Palestina, vertice “decisivo” per la riconciliazione tra Hamas e Fatah
Il prossimo appuntamento dei colloqui di riconciliazione tra Hamas e Fatah, previsto per fine mese a Damasco, sarà decisivo. Su questo punto sono d’accordo entrambe le fazioni palestinesi, in aperto conflitto dal 2007.Ieri, a pronunciarsi sulla questione è stato Azzam Al-Ahmad, esponente di spicco del partito del presidente Abu Mazen e capo della squadra incaricata di negoziare col movimento islamico.
In caso di fallimento del vertice, Fatah non prenderà parte a altri negoziati, ha detto al-Azzam, secondo cui Hamas deve firmare il documento di riconciliazione elaborato con la mediazione dell’Egitto e già sottoscritto, più di un anno fa, dalla stessa Fatah. Sull’importanza del prossimo vertice concorda anche il movimento islamico che da oltre tre anni controlla la striscia di Gaza“L’ultima tornata (negoziale) si terrà a Damasco, e poi tutti i partiti si recheranno in Egitto per firmare l’accordo di riconciliazione”, ha risposto indirettamete ad al-Azzam il funzionario di Hamas Fisal Abu Shahla, precisando che, in caso di fallimento del vertice siriano, “non vi sarà più modo di raggiungere l’unità e non vi saranno ulteriori incontri”.Quanto all’esito del vertice di fine mese, gli esponenti di spicco di Hamas si dichiaraano tutt’altro che ottimisti. “Il problema non è solo con Fatah, ma anche all’interno di Hamas”, ha ammesso Ismail Radwan, secondo cui la questione della gestione delle forze di sicurezza (il principale punto di divisione tra le due parti) potrebbe essere “insormontabile”.
Palestina, vertice “decisivo” per la riconciliazione tra Hamas e Fatah
(fonte: Ma’an)Palestina, vertice “decisivo” per la riconciliazione tra Hamas e Fatah
2 Nena News – I palestinesi vogliono l’unità nazionale ma Fatah, il partito del presidente Abu Mazen, e il movimento islamico continuano a restare ognuno sulle proprie posizioni, gelosi del proprio potere e del controllo dei rispettivi territori. La Striscia di Gaza resta sotto il controllo di Hamas, la Cisgiordania sotto il controllo dell’Anp-Fatah, entrambi i territori rimangono sotto occupazione israeliana.Si è concluso con l’ennesimo nulla di fatto sullo scoglio principale – la sicurezza dei confini – il secondo round di colloqui che si è svolto nei giorni scorsi a Damasco fra le due fazioni palestinesi rivali e non è certo che il negoziato riprenda nella capitale siriana al termine della festa islamica dell’Adha (prossima settimana). «Abbiamo messo sul tavolo gli argomenti su cui si è raggiunto un accordo, ma restano da esaminare questioni fondamentali relative alla sicurezza», ha detto il numero 2 di Hamas in esilio Musa Abu Marzuq, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa palestinese Maan. «Il clima è stato positivo, ma sulla questione sicurezza non abbiamo ancora concluso», ha aggiunto da Gaza il portavoce del movimento islamico Ayman Taha.Aspro il commento del capodelegazione di Fatah, Azzam al Ahmad. «Il secondo round di colloqui è stato tempo perso», ha detto, «se (i dirigenti di Hamas,ndr) davvero volessero l’unità e la riconciliazione non ci farebbero perdere tempo come hanno fatto». Un giudizio duro quello di al Ahmad ma che, secondo alcune fonti, non tiene conto del fatto che l’Anp e Fatah non sono intenzionati a condividere con Hamas la gestione della sicurezza a causa, pare, di forti pressioni statunitensi, contrarie a collaborazioni con gli islamisti, e alle minacce di Israele. Il premier di Hamas, Ismail Haniyeh, da parte sua si è lamentato per non aver sentito dal Abu Mazen frasi a favore della «riconciliazione» nel discorso pronunciato dal presidente palestinese in occasione delle commorazioni (ieri) per il sesto anniversario della morte di Yasser Arafat.La gestione dei confini di Gaza, sotto il pieno controllo di Hamas dal 2007, resta l’ostacolo centrale per la «riconciliazione». L’Anp, in sostanza, vuole nelle sue mani il controllo del valico di Rafah e respinge l’ipotesi di una partecipazione di Hamas. La motivazione ufficiale è che gli accordi del 2005 (Usa-Anp- Unione europea-Israele-Egitto) prevedono che il transito di Rafah venga gestito da egiziani e Anp sotto la supervisione di osservatori europei (che poi riferiscono a Israele). In realtà il problema starebbe proprio nella contrarietà assoluta che Usa e Israele (e in parte anche l’Ue) mantengono al coinvolgimento di Hamas in qualsiasi organizzazione di sicurezza in Cisgiordania e Gaza. Nena NewsFALLITI COLLOQUI, SCAMBI DI ACCUSE TRA FATAH E HAMAS
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