a una platea ammutolita, alcuni agenti sono intervenuti per allontanare i due giovani.L’episodio è il punto più alto della campagna per convincere il governo israeliano ad accettare uno scambio di prigionieri con Hamas. È stata una protesta legittima oppure nessuna causa giustifica la violazione della solennità patriottica? È giusto liberare centinaia di prigionieri palestinesi, anche se alcuni di loro si sono macchiati di reati di sangue? Se n’è discusso fino allo sfinimento. L’immagine del soldato prigioniero sta perseguitando molti israeliani. Hamas sa di avere tra le mani “un tesoro” e fa di tutto per mantenerlo in salute. La pressione crescente esercitata dalla famiglia sta mettendo in imbarazzo il governo. Forse i nostri leader non sarebbero così dispiaciuti se venissero a sapere che Shalit non è più in vita.

Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 897, 13 maggio 2011


Shtrasler Nehemia :la Giornata della Memoria , l'Independence Day in Israele e la protesta del fratello di Shalit   Sintesi personale  La  Giornata della Memoria e  l'  Independence Day hanno  portato a nuove vette la nostra   morbosità sulla morte . Sempre meno famiglie in lutto ricordano l' ingiunzione della Torah "Scegli dunque la vita", né si sente dire: "Con la loro morte, ci hanno lasciato in eredità la vita".La vita non è più un valore primario. Il sacrificio e la morte sono i nuovi valori. Israele ha  la percentuale di siti memoriali più alta al mondo:  abbiamo santificato la morte.  La triste storia della fine prematura è narrata per lo più con rassegnazione, come se un tale destino non avrebbe potuto   essere cambiato .Nessuno osa porre in discussione le  idee politiche dei caduti . Non importa  se la famiglia vive in un insediamento isolato in  territori presi  con la forza ai palestinesi.Nessuno vede    la connessione  tra l'occupazione,  repressione,  mancanza di disponibilità a negoziare e la continuazione delle guerre che recheranno altri lutti .La morte in questo paese non è uguale per tutti .Solo se sei morto combattendo in  guerra, solo allora la tua morte sarà considerata e onorata. Così le famiglie dei tre pompieri morti nel rogo Carmelo lottano con forza perchè i  figli siano riconosciuti come caduti , anche se tutti sanno che non vi è alcun rapporto  tra la loro morte e la guerra. Questo culto della morte, apparentemente ha spaventato Yoel Shalit, il fratello del soldato rapito Gilad  che non è rimasto in silenzio durante la cerimonia, ma  ha deliberatamente interferito. Egli  ha capito, con furia crescente , che le nostre guerre ci hanno trasformato in una nazione intrisa di un rituale di morte.  Ha capito che la leadership politica preferisce una Gilad morto a un Gilad vivo  perchè fa emergere un  problema difficile da affrontare : la liberazione   di   un gran numero di terroristi  . Se morisse, la leadership non avrebbe alcun problema. Ancora un altro monumento verrebbe  costruito, e forse una strada sarebbe dedicata a lui. Sarebbe anche possibile sfruttare la sua morte a minacciare Hamas con una rappresaglia terribile.Siamo esperti in danze macabre . Il nostro unico problema è con la vita.In Israel, you're not somebody until your dead
Hamas accetta accordo per rilascio Shalit. Mediatore l'Egitto. SperiamoHamas avrebbe dato il suo assenso
in via di principio alla liberazione del soldato israeliano,
Gilad Shalit, rapito dal gruppo islamista il 25 giugno 2006. A
riferirlo e' stata l'emittente al-Jazira, secondo cui il piano
- che prevede uno scambio del militare ebraico con diversi
prigionieri palestinesi - e' stato messo a punto dall'Egitto.
Il quotidiano israeliano Haaretz ha tuttavia precisato, citando
fonti del Cairo, che le trattative tra le due parti non sono
ancora iniziate. Ma il nuovo esecutivo egiziano, dopo aver
sponsorizzato l'accordo di riconciliazione tra Fatah ed Hamas
firmato il 3 maggio al Cairo, starebbe esercitando forti
pressioni sull'organizzazione islamista affinche' si arrivi
presto a una definizione della questione. E tra breve, almeno
secondo quanto riferito da fonti qualificate, il governo
egiziano dovrebbe presentare il piano a un inviato israeliano,
forse il mediatore David Meidan, recentemente nominato dal
premier Benjamin Netanyahu e atteso al Cairo a breve.
Secondo Al Jazira la liberazione di Shalit, di cui tra poco
piu' di un mese ricorrera' il quinto anniversario della
cattura, era stata discussa dalle autorita' egiziane
direttamente con il leader di Hamas, Khaled Meshal, quando
questi si trovava al Cairo per la cerimonia di riconciliazione
con Fatah. E proprio il riavvicinamento tra le due fazioni
palestinesi rivali potrebbe aver favorito lo sblocco della
situazione. Alle elezioni che si terrano nei Territori,
infatti, il gruppo islamista dovra' presentarsi di fronte
all'opinione pubblica con alcuni obiettivi raggiunti:
costringere Israele a un compromesso sullo scambio di
prigionieri potrebbe essere uno di questi, considerata anche la
legittimazione che ne deriverebbe
Noam Shalit, il padre del soldato rapito, ha affermato di
non aver ricevuto alcuna informazione in merito ad un possibile
accordo tra Hamas e Tel Aviv. Israele continua a lavorare per
riportare a casa Gilad Shalit, "tenuto in ostaggio da un nemico
crudele", ha assicurato ieri Netanyahu durante una cerimonia
per il Giorno della Memoria a Gerusalemme. (AGI)

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