Amira Hass :Aspettarsi che i residenti di Gaza e di Ramallah si sollevino in una dimostrazione di solidarietà con gli egiziani e i tunisini? Non contateci.

    Sopra gli scaffali della lattuga e dei broccoli (prodotti in Israele) e del miele, del prezzemolo e del coriandolo (prodotti in Palestina) i manifestanti non sono più gli stessi in televisione. La televisione nel negozio di verdura a Ramallah è situata sul lato opposto alla cassa e le trasmissioni in diretta dalle strade di Tunisi due settimane fa e dall’Egitto e dalla Giordania nella settimana scorsa, hanno attirato maggior pubblico che non le soap opera e i sermoni religiosi che i clienti spesso vedono sugli schermi.Hai sentito cosa ha appena detto il manifestante [a Tunisi, su Al Jazeera]?” ha chiesto A., un dipendente del negozio. “Ha detto che la situazione dei palestinesi è migliore di quella dei tunisini, che loro [i palestinesi] hanno il cibo.”Gli ho detto che questa è stata la stessa impressione riportata dai membri delle delegazioni egiziani di solidarietà in visita alla Striscia di Gaza dopo l’Operazione Piombo Fuso. Erano rimasti meravigliati dall’abbondanza di cibo, specialmente frutta e verdura, che potevano trovare a Gaza. E ho sentito questo non da portavoce dell’Amministrazione Civile Israeliana, bensì da egiziani e palestinesi.
L’apparato di aiuti meglio oliato del mondo garantisce che una rivolta non sarà innescata dalla mancanza di cibo a Gaza e nella West Bank, anche quando si tratti della più povera delle famiglie. Ma è davvero questo il motivo per cui la solidarietà nei confronti del confratelli dei paesi arabi non viene espressa nelle strade palestinesi?
I tunisini hanno restituito l’onore alla Nazione Araba” ha detto una donna di trentacinque anni nata a Nablus, con gli occhi scintillanti. Questo accadeva due settimane fa. Due giorni fa, una giovane di Tul Karm, anche lei con gli occhi che brillavano mentre osservava in televisione lo svolgersi delle manifestazioni, ha detto: “Stiamo tutti aspettando che [il presidente egiziano Hosni] Mubarak cada.”A Gaza, un bambina di quattro anni, ripete gli slogan dei manifestanti: “Vogliamo un cambio di regime!” con gran divertimento dei suoi genitori, che ascoltano attentamente le trasmissioni radio da quando, come accade spesso, non c’è elettricità.La tecnologia ha creato l’intimità di un grande villaggio in cui tutti conoscono tutti. E., un residente a Gerusalemme, mostra in giro con entusiasmo la foto che ha appena ricevuto sul suo cellulare da un amico in Egitto, nella quale si possono vedere poliziotti egiziani in fuga da dimostranti che danno loro la caccia. E., arrivato alla dimostrazione congiunta Israelo-Palestinese a Sheikh Jarrah (contro l’espulsione di residenti palestinesi dai sobborghi di Gerusalemme Est) direttamente da un’altra protesta al Damascus Gate della Città Vecchia, in cui molte dozzine di partecipanti hanno accolto con striscioni a sostegno delle sollevazioni tunisine e algerine coloro che uscivano dalle preghiere del venerdì [alla Moschea di Al-Aqsa].E. ha saputo che membri di Hamas e del Partito Islamico di Liberazione Hizb Al-Tahrir si erano raccolti nella piazza all’esterno della Moschea di Al-Aqsa per dimostrare contro gli scavi israeliani nell’area, nonché contro l’Autorità Palestinese.Ma non è stato personalmente presente per poterlo confermare, poiché la polizia israeliana non permette a uomini della sua età di pregare nella moschea.




Contrastato a Ramallah   In ogni caso quel che è stato apparentemente possibile a Gerusalemme, è stato contrastato a Ramallah. Giovedì 20 gennaio un gruppo di giovani voleva dimostrare il proprio appoggio ai tunisini. Come è consueto al giorno d’oggi, si sono organizzati utilizzando Facebook e le e-mail. E, in conformità alla legge palestinese, hanno informato la polizia con 48 ore di anticipo della loro intenzione di riunirsi in Piazza Manara, solo per apprendere che le dimostrazioni pubbliche a sostegno del popolo tunisino erano state vietate.



Alcuni dei giovani sono arrivati comunque nella piazza all’ora convenuta. Sono rimasti sorpresi nello scoprire che, assolutamente per caso, stava avendo luogo un’altra dimostrazione lì, a quell’ora, per esprimere solidarietà a, e preoccupazione per, Haytham Salhiyeh, un prigioniero in un carcere israeliano contro il quale, affermano le organizzazioni per i prigionieri, ha avuto luogo un tentativo di avvelenamento.



Le persone che si erano presentate per appoggiare la rivolta in Tunisia hanno deciso di unirsi all’altra dimostrazione. Ma poiché uno di essi portava ancora una bandiera tunisina, i poliziotti hanno caricato e disperso la folla. E’ superfluo aggiungere che, pochi giorni dopo, le proteste contro Al Jazeera – che ha fatto trapelare i cosiddetti Palestine Papers – si sono svolte senza interferenze.



Immediatamente dopo che il presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali aveva lasciato il paese, i siti web palestinesi avevano pubblicato una dichiarazione del comitato esecutivo dell’OLP che esprimeva solidarietà al coraggioso popolo tunisino in lotta contro l’oppressione e la corruzione. Poche ore dopo, l’alto dirigente dell’OLP Ahmed Abdel Rahman ha chiarito che il comitato esecutivo non si era riunito e che pertanto non poteva aver rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale. Forse le scene della rabbia dei tunisini che attaccavano le abitazioni dei loro leader hanno ricordato troppo le scene di Gaza del 2007, quanto una folla inferocita saccheggiò le lussuose, e per certi versi pretenziose, abitazioni dei dirigenti dell’Autorità Palestinese.Si può dunque concludere che le autorità di Hamas a Gaza stiano permettendo le dimostrazioni di solidarietà (così come hanno permesso le proteste contro l’Autorità Palestinese la settimana scorsa in seguito alla pubblicazione dei Palestine Papers da parte di Al Jazeera)? Sabato una giovane si è recata dalla polizia di Gaza dove, sempre sulla base della legge già citata, ha annunciato l’intenzione di un gruppo di giovani di manifestare appoggio alle attuali sollevazioni nei paesi arabi. Scordatelo, le è stato detto. Nel caso qualcuno la pensi in modo diverso, Hamas ha anche paura del potenziale sovversivo e dei messaggi di emancipazione.Sia a Gaza sia nella West Bank, le autorità palestinesi hanno già dimostrato la loro eccellente capacità di reprimere le dimostrazioni. E’ questo che impedisce ai palestinesi di esprimere solidarietà ai loro confratelli arabi che per anni sono stati ispirati dalle scene dell’Intifada palestinese?



La paura che le proteste saranno represse non è il motivo centrale, ha detto un amico che è più anziano dei giovani che hanno cercato di dimostrare a Ramallah e a Gaza.Noi abbiamo scatenato l’Intifada e guarda cosa ne è venuto. La situazione è solo peggiorata.” Mi ha detto. “La prima ci ha portato l’Autorità Palestinese e poi l’espansione degli insediamenti; la seconda la distruzione, la repressione israeliana che è peggiore di prima e il regime di Hamas. La gente è depressa. Non vedono un senso nel manifestare. La speranza che la dittatura dell’occupazione crolli se scendiamo nelle strade – come in Tunisia e in Egitto – è svanita.”
Traduzione di Giuseppe Volpe – namm.giuseppe@virgilio.it 

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