Moni Ovadia: Tremonti a Pompei

Le dimissioni da richiedere a seguito del crollo di Pompei dovrebbero essere quelle del ministro dell’economia Giulio Tremonti. La richiesta di dimissioni del ministro Bondi, ancorché dovute, danno l’impressione di voler sparare sulla croce rossa. Il titolare del dicastero dei Beni culturali è un cortigiano che si presta a fare lo zerbino pur di compiacere il Signore che lo ha elevato al rango di uomo di governo. La visione grettamente economicista della vita espressa da Tremonti invece è intollerabile, insulta il Paese, riduce i suoi cittadini allo stato animale della sopravvivenza e della mera riproduzione biologica. Inoltre si basa su menzogne. La prima è che la cultura sia improduttiva, il che è falso. Gli investimenti sulle attività culturali sono ampiamente remunerativi. La seconda è che non ci siano i soldi. Recupero dell’evasione fiscale, delle risorse rubate dalla corruzione e il prelievo congruo sui capitali esportati illegalmente sarebbero largamente sufficienti a garantire fondi per la cultura e non solo. Ma il superministro non è certo il solo responsabile del disastro in cui versano il nostro patrimonio e le nostre attività culturali. Lo è il presidente del Consiglio, apologeta della televisione spazzatura e dello strapaese che guarda dal buco della serratura, l’intero governo della destra orientato dalle mitologie posticce del leghismo da sagra della polenta. Ma anche l’opposizione, fatte salve le rare eccezioni, è solo un po’ meno peggio. La cultura non ha quasi figurato come priorità nei programmi dei governi del centro sinistra e ultimamente solo Vendola ha saputo stabilire una relazione fondativa fra cultura e democrazia affermando con vibrante convinzione che solo un popolo colto può essere autenticamente libero e democratico. Questa visione lungimirante fa di Vendola un vero leader.
http://www.unita.it/news/moni_ovadia/105790/tremonti_a_pompei

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