Setareh SabetyProteste in Iran: la storia di una notte, o un appello duraturo al cambiamento?
Lunedì a Teheran i manifestanti si contavano a migliaia – molto più di quanto la maggior parte di noi si aspettava, ma erano sparsi. Sembra che le forze di sicurezza siano riuscite a impedire che chiunque rimanesse in un posto abbastanza a lungo perché diventasse un grande centro di raccolta. Io posso contare solo su fonti oculari visto il livello di disinformazione su internet di gruppi estremisti come l’MKO (Mojahedin-e-Khalq, anche noti come “ mojahedin del popolo iraniano” o “Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran”, un’organizzazione che si prefigge di rovesciare la Repubblica Islamica iraniana, molti esponenti della quale si trovano in Iraq (N.d.T.) ) e gli ultra-monarchici. La maggior parte dei miei contatti sostiene che le folle di manifestanti erano enormi. Una anche che vi erano più di centomila persone.Le forze di sicurezza erano anch’esse importanti per numero e interventi. Una delle mie fonti dichiara che c’erano più forze di sicurezza di quante ne avesse mai viste prima. Ha anche detto che c’erano gruppi lealisti che mostravano foto di Khamenei. Le forze di sicurezza usavano verghe elettriche e lacrimogeni. Le mie fonti confermano il fatto che il coro più cantato era “Marg bar Khamenei” (morte a Khamenei). Ma bisogna fare attenzione, infatti due video che sono circolati molto erano del 2009 e avevano un doppiaggio con cori anti-Mubarak e anti-Ben Ali. I presenti hanno visto dei pulmini con i quali venivano portati gli arrestati. Non ho visto foto o video che mostrassero folle enormi. Sembra invece che vi fossero vari cortei di protesta e uno particolarmente grande a Sadeghieh nel centro di Teheran.Quello che è certo è che la grande partecipazione ha colto tutti di sorpresa. Le mie fonti erano tutte speranzose, anche se una è rimasta scossa e spaventata dal comportamento dei basiji e dall’uso dei lacrimogeni. Il ruolo dei social media, se da un lato è importante, dall’altro è stato leggermente sopravvalutato. In verità non ho visto nessuno scrivere su Twitter dall’Iran, e di certo non dalle proteste. Forse Facebook ha aiutato un po’ l’organizzazione. Ma all’apice delle sommosse del 2009 meno dello 0,2% stavano usando Twitter dall’Iran anche quando tutti cambiarono il loro account ponendo la propria locazione in Iran per proteggere l’identità dei manifestanti. Con i servizi telefonici sospesi e nessun sms sarebbe stato difficile organizzarsi tramite Internet.Hanno imfluito molto anche gli arresti dei capi riformisti, Mousavi, Rahnavard e Karroubi. Questo ha accresciuto la loro statura rivoluzionaria. Ma sembra che la giornata di lunedì non riguardasse loro in primis. Sono stati sentiti ben pochi cori a favore di Mousavi o Karroubi. Qualsiasi cosa accada, sembra che le folle abbiano abbandonato l’agenda riformista e stiano chiedendo un vero e proprio cambio di regime. Questo potrebbe essere il risultato del contagio egiziano-tunisino. Gli iraniani normalmente si considerano superiori ai loro vicini – soprattutto agli arabi – ed il fatto che questi ultimi siano riusciti ad ottenere in poche settimane quello che loro hanno desiderato per così tanto tempo potrebbe averli spronati all’azione. D’altra parte molti diffidano dei riformisti, che hanno tuttavia collaborato col regime islamico, quindi spostarsi verso un’opposizione anti-regime potrebbe attrarre più persone alla loro causa. Più le persone sentono che questo è un tentativo di liberarsi dell’odiata teocrazia, più saranno disposte a rischiare la loro vita e la loro salute. Raramente le persone rischiano la vita per delle riforme, mentre invece tendono a farlo per veri cambiamenti.Quello che rimane da vedere è se questo movimento si allargherà alle classi lavoratrici che sono sempre più insoddisfatte per le condizioni economiche provocate dai tagli dei sussidi statali e dalle sanzioni internazionali. Più che da Internet, il successo del movimento di opposizione dipende dal sostegno dei lavoratori e dei commercianti del Bazaar che per ora non hanno scioperato in segno di solidarietà, nonostante i ripetuti inviti a unirsi al movimento dopo le elezioni contraffatte del Giugno 2009. Sarà importante anche vedere se l’inerzia guadagnata dalle proteste di lunedì si manterrà nonostante la brutale reazione del regime, che sicuramente continuerà. Ma se gli iraniani, ispirati dai clamori a favore del cambiamento in tutta la regione, conserveranno lo zelo dimostrato lunedì, allora ci sorprenderanno ancora. Quando arriverà, sarà la prima rivoluzione contro un regime islamista e come tale segnerà un importante precedente per la regione ed il mondo.
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