PAOLO BRANCA, “I GIOVANI, CHIAVE DEL FUTURO ARABO” - ESCLUSIVA MISNA

   “Sicuramente ci saranno spinte di tipo gattopardesco: ‘Cambiare tutto per non cambiare niente’ negli equilibri del futuro Egitto. Ma nuovi attori si sono affacciati sulla scena politica e nazionale e non credo abbiano intenzione di retrocedere”: è l’analisi che Paolo Branca, autore di saggi e docente di Lingua e Letteratura araba e di Islamistica presso l’Università Cattolica di Milano, fa alla MISNA analizzando lo scenario attuale e i possibili futuri sviluppi nel paese travolto dalla ventata della cosiddetta ‘primavera araba’. “L’Egitto ha sempre avuto un ruolo determinante negli equilibri mediorientali, e quello che accade nel paese non potrà non avere riflessi su tutta la regione. In questo momento, molto dipende dal modo in cui la società civile saprà organizzarsi. Sono loro, i giovani, gli attivisti, la vera chiave del cambiamento” osserva lo studioso, secondo cui “se era impossibile prevedere con esattezza quando e in che modo una rivolta si sarebbe manifestata, è pur vero che non si sarebbe potuto andare avanti a lungo”. Corruzione, brogli, arresti arbitrari torture e vessazioni infatti, sono solo una parte delle accuse mosse al regime di Hosni Mubarak, e oggi ampiamente denunciate dalla stampa nazionale indipendente, che ha governato con il pugno di ferro il più popoloso paese arabo per oltre trent’anni. “Che l’esercito abbia svolto un ruolo fondamentale è indubbio. D’altronde i militari sono l’unica forza organizzata e di peso nel paese: non i Fratelli musulmani che, pur avendo grande seguito tra la popolazione sono stati costretti a lunghi anni di illegalità e oppressione e neanche i movimenti di opposizione laica, come nasseriani e comunisti, schiacciati col beneplacito dell’Occidente durante tutti gli anni della guerra fredda in chiave anti-sovietica” spiega il professore, che comunque sottolinea “la profonda laicità della società egiziana”. In piazza, prosegue Branca, “dove pure c’erano esponenti della Fratellanza musulmana, non si sono visti slogan o simboli islamici che facciano pensare ad una deriva della sollevazione popolare in questa direzione”. Lo ‘spauracchio’ dell’islamismo, agitato a livello internazionale per giustificare o comunque motivare il sostegno a regimi autoritari “appartiene ad una logica politica vecchia, che non ha portato soluzioni, ma semmai problemi - aggiunge – Da oggi bisogna ragionare in modo diverso, sostenere la società civile e il pluralismo politico, per favorire un equilibrio stabile nella regione”. Tra 25 anni, sottolinea Branca, “l’Egitto avrà 150 milioni di abitanti e in tutto il Nord Africa la popolazione sarà quasi raddoppiata. Il futuro del Mediterraneo dipenderà soprattutto dalle condizioni economiche, politiche e sociali di questi paesi”. Purtroppo, conclude il docente “è sconfortante vedere che l’Europa si ostini a ragionare solo in termini di ‘sicurezza’ e che dopo 25 anni e più di assoluto disinteresse, quando non di silenziosa complicità, il massimo che alcuni dirigenti politici riescano a suggerire consista nell’invio di agenti di polizia a presidiare le loro coste”. [AdL]

http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=288992

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