Alberto Bobbio: «Gerusalemme pace e non muri»

Il Sinodo speciale per il Medio Oriente chiede esplicitamente che la Comunità internazionale e le Nazioni Unite facciano rispettare a Israele le risoluzioni del Consiglio di sicurezza che impongono la fine dell’occupazione e il ritiro dai territori palestinesi dopo la Guerra dei sei giorni oltre 40 anni fa. Insomma le frontiere dei due Stati, soluzione diplomatica ribadita come unica giusta nel Messaggio finale, devono essere quelle precedenti al 1967. Il testo fa riferimento anche alla questione di Gerusalemme e sottolinea che la città, insieme agli altri luoghi santi, deve avere uno statuto speciale, garantito a livello internazionale. Infine i padri sinodali chiedono il ritorno dei profughi”, la “purificazione della memoria” e la promozione da parte di tutti di un “linguaggio di pace”. La condanna dell’occupazione israeliana è molto chiara e il Sinodo ne mette in fila le conseguenze: “Mancanza di libertà, il muro di separazione e le barriere militari, i prigionieri politici, la demolizione delle case, la perturbazione della vita economica e sociale e migliaia di rifugiati”. Ma i padri hanno assicurato anche di aver ragionato sulla “sofferenza e l’insicurezza degli israeliani”. Eppure il governo israeliano ha criticato pesantemente le proposizioni finali del Sinodo consegnate dai vescovi al papa, perché ne scriva una Esortazione che vale per tutta la Chiesa del mondoTel Aviv ha accusato il Sinodo di aver lavorato, praticamente, con criteri politici e anche la denuncia dell’uso ideologico di versetti della Bibbia, da parte di gruppi fondamentalisti, è stata giudicata una “lettura teologica bizzarra” dall’ambasciatore di Gerusalemme Mordechay Lewy. La questione dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi non è mai uscita dalla discussione del Sinodo ed è stata sempre presente nelle giornate di dibattimento. Il vescovo monsignor Cyrille Salim Bustros, greco-melchita che si occupa dei fedeli della diaspora negli Stati Uniti, ha osservato l’ultimo giorno che”non ci si può basare sul tema biblico della Terra promessa per giustificare l’esilio dei Palestinesi e l’occupazione militare”.Si tratta di un tasto delicatissimo soprattutto adesso che il Governo israeliano di Netanyahu è appoggiato, in modo decisivo, dai falchi del partito religioso del ministro degli Esteri Lieberman.Così se il Sinodo doveva essere un appuntamento di approfondimento e di riflessione soprattutto pastorale è diventato evidente che la situazione drammatica delle popolazioni arabe cristiane e musulmane in Terra Santa ha provocato sussulti che avranno certamente anche ripercussioni diplomatiche. Varie personalità ebraiche, tra cui l’ex presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Amos Luzzatto, temono che i contenuti del Messaggio finale e il testo delle Preposizioni preparate per il Papa possano avere ripercussioni sul fragilissimo processo di pace e sui colloqui faticosamente in corso con la mediazione del presidente Usa Barack Obama. Ma i vescovi del Sinodo hanno solo spiegato la realtà di fatto della terra santa e cioè che è il conflitto che crea i drammi e porta all’emigrazione non solo dei cristiani, ma anche degli ebrei e dei musulmani. Nel testo, tuttavia, la condanna di ogni estremismo è assolutamente chiara: “Noi condanniamo la violenza e il terrorismo, di qualunque origine e qualsiasi estremismo religioso; condanniamo ogni forma di razzismo, l’antisemitismo, l’anticristianesimo e l’islamofobia”.E osserva che se il popolo palestinese avrà una patria, anche Israele “potrà godere della pace”. Ai cristiani del Medio oriente si chiede di non vendere le proprietà immobiliari prima di andarsene all’estero e alle Chiese locali di essere più trasparenti circa le proprie attività finanziarie”.
Sul piano pastorale nei documenti finali è contenuta la richiesta di una consapevolezza maggiore sulla situazione dei cristiani immigrati nei Paesi del Golfo, dove si trova la metà dei cattolici del Medio oriente e dove la piccola Chiesa di Arabia arranca sul piano dei diritti e sul piano pastorale con pochissimi sacerdoti. Oltre la cortina di sabbia dell’Arabia Saudita non c’è alcuna assistenza religiosa a milioni di lavoratori soprattutto filippini. Negli Emirati Arabi Uniti la libertà religiosa è maggiore, ma solo all’interno di regole stabilite dagli emiri. Le parrocchie, costrette in spazi angusti, scoppiano. A Dubai sono distribuite 50 mila Comunioni alla settimana: la parrocchia ha quasi duecentomila fedeli.
Il papa, chiudendo il Sinodo, ha chiesto maggiore attenzione alla Terra Santa e ha spiegato che la questione della nuova evangelizzazione deve essere all’attenzione di ogni Chiesa. Benedetto XVI ha anche annunciato il prossimo Sinodo dei vescovi, che si svolgerà nel 2012, proprio sul tema della nuova evangelizzazione, per la quale il Papa ha istituito pochi giorni fa un apposito dicastero affidato al vescovo Rino Fisichella.

Famiglia Cristiana : 1 novembre 2010

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