Anche Hezbollah condanna Gheddafi

di Marco Di Donato*

Che gli sciiti libanesi non abbiano mai avuto troppo in simpatia Muammar Gheddafi non è certamente notizia di ieri. La reciproca antipatia risale al 1978 quando il leader sciita Moussa al-Sadr scompariva misteriosamente mentre era diretto in Libia. Amal ed Hezbollah, così come l'intera comunità sciita libanese, non hanno mai perdonato al colonnello Gheddafi di aver eliminato una delle figure di maggior rilievo per il mondo sciita e da oltre 30 anni non perdono occasione per screditare la sua immagine e contrastare le sue azioni. Quale momento migliore allora per infierire su quella stanca, vetusta ed incollerita figura che pronuncia lunghi e sconnessi discorsi rivolgendosi ad un popolo che ormai non ne vuole più sapere del Libro Verde e di quel ripetitivo oratore da quarant’anni al potere?Hezbollah non ha tardato un attimo a porsi al fianco dei manifestanti di Bengasi e Tripoli. Non ha perduto un'occasione così evidente per contribuire alla caduta del terzo dittatore arabo dopo Ben Ali e Mubarak. Un'occasione che permette anche al Partito di Dio di distogliere, seppur momentaneamente, l'attenzione dalle scottanti ed irrisolte questioni di politica interna.
In particolare Hussein Moussawi, esponente parlamentare di Hezbollah, ha duramente condannato le “atroci e barbare stragi perpetrate da Muammar Gheddafi”, “un esempio storico senza precedenti”. Secondo Moussawi è necessario “intervenire rapidamente e fermare lo spargimento di sangue nel tentativo di salvare l'eroico popolo libico dal genocidio”.

Ovviamente il Partito di Dio appoggia con estremo interesse le rivolte arabe, dimenticando però di manifestare la propria solidarietà ad esempio ai rivoltosi iraniani e dimenticando altresì di criticare con la stessa durezza il presidente iraniano Ahmadinejad e le sue azioni di repressione contro i manifestanti.
Forse proprio a causa di questa grave mancanza di onestà politica, Hezbollah è stato accusato dal quotidiano londinese Al-Sharq Al-Awsat di aver non solo appoggiato moralmente Teheran in questi ultimi mesi, ma di aver addirittura fornito uomini e mezzi per reprimere le manifestazioni.
La notizia è da prendere con la dovuta cautela per tutta una serie di motivi. In primo luogo la fonte. Al-Sharq Al-Awsat è un quotidiano arabo di proprietà saudita, proprio quell'Arabia Saudita così vicina alla famiglia Hariri e che tutto l'interesse ha nello screditare con ogni mezzo l'immagine del Partito di Dio.
Secondo. Ma l'Iran ha davvero bisogno di uomini di Hezbollah per reprimere una rivolta di alcune migliaia di manifestanti? Semplicemente scorrendo la pagina di Wikipedia relativa alle forze Basij, ossia alle unità paramilitari, si viene a conoscenza che il loro attuale numero in Iran ammonterebbe a circa 100mila unità in piena attività, più 300mila riservisti ed oltre 1 milione di uomini da mobilitare in caso di estrema necessità. A questi già importanti numeri, va aggiunto il corpo dei Guardiani della Rivoluzione (circa 300 mila unità), le forze Speciali e la polizia ordinaria. Il tutto senza voler contare l'esercito.
Terzo. La notizia non è stata confermata da fonti indipendenti. Il caso dei 1.500 libanesi utilizzati per reprimere la rivolta iraniana resta dunque ancora da chiarire, anche se, stando agli attuali elementi sui quali effettuare una riflessione, la notizia sembra del tutto improbabile e montata ad arte.
Molto più probabile invece che effettivamente le forze di opposizione del Bahrein, quelle si, siano state addestrate o comunque ricevano supporto da uomini di Hezbollah i quali avrebbero tutto l'interesse a rovesciare l'attuale governo per garantire alla comunità locale sciita, l'anima della protesta, un maggior peso all'interno delle logiche politiche del piccolo emirato.
L'assenza di critica nei confronti di Ahmadinejad e della repressione iraniana, la quale per quanto cruenta e condannabile non ha comunque raggiunto le spaventose dimensioni dei massacri libici, non vuole necessariamente significare un completo appoggio alle sue politiche e tanto meno fa risultare ovvio l'invio di uomini della resistenza libanese in appoggio alle milizie iraniane.Del resto non ci si attendeva una netta presa di posizione contro l'Iran, uno dei principali alleati regionali insieme alla Siria. Tuttavia l'aver taciuto su una tematica così delicata come le richieste della popolazione iraniana, rappresenta un errore politico che potrebbe avere conseguenze sull'immagine futura del Partito di Dio nell'ottica delle relazioni internazionali con le diplomazie occidentali. http://www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=10202
 per Osservatorio Iraq










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