Zvi Schuldiner :ANNO NUOVO SENZA PACE


    Il governo israeliano presieduto dal primo ministro Benjamin Netanyahu è arrivato alla fine dell'anno con una coalizione di estrema destra al cui interno convivono elementi fondamentalisti e razzisti e con una sensazione, pubblica e generale, che si tratta di un governo povero di programmi per il futuro.
Il risultato della coalizione è chiaro: il processo di pace non esiste, è impossibile arrivare alla soluzione di due stati per due popoli, si può quindi continuare con l'attuazione del progetto per l'annessione dei territori occupati nel 1967. Persino i sondaggi delle ultime settimane, anche quando hanno dato come preferito Netanyahu, riconoscono che il governo è interessato soprattutto alla sua sopravvivenza e che quindi sempre più israeliani iniziano a intravedere un futuro oscuro e problematico.Negli stessi giorni in cui, due anni dopo, Israele commemora la «vittoriosa» guerra contro i palestinesi di Gaza, la frontiera sud è sempre più scossa e crescono le minacce di una possibile nuova azione nella già assediata Striscia. Netanyahu ha saputo manovrare l'opinione pubblica israeliana e internazionale al punto da far pensare alla nascita di un nuovo De Gaulle o DeClark, ma le ricette del primo ministro israeliano non sono state altro che una demagogica propaganda destinata a tranquillizzare l'opinione pubblica internazionale e senza alcun contenuto reale. La famosa formula dei due stati per due popoli non ha nessun senso se non si concretizza a livello territoriale. Netanyahu sta però attuando la sua ricetta, anche se in forma un po' diversa: la sua politica economica e sociale porta sì a due stati per due popoli, uno dei ricchi e l'altro dei poveri; l'economia israeliana cresce sotto una forte politica neoliberale che per ora si è salvata dalla crisi mondiale grazie al buon funzionamento di quei freni finanziari che furono invece distrutti negli Usa e in altri paesi sviluppatiI palestinesi hanno fatto il gioco del governo israeliano basando la propria politica sull'esigenza di congelare le costruzioni nei territori occupati. Non era questa l'essenza della questione giacché il problema della costruzione è di vecchia data. Ora, per arrivare alla pace, è necessario chiarire la questione territoriale, è necessario provvedere all'unità palestinese, sarà necessario esigere che Gerusalemme sia capitale di entrambi gli stati, ed è solo una parte della soluzione e dei negoziati.
Sulla vigilia di questo fine anno, in Israele, pesa un'aria pesante che si manifesta sotto forma di un crescente razzismo. Ci sono rabbini, salariati statali, che firmano manifesti pubblici in cui si chiede di non vendere o affittare case agli arabi. Chi ha memoria storica dovrebbe ricordare qualcosaPersino il primo ministro si è dichiarato, anche se molto timidamente, contro questo fenomeno. Ma intanto ieri 30 mogli di noti rabbini hanno richiamato «le figlie di Israele a non frequentare arabi e a non lavorare con loro negli stessi posti di lavoro». Un membro della Knesset, Yaacov Katz rappresentante dell'estrema destra, si dichiara allarmato dalla invasione di extracomunitari che attraversano illegalmente la frontiera sud e che «hanno già conquistato vaste regioni del centro del paese» e racconta di 70 donne ebree che si sono sposate con musulmani. In queste ultime settimane alcuni gruppi di estrema destra hanno organizzato tre manifestazioni, a Bat Yam, Tel Aviv e Gerusalemme, in parte contro l'«invasione extracomunitaria», ma soprattutto contro gli arabi israeliani. Nei quartieri molto poveri di Bat Yam e Tel Aviv, dove gli abitanti in alcuni casi vedono peggiorare la propria situazione con l'arrivo di extracomunitari, è facile usare la demagogia razzista. È facile canalizzare la protesta contro gli extracomunitari e gli arabi, che assumono il ruolo di capro espiatorio, un ruolo che tante volte, in passato e in altri paesi, è toccato agli ebrei.Ma il problema comunque non è rappresentato dai 200 o 500 manifestanti, che sono solo un sintomo di un crescente razzismo che sta attecchendo nella maggioranza della popolazione israeliana. Ogni giorno è più facile trasformare la paura in razzismo, un razzismo che si estende come pericoloso cancro all'interno di tutta la società.Anno nuovo senza orizzonti di pace, ed è sempre più presente lo spettro della guerra. Il processo coloniale nei territori occupati diventa sempre più veloce e il razzismo e le diverse forme di apartheid che sembrano ristrette a questi territori, iniziano a estendersi nella società tutta.Anno nuovo, con un futuro sempre più buio e povero di sogni.

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