Zogby : perniciosi miti occidentali sul mondo arabo
Dop decenni passati a cercare di spiegare il mondo arabo agli Americani, mi sono trovato troppo spesso a dover sfatare gli stessi miti e le stesse mezze verità che, anno dopo anno, conservano ostinatamente un’allarmante capacità di plasmare il pensiero americano sulla regione.Una delle ragioni per le quali ho scritto il mio ultimo libro, “Arab Voices: What They Are Saying to Us and Why It Matters”, era quella di sfidare apertamente queste ‘leggende’. A differenza di tanti altri libri e articoli che sono stati scritti sulla regione, Arab Voices non è un riassunto né un’interpretazione della storia, e nemmeno una collezione di aneddoti personali. Questi approcci possono essere utili, e ci sono esempi eccellenti che hanno rappresentato degli importanti contributi alla nostra comprensione della questione.Ma tali approcci rischiano anche di essere faziosi o basati su una grossolana sociologia – come nel caso di autori con una tendenza a trasformare un’osservazione o una conversazione in una conclusione generale (a tale proposito vengono in mente le riflessioni di Tom Friedman).Nel mio lavoro sono partito da dati quantitativi, tratti da più di un decennio di sondaggi condotti da Zogby International, sotto la direzione di mio fratello John, in Medio Oriente. Quando cito degli aneddoti personali, lo faccio per dare concretezza allo scenario di base descritto dai numeri. Combinando questi due approcci, possiamo raccontare le storie di quegli Arabi le cui realtà dobbiamo riuscire a comprendere.Uno sguardo limpido è particolarmente importante perché troppo a lungo la comprensione di questa regione e delle sue genti è stata offuscata da miti e stereotipi distorti. Questi pregiudizi hanno dominato il pensiero comune, e in alcuni casi hanno anche influenzato le politiche di governo.Ci sono cinque miti fondamentali che ho esaminato nel mio libro, mettendoli a confronto con dati che rivelano cosa gli Arabi pensano davvero.Il primo interrogativo è se gli Arabi siano tutti uguali, e possano essere ridotti a un unico “tipo”. Si potrebbe essere portati a pensarla così, se si leggessero soltanto le più ampie generalizzazioni e le più crude caricature degli Arabi, contenute, per esempio, nel libro di Raphael Patai, “The Arab Mind” (che è stato usato come manuale di addestramento dalle truppe statunitense in Iraq) o nell’articolo di Tom Friedman “Mideast rules to Live By” apparso sul New York Times.Ma i nostri sondaggi ci danno una prospettiva ben diversa. Esiste un panorama molto vario nel mondo arabo che contraddice gli stereotipi. Non solo ci sono diverse sotto-culture, e tradizioni storiche particolari, che complicano la trama etnica rendendo gli Egiziani molto diversi dai Sauditi o dai Libanesi, ci sono anche marcate differenze generazionali. Gli Arabi più giovani per esempio (che rappresentano il 60% della popolazione in questa regione) si sentono coinvolti nel processo di globalizzazione e di cambiamento.Il secondo mito è quello che ritiene che gli Arabi siano così diversi da non costituire un’etnia a sé. Questo è quello che ci vorrebbe far credere l’Economist. In un numero speciale del 2009, la rivista ha descritto la regione come “una grande cosa amorfa, e forse ancora meno di questo”. I sondaggi rivelano ancora una volta l’opposto. In tutta la regione gli Arabi si identificano come “Arabi”, e sostengono di essere legati fra loro da una lingua comune e dalle stesse preoccupazioni politiche.Un terzo pernicioso mito è quello che ritiene che gli Arabi siano tutti “arrabbiati”, odiando i valori e lo stile di vita occidentali. In un recente sondaggio abbiamo trovato che questa opinione è diffusa tra la maggior parte degli Americani. Ma le nostre ricerche nel mondo arabo ci dicono, nuovamente, il contrario; agli Arabi piace il popolo americano, e non solo rispettano l’educazione e gli avanzamenti tecnologici dell’Occidente ma anche i valori di libertà e democrazia. Quello che agli Arabi non piace è la politica statunitense nei loro confronti. Come mi ha detto un uomo d’affari arabo: ”ci sentiamo come amanti rifiutati”.Il quarto interrogativo è se gli Arabi siano motivati dal fanatismo religioso. Gli Arabi, come molti nei paesi occidentali, “sono persone di fede”, con valori che vengono plasmati dalle loro tradizioni religiose. Ma il tasso di frequentazione delle moschee in Medio Oriente è più o meno uguale al tasso di frequentazione delle chiese negli Stati Uniti. E quando abbiamo chiesto agli arabi quali programmi televisivi preferissero, le risposte variano tanto quanto quelle statunitensi. I programmi religiosi si trovano in fondo alle preferenze. Le preoccupazioni più importanti per gli Arabi, non sorprendentemente, sono il lavoro e le loro famiglie.
L’ultimo mito da sfatare è quello che ritiene che gli Arabi si oppongano a qualunque tentativo di riforma, e che non cambieranno mai a meno che non sia l’Occidente a spingerli. Questo era uno degli assunti fondamentali dei neoconservatori. Tratto dai saggi di Bernard Lewis, questo mito ha fornito una delle giustificazioni per la guerra in Iraq – in base all’idea secondo cui gli Stati Uniti avrebbero distrutto il “vecchio ordine” per creare un “nuovo Medio Oriente”.Quello che ci mostrano i dati, però, è che gli Arabi invece vogliono le riforme, ma vogliono riforme che siano loro, non dell’Occidente. Le loro priorità interne sono migliori possibilità lavorative, una migliore assistenza medica e maggiori opportunità di istruzione (suona familiare?). La maggior parte degli Arabi non vogliono che gli Stati Uniti si intromettano nei loro affari interni, ma accoglierebbero favorevolmente contributi per aiutare le loro società.
Quando osserviamo il mondo arabo più da vicino e ascoltiamo più attentamente gli Arabi stessi, impariamo che questa regione e le sue genti non sono come le immagina Hollywood, o come sono descritte da ideologi politici che perseguono secondi fini. Gli Arabi non possono essere ridotti a miti e stereotipi che deformano la nostra comprensione e contribuiscono a definire una politica distorta.Cinque perniciosi miti occidentali sul mondo arabo
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