SILWAN:BAMBINI Palestinesi NEL MIRINO
“Dopo l’uccisione di Samer Sarhan, la polizia israeliana ha intensificato la campagna di arresti sui minori, aumentando il numero delle multe ai familiari e allungando i tempi degli arresti domiciliari per chi viene accusato di aver lanciato pietre” spiega Muna Hasan, coordinatore delle pubbliche relazioni del centro di informazione Wadi Hilweh.Secondo i dati diffusi dal dipartimento della polizia israeliana, nel 2010 sono state 1200 le indagini aperte contro bambini di Gerusalemme Est, accusati di aver lanciato pietre. Molti di loro sono stati arrestati più volte durante l’anno: tenuti agli arresti domiciliari per un periodo che varia da alcuni giorni ad alcuni mesi, viene imposta alla famiglia una cauzione di 5000 shekel (circa 1300 dollari) che i genitori pagano se durante il processo, il ragazzo viene giudicato colpevole. Un deterrente non nuovo, quello di imporre multe salatissime, che risale già ai tempi della prima Intifada.Il metodo utilizzato dalla polizia israeliana per identificare il maggior numero possibile di “lanciatori di pietre” e “limitare il rischio di disordini” a Silwan è quello della delazione: una volta arrestati i ragazzini devono fornire i nomi di altri bambini, che daranno altri nomi e così via, all’infinito. I nominativi vengono estorti, evidenzia B’Tselem in situazioni stressanti, in piena notte, senza la presenza di un adulto, sotto minaccia di prolungare l’arresto: quindi sulla base non di indagini, ma di informazioni generiche, senza alcun accertamento sull’identità dei presunti colpevoli. Tanto è vero che nel rapporto è lunga la lista degli sbagli di persona.Il documento segue di poche settimane la denuncia già lanciata da 60 professionisti israeliani, avvocati, medici, psicologici, sociologi e anche autori di libri per l’infanzia, che con una lettera inviata a Shimon Peres, al Primo Ministro Netanyahu e al Ministro di Giustizia Ne’eman, avevano messo in luce il trattamento vioento riservato ai bambini palestinesi di Gerusalemme Est.Agli arresti dei minorenni, seguono in qualche caso anche i provvedimenti sulle famiglie, evidenzia B’Tselem: come nel caso di Nabil, 12 anni e mezzo, fermato il 17 ottobre 2010 e rilasciato lo stesso giorno agli arresti domiciliari; 4 giorni dopo sua madre è stata convocata dal Ministero del Welfare per determinare la sua “negligenza” verso il figlio. Un procedimento sorprendente se si considerano non solo le violazioni sistematiche della polizia israeliana al rispetto del diritto minorile, ma anche le politiche discriminatorie del municipio di Gerusalemme adottate nei quartieri arabi della città, in termini di accesso ai servizi di base.
Va inoltre sottolineato che in 14 casi avvenuti dal mese di ottobre ad oggi, in cui i ragazzini hanno dichiarato di aver subito violenza e maltrattamenti, sono state le stesse famiglie a rifiutare di presentare denuncia, nonostante il sostegno offerto da B’Tselem, data la totale sfiducia nelle istituzioni israeliane. Nena News
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Rights group: Police making illegal arrests of Palestinian children
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