Emad Gad : Israele e la rivoluzione egiziana della rabbia


    Mentre la rivoluzione della gioventù egiziana stava crescendo e guadagnando terreno, il governo israeliano ha tenuto una riunione dopo l’altra per discutere gli effetti di tale rivoluzione sul futuro delle relazioni tra Egitto e Israele, e sul processo di pace. Questa è stata una reazione logica e naturale, considerato che l’Egitto è il più grande paese del Medio Oriente e del mondo arabo ad aver firmato un trattato di pace con Israele. Esso confina anche con Israele e la Palestina (attraverso Gaza).
Col passare del tempo, i funzionari israeliani, tra cui il primo ministro Binyamin Netanyahu, hanno però rilasciato diverse dichiarazioni in cui affermavano che Tel Aviv stava facendo tutto il possibile con gli Stati Uniti e le capitali occidentali per garantire il sostegno al regime del presidente Hosni Mubarak. Ciò è stato considerato in Egitto come una palese interferenza negli affari interni del paese, e come una mossa politicamente opportunistica e miope. Netanyahu ha ripetutamente detto che la caduta del regime di Mubarak avrebbe avuto una serie di conseguenze, in primo luogo che il nuovo regime del Cairo sarebbe stato un regime islamico, simile a quello di Teheran. Tale parere si basa su una totale stupidità, o sul profondo timore che la società egiziana si solleverà e costruirà un nuovo ordine politico fondato sulla libertà, la democrazia e il pluralismo politico.
Questa idiozia politica è radicata in una tradizionale incapacità di comprendere la composizione della società egiziana e delle nuove forze al suo interno. Israele non riesce a comprendere la realtà dell’Egitto, che è essenzialmente incentrata sul fatto che la forza attiva nella società egiziana contemporanea è rappresentata dalla gioventù della classe media. Si tratta di forze civiche con tutta probabilità laiche, nel senso che esse separano la religione dalla politica, non dalla società. La prova è a Piazza Tahrir, dove tutti sono convenuti portando solo la bandiera egiziana.Dire che qualsiasi nuovo regime che emergerà in Egitto deciderà di annullare il trattato di pace con Israele è una pura sciocchezza, e dimostra una visione miope, nonché il fallimento dell’apparato di intelligence israeliano. I leader della comunità dell’intelligence israeliana si vantano di sapere tutto dell’Egitto, ma in realtà non sanno nulla. La società egiziana, la cui vera essenza si è rivelata durante la rivolta del 25 gennaio, è civile, razionale, pragmatica, ed ha iniziato a gettare i semi di una nuova generazione di leader che innalzerà l’Egitto al posto che merita.La seconda possibilità è che gli israeliani già sappiano tutto questo, ma temano che l’Egitto si trasformerà in uno stato civile democratico con un forte spirito nazionalistico. Diventerà uno stato civile, probabilmente laico, sotto la cui bandiera tutti gli egiziani si riuniranno a prescindere dalle divisioni settarie e religiose. Il paese si solleverà e giocherà un ruolo degno del suo prestigio nella regione e nel mondo. Gli israeliani temono una cosa del genere, pur sapendo che un Egitto di questo genere non abrogherà il trattato di pace con Israele. Di conseguenza, essi vogliono vedere l’Egitto lacerato da conflitti settari e religiosi, indebolito ed economicamente fragile.Gli eventi tumultuosi susseguitisi a partire dal 25 gennaio hanno rivelato che Israele è e rimarrà un’entità aliena, incapace di comprendere la società egiziana o di cogliere la sua trasformazione. Gli israeliani si fanno cogliere da ogni tipo di fissazione e, nei momenti più critici, prendono le decisioni sbagliate, che impediscono a Israele di diventare uno stato normale nella regione. Il governo israeliano avrebbe potuto aspettare, e non fare alcuna dichiarazione finché non avesse verificato ciò che stava accadendo. O forse aveva deciso di impedire che avvenissero trasformazioni radicali in Egitto.In entrambi i casi, si è posizionato contro la genuina rivolta di un popolo, insultando le aspirazioni e le ambizioni del popolo egiziano alla libertà e alla democrazia. Esso si sta opponendo alla generazione egiziana della “rabbia”, che è la più nobile generazione che sia mai emersa in Egitto. Si tratta di una generazione che si è spinta oltre i successi della Rivoluzione del 1919; è una generazione che ha intrapreso una vera e propria rivoluzione, non un colpo di stato militare appoggiato dalla popolazione, come avvenne nel 1952.Il governo israeliano pagherà un prezzo per questo, in diversi modi, soprattutto rimanendo un’entità isolata ed estranea in una regione che è cambiata per mano della gioventù egiziana di Piazza Tahrir
.Emad Gad è un analista egiziano presso l’Ahram Centre for Political and Strategic Studies

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