Amira Hass :La barzelletta del soldato

    “C’è un soldato di guardia a un check point in Cisgiordania che controlla le carte d’identità di chi vuole passare. Un abitante di Jenin non può transitare ed è costretto a fare una lunga deviazione per arrivare a un’altra strada. Uno di Tulkarem viene trattenuto per un quarto d’ora, poi viene fatto passare. Due di Nablus rimangono fermi per tre ore e alla fine vengono rispediti indietro. Quando arriva un tizio di Ramallah, il soldato esclama: ‘Oh, fratello, per fortuna sei tu! Mi tieni il fucile e resti di guardia per dieci minuti? Non ce la faccio più: devo correre a pisciare”La barzelletta non è nuova e, come spesso succede, non si sa chi l’ha inventata. L’ho sentita raccontare sia dai palestinesi sia dagli israeliani. Per i soldati israeliani Ramallah è sinonimo di una popolazione mite: non si verificano scontri quando passa un veicolo militare, nessuno tira pietre, nessuno protesta. E, in effetti, i raid israeliani in città sono molto dimuiniti negli ultimi anni rispetto ad altre zone. Agli occhi dei palestinesi, invece, Ramallah è una metafora di quello che s’intende per una stretta collaborazione nel campo della sicurezza tra l’Autorità Palestinese e i militari israeliani.Nelle interviste, i funzionari israeliani sottolineano spesso l’importanza di questa collaborazione. Quelli palestinesi, invece, preferiscono non parlarne, o negano che esista. E nelle conversazioni private danno altre spiegazioni per il fatto che alcune persone vengono imprigionate per lunghi periodi di tempo, spesso senza accuse precise. “Se li rilasciamo, gli israeliani li ammazzano”, ha detto un funzionario a un mio amico. “In questo modo, proteggiamo le loro vite”. È difficile stabilire se sia vero o no.È altrettanto difficile scoprire cos’abbia portato una squadra di auto blindate e agenti in uniforme dell’Autorità Palestinese nel nostro quartiere, quasi due settimane fa, dopo mezzanotte. Ero via, perciò mi sono persa la scena, ma me l’ha raccontata il figlio dei miei vicini: “Hanno cominciato a scendere a piedi giù per la collina dopo aver svegliato tutto il vicinato con i clacson, le luci accecanti e le radio. Alcuni sono entrati in un appartamento dell’edificio di fronte e sono usciti spingendo e picchiando un ragazzo di 18 anni. Dalla veranda la madre li guardava allontanarsi. Piangeva. Il padre si è rifiutato di commentare. Alcuni dei nostri vicini lavorano nei servizi di sicurezza ma nessuno è intervenuto, nessuno ha detto una parola”.La barzelletta del soldato

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