Israele demolisce case e scuole a Dkaika

 bambini studiano all’aperto dopo che i bulldozer hanno ridotto in macerie gli edifici non autorizzati
di Harriet Sherwood 

In un paesaggio desolato ma bellissimo di pietrose colline ondulate, ieri ho visto un gruppo di scolari palestinesi prendere lezioni a cielo aperto accanto a un cumulo di macerie che, fino a questa settimana, era la loro classe.
Questo è il villaggio di Dkaika, nel punto più a sud della West Bank. E' una comunità di circa 300 persone, senza elettricità o acqua corrente, i cui giorni sono spesi badando alle loro mandrie di capre e pecore e cercando di non attirare l'attenzione dei vicini coloni ebrei. Mercoledì scorso, verso le 7.30, un convoglio di veicoli militari e bulldozer è arrivato ad abbattere 16 case, un recinto per animali, un negozio e una delle aule della scuola di villaggio. Tutti sono stati colpiti da ordini di demolizione, emessi perché le strutture erano state costruite senza permesso, che è quasi impossibile da ottenere qui per i palestinesi. Dkaika è in una zona C, sotto il pieno controllo militare e civile israeliano, tipologia che rappresenta il 60% della Cisgiordania. In quel momento c'erano decine di bambini all'interno della scuola. I soldati hanno cercato di impedire ai loro tre insegnanti di entrare nell'edificio. Sulaima Najadah, 38 anni, che insegna inglese dal settembre scorso, mi ha detto di essere corso a rassicurare i bambini che piangevano. "Ero in questa classe", ha detto, indicando il mucchio di lamiere contorte e calcinacci. "I soldati ci hanno portato fuori con la forza." Gli insegnanti sono stati ammanettati e bendati di fronte ai loro alunni, prima che le ruspe iniziassero a muoversi. Una ragazza, Mariam Odeh, 13 anni, ha detto di aver avuto paura che l'aula sarebbe stata abbattuta sulle loro teste. Nayfeh Ka'abneh, dodici anni, ha perso la sua casa così come la sua classe. Quella notte ha dormito in una tenda. "Non è comodo", ha detto, timidamente torcendo il suo velo. "Vogliamo ricostruire la nostra casa". In un'altra tenda, con un tappeto sopra al nudo terreno sassoso e un fuoco che brucia piccolo in un angolo, Fida Najada, 24 ani, ha detto che non ha soldi per ricostruire la sua casa. Suo marito, che pascola le mandrie lontano dal villaggio, non sapeva ancora che era stata demolita. In stato di gravidanza e con un bambino piccolo aggrappato alle gambe, Najada non ha idea di quanto tempo dovrà vivere in tenda. Tra 50 e 60 persone sono rimaste senza casa a causa delle demolizioni di mercoledì, e vanno ad aggiungersi ai 478 - molti dei quali bambini - trasferiti nella zona C nel 2010, secondo i dati dell'Ufficio dell'Onu per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Il numero per l'anno precedente era 319. I residenti avevano creduto gli ordini di demolizione fossero sospesi, mentre le autorità israeliane stavano considerando un piano per regolarizzare il paese. Essi non hanno negato che gli edifici sono stati costruiti senza permesso. Le costruzioni palestinesi vengono approvate raramente in zona C, a differenza dei permessi per l'espansione degli insediamenti. La zona è abitata dai palestinesi fin dall'epoca ottomana, ha detto gente del posto. La sua popolazione crebbe grazie alle famiglie trasferite dal Negev oltre la linea verde, dopo la guerra del 1948. Un portavoce dell'esercito israeliano mi ha detto, ieri pomeriggio, che si sarebbe informato circa le demolizioni. Io aggiungerò qui sotto tutti i commenti che arriveranno da parte dell'esercito israeliano. 

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