Tikkun Magazine: Obama & Clinton una volta ancora destabilizzano i palestinesi.
Non è una sorpresa – una volta che l’Amministrazione Obama ha deciso di restare fedele alla tradizione del nostro Dipartimento di Stato dai giorni di Johnson, di Nixon, di Carter, di Reagan, di Bush, di Clinton e di Bush, dà la priorità ai desideri dei sionisti cristiani e dell’AIPAC – a scapito delle continue sofferenze del popolo palestinese. M.J.Rosenberg analizza tutto ciò e poi la notizia del veto che gli Stati Uniti pongono di fatto alla risoluzione ne dà la conferma. Ciò che appare evidente ( e purtroppo deludente) sta nel fatto che erano state abbandonate le promesse fatte inizialmente dall’Amministrazione Obama di una posizione più equilibrata in relazione al conflitto Israelo/palestinese (un equilibrio che risulterebbe essere in realtà più un interesse a lungo termine per Israele che non una resa alle politiche di autodistruzione del governo Netanyahu). In questa situazione, per chiunque si occupi di pace non ha più senso il concentrarsi sull’ incoraggiare insistemente con delicatezza l’Amministrazione Obama perché faccia onore alle sue promesse sulla questione del Medio Oriente. Essa, invece, deve essere contestata pubblicamente e in modo esplicito.
Ora stiamo facendo i prepotenti con i palestinesi.
Sembra che i rapporti degli Stati Uniti con i palestinesi siano entrati in una nuova fase: il bullismo.
di M.J. Rosenberg
Giovedì, il presidente Obama ha telefonato al presidente palestinese Mahmoud Abbas per sollecitarlo a bloccare la Risoluzione di condanna delle colonie del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Durante la conversazione telefonica di 50 minuti, Obama ha esercitato una pressione molto forte, tanto forte che Abbas si è sentito costretto ad acconsentire di trasmettere la richiesta di Obama al Comitato Esecutivo dell’OLP (che, cosa non singolare, ha deciso che Abbas non avrebbe dovuto acconsentire alla richiesta di Obama).
Ma che richiesta è!Per i palestinesi, le colonie israeliane sono il punto cruciale del conflitto israelo-palestinese. Dpo tutto, è il divorare terra da parte delle colonie che rischia di impedire la costituzione di uno stato palestinese da sempre sul punto di realizzarsi.Chiedere al leader palestinese di opporsi a una risoluzione che li condanna è come chiedere al primo ministro israeliano di lasciare cadere la rivendicazione di Israele sulle parti israeliane di Gerusalemme. Infatti, la richiesta degli Stati Uniti per un puro e semplice congelamento di 90 giorni della colonizzazione (una richiesta addolcita da un’offerta di 3,5 miliardi di dollari di aiuti supplementari) ha indignato il governo Netanyahu. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu non è persino riuscito a esimersi dal rispondere (probabilmente pensando che, in ogni caso, sarà lui a prendere i soldi in più ogni volta che lo vorrà). L’Amministrazione si è comportata quindi come se non avesse mai proposto la richiesta a tutti, tanto era attenta nel non offendere Netanyahu in nessun modo. Ma è una storia diversa con i palestinesi, per ovvie ragioni (a Washington non hanno alcun peso politico). Anche quando chiedono alle Nazioni Unite di appoggiarli a proposito delle colonie, l’amministrazione mette esercita una pressione eccessiva. Ma allora perché tanta pressione? Dopo tutto, è un grosso problema quando il Presidente chiama capi di stato stranieri e, ad essere onesti, il capo dell’Autorità Palestinese non è precisamente il presidente di Francia o il primo ministro del Canada. Il motivo per cui Obama ha fatto quella chiamata è che lui era quasi disposto a tutto pur di evitare di porre il veto alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che avrebbe condannato le colonie illegali israeliane. E non è difficile capire perché. Data la turbolenza in Medio Oriente, e la forte opposizione di tutto il mondo arabo e musulmano nei confronti di Stati Uniti che si dimostrano esitanti sul problema delle colonie, l’ultima cosa che l’amministrazione desidera fare è quella di porre il veto ad una risoluzione che le condanna. Ciò è vero soprattutto nel caso di questa risoluzione, sostenuta da 122 nazioni, che incarna le politiche affermate da lungo tempo dagli Stati Uniti. Tutti gli interessi degli Stati Uniti impongono l’approvazione della risoluzione o per lo meno l’astensione.
Ma l’amministrazione ha respinto tale approccio, ben sapendo che se avesse sostenuto la risoluzione, l’AIPAC sarebbe andata in escandescenze, insieme agli oppositori alla Camera e al Senato (specialmente della Camera). (Ecco che già alcuni di loro stanno lanciando degli avvertimenti).Quindi sarebbero cominciate le telefonate dei donatori connessi con l’AIPAC per mettere in guardia che non avrebbero supportato la sua ri-elezione alla presidenza se non avesse posto il veto. E il Primo Ministro Netanyahu avrebbe fatto a Presidente Obama quel che aveva messo in atto nei confronti dell’ex Presidente Clinton – darsi da fare con i Repubblicani (il suo prediletto è l’ex presidente della Camera Newt Gingrich) per far cadere Obama.
Che cosa doveva fare un’amministrazione? Non voleva porre il veto ma aveva paura a non farlo.
All’inizio della settimana, fece circolare un piano secondo il quale il Consiglio di Sicurezza avrebbe criticato moderatamente le colonie in una dichiarazione (non in una risoluzione). Secondo il dicastero di politica estera, la dichiarazione: “esprime la sua forte opposizione a tutti gli atti unilaterali, da qualsiasi parte, che non può pregiudicare l’esito dei negoziati e non sarà riconosciuta dalla comunità internazionale, e riafferma, che non accetterà la legittimazione del prosieguo dell’attività delle colonie israeliane, che rappresenta un grave ostacolo al processo di pace.” La dichiarazione condanna pure “tutte le forme di violenza, compreso il lancio di razzi da Gaza, e mette l’accento sulla necessità di tranquillità e di sicurezza per entrambe i popoli.Notate dove sono citate le colonie? Leggete lentamente. Sono lì. Dalla lettura del linguaggio, non è difficile indovinare dov’è stata redatta la dichiarazione. Piuttosto che limitarsi al riferimento alle colonie, si lancia in inezie (in questo contesto) che accontentano l’AIPAC come il “lancio di razzi da Gaza”, che nulla ha a che fare con le colonie della West Bank in modo assoluto. In altre parole, si legge come una risoluzione della Camera redatta dall’AIPAC, anche se tralascia di riportare gli “evviva per Israele”, cosa che è regolare al Congresso, ma è improbabile che si verifichi al Consiglio di Sicurezza. Tutto ciò per evitare di porre il veto a una risoluzione che esprime la politica degli Stati Uniti. Inutile dire che il piano statunitense non è andato da alcuna parte. L’ipocrisia ha la meglio solo il giorno in cui non è trasparente. Come ho scritto all’inizio di questa settimana, questo è ciò che succede quando a pilotare la politica degli Stati Uniti sono i donatori e non i diplomatici. E’ un peccato che, di fronte al mondo intero, non si preoccupino di fare apparire gli Stati Uniti come una marionetta nelle mani di Netanyahu.
(tradotto da mariano mingarelliUna volta ancora Obama & Clinton destabilizzano i palestinesi

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