Soleiman e la Cia, un patto lungo 15 anni per sequestri e torture

   La stampa americana, con qualche giorno di ritardo, si è ricordata del “passato nero” di Omar Soleiman, l’ex capo dell’intelligence diventato vice presidente egiziano. Confermando quanto avevamo raccontato su Corriere.it il giorno della sua nomina, i media statunitensi sottolineano che Soleiman ha gestito insieme alla Cia le extraordinary rendition, le consegne speciali. Un programma – iniziato nel 1995 – in base al quale gli americani hanno arrestato o sequestrato presunti terroristi e li hanno trasferiti in diversi Paesi amici, dove poi hanno subito torture.
RAPIMENTI E TORTURE – In Egitto – secondo fonti diverse – ne sono arrivati oltre 70, compreso Abu Omar, l’imam rapito a Milano nel febbraio 2003. Gli uomini di Soleiman hanno fatto a gara con i loro colleghi giordani – i più temuti dai qaedisti – nell’usare dure tecniche di interrogatorio. Ed hanno creato all’interno delle prigioni sezioni speciali dove hanno rinchiuso i seguaci di Osama. Nel suo lavoro, Soleiman è sempre stato solerte. Un episodio svela i suoi metodi. Gli americani uccidono un militante in Afghanistan e sospettano che possa trattarsi dell’egiziano Ayman Al Zawahiri. Chiedono allora all’Egitto di confrontare il Dna del cadavere con quello del fratello detenuto dopo una rendition. Soleiman risponde: se volete, vi mando un braccio. Nel novembre 2001, viene catturato in Afghanistan il leader islamista Sheikh Al Libi. Gli americani lo “passano” agli egiziani perché lo facciano parlare: la Cia – pressata dalla Casa Bianca – spera di avere una confessione sui legami tra Al Qaeda e Saddam. Al Libi è picchiato, chiuso in una piccola gabbia, sottoposto a pressioni. E alla fine “ammette”: ci sono rapporti tra i qaedisti e gli iracheni. Una “notizia” – infondata – che finisce nel famoso discorso di Colin Powell all’Onu. Soltanto dopo qualche anno Al Libi ritratterà tutto e spiegherà: ho raccontato quella storia per sopravvivere. Il caso verrà citato da quanti negli apparati anti-terrorismo ritengono che la tortura sia non solo immorale ma anche controproducente.IL CASO ABU OMAR – Anche nella vicenda di Abu Omar non sono mancati aspetti strani. Sono gli 007 di Soleiman a “gestirlo” ma poi, inspiegabilmente, lo rilasciano. Fatto davvero raro per chi è finito nelle rendition. E l’imam, una volta liberato, svela quello che gli è successo chiamando in causa la Cia. Come si spiega la mossa degli egiziani? Una versione sostiene che ormai era bruciato, aveva raccontato quel poco che sapeva. Un’altra teoria, più intrigante, ipotizza che vi sia stata una faida tra servizi e Abu Omar è stato liberato per creare imbarazzo.

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