Aluf Benn :La rivoluzione araba bussa alla porta di Israele
La rivoluzione araba ieri ha bussato alla porta di Israele, in occasione delle manifestazioni della Giornata della Nakba (la “Catastrofe” palestinese del 1948, quando centinaia di migliaia di palestinesi fuggirono o furono espulsi dalle loro case, in coincidenza con la creazione dello Stato di Israele (N.d.T.) ) organizzate dai palestinesi di Siria e Libano a Majdal Shams e Maroun al-Ras. I dimostranti che sono entrati nel villaggio druso ai piedi del Monte Hermon hanno frantumato l’illusione che Israele possa vivere comodamente, come una “villa nella giungla,” completamente tagliata fuori dai drammatici eventi che la circondano.Più delle rivoluzioni in qualsiasi altro paese arabo, la rivolta contro il regime di Assad in Siria aveva minacciato di sconfinare in Israele. Il presidente Bashar al-Assad sperava che la sua posizione di leader dell’ “opposizione” ad Israele lo avrebbe salvato dal destino dei suoi omologhi in Tunisia ed Egitto. Quando la sua poltrona ha cominciato a traballare, si temeva che Assad – o chiunque lo avesse rimpiazzato – avrebbe cercato un’escalation del conflitto con Israele al fine di recuperare legittimità presso l’opinione pubblica siriana e nel mondo arabo in generale.Ma il rischio che Assad pregiudicasse la calma e la stabilità sul confine settentrionale era visto da Israele come meno minaccioso della prospettiva che egli venisse rovesciato. Per questo motivo Israele si è astenuta dall’intervenire a sostegno della rivolta contro di lui. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) avrebbero potuto schierare un’ingente forza sulle alture del Golan giustificando quest’azione con la “paura di un’escalation”, attirando di conseguenza l’esercito siriano sull’altro lato del confine, lontano dai manifestanti di Daraa e Homs. Invece, Israele ha adottato la politica del “rimanere a guardare” lasciando che Assad reprimesse la rivolta nella speranza che la deterrenza e la stabilità venissero preservate.Questa calma è stata compromessa ieri, e lo scenario da incubo che Israele ha temuto fin dalla sua fondazione è diventato reale: che i rifugiati palestinesi semplicemente iniziassero a marciare dai loro campi profughi in direzione del confine, cercando di esercitare il loro “diritto al ritorno”. Israele si era preparata a probabili manifestazioni per la Giornata della Nakba in Cisgiordania, a Gerusalemme Est, in Galilea e nel Triangolo, ma invece è stata la diaspora palestinese che ha cercato di forzare le sue barriere di confine. Più che un fallimento dell’intelligence, la situazione ha evidenziato i limiti della forza. È impossibile controllare tutti i fronti disperdendo le forze ovunque. Ci sarà sempre un luogo meno protetto, e il nemico lo sfrutterà.
Israele è stata rapida nell’accusare Assad e, come di consueto, anche l’Iran, di aver inviato “sobillatori siriani e libanesi”, secondo le parole del portavoce delle IDF, “al fine di distogliere l’attenzione dalla repressione delle manifestazioni in Siria”.Ma è difficile immaginare che la politica israeliana nel nord cambierà, e che il governo cercherà di infiammare la frontiera come risposta, al fine di contribuire a rovesciare Assad e di sostituirlo con un regime più soddisfacente. Israele cercherà invece di fare in modo che questo episodio rimanga isolato, tentando di riportare la calma in quell’area.Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha cercato di utilizzare l’incidente nel nord per rafforzare la sua campagna di pubbliche relazioni a Washington. Dal suo punto di vista, questa è un’ulteriore prova che Israele si trova di fronte a forze che vogliono la sua distruzione.Questa non è una lotta per i confini del 1967″, ha detto Netanyahu in risposta all’incidente sul confine del Golan, “ma una sfida all’esistenza dello Stato di Israele, che essi definiscono come una catastrofe a cui bisogna porre rimedio”.
Netanyahu ha ottenuto un’altra piccola vittoria, ieri, dopo che il presidente Barack Obama ha annunciato che avrebbe parlato alla conferenza dell’AIPAC. Obama non comparirà di certo nella roccaforte dei sostenitori di Israele in America al fine di attaccare gli insediamenti e l’occupazione. La sua decisione di essere presente a questo evento, invece di inviare il suo vicepresidente, lascia presupporre che Obama non abbia intenzione di scontrarsi con Netanyahu al loro prossimo incontro.
Aluf Benn è un giornalista israeliano; è corrispondente diplomatico del quotidiano israeliano ‘Haaretz’; segue la politica estera israeliana ed il processo di pace israelo-palestinese dal 1993
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