Saad Mehio Il carattere ebraico di Israele: capovolgimento strategico


A cosa mira tutto questo gran clamore in Israele attorno al “carattere ebraico” dello stato?
Le interpretazioni non sono molte, ma di fatto ruotano tutte attorno ad un’unica spiegazione: la volontà della leadership israeliana di trasformare lo slogan talmudico-sionista – riguardante la proprietà storica degli ebrei su tutta la terra di Palestina, e non solo (il “grande Israele”) – in una clausola delle trattative con gli arabi e con la comunità internazionale.Così stanno le cose, in tutta semplicitàIn precedenza, era stato il riconoscimento arabo della legittimità dello stato di Israele, l’obiettivo che gli Stati Uniti avevano fatto proprio, in tutti i suoi particolari. E la più grande concretizzazione di questo obiettivo fu la risoluzione numero 242 del Consiglio di Sicurezza, che fu emessa subito dopo la guerra del 1967, la quale legava con precisione il ritiro dai terrori occupati al riconoscimento arabo della “legittimità” dello stato di Israele.A quel tempo,  il diplomatico americano Eugene Rostow – il padre spirituale di questa risoluzione – coniò lo slogan: “Se gli arabi vogliono giustizia, allora devono assicurare giustizia all’altra parte”. Il che voleva significare, chiaro e tondo, il riconoscimento ufficiale di Israele.Tuttavia, le circostanze sono enormemente cambiate dopo gli accordi di Camp David, Oslo e Wadi Araba. La maggior parte degli arabi ha riconosciuto, pubblicamente o implicitamente, lo stato di Israele, e ha allacciato con esso – pubblicamente o implicitamente – relazioni diplomatiche, di sicurezza e commerciali.Dunque, il riconoscimento della legittimità dello stato di Israele non era più sufficiente per giustificare gli scopi del movimento sionista, che si basavano – e continuano a basarsi – sul “diritto storico” degli ebrei su tutta la Palestina. Nonostante le divergenze su come realizzare questo obiettivo, tra le correnti del movimento sionista – che si è diviso in “pragmatici” (come Ben Gurion e gli altri leader del partito laburista), i quali acconsentono ad una “rinuncia” temporanea di alcuni di questi territori storici, e “ideologici” (i discepoli di Jabotinskij , seguaci del Likud e “talmudisti”) i quali rifiutano un tale compromesso – tutti erano d’accordo su un principio fondamentale:  il dominio in ogni modo sull’intera Palestina.Il rimedio all’insufficienza della condizione della “legittimità”, per soddisfare questo obiettivo, è arrivato proponendo la condizione del “carattere ebraico” di Israele. Ed è stata, in realtà, una soluzione geniale. Essa infatti mette i palestinesi, gli arabi e gli occidentali senza distinzione,  davanti a una nuova equazione, che sostituisce l’equazione “terra in cambio del riconoscimento e della pace” – sulla quale si era basata la risoluzione 242, e con essa tutti gli sviluppi dello scorso mezzo secolo – con l’equazione “riconoscimento del ‘carattere ebraico’ della terra in cambio della pace”.Questo capovolgimento nei criteri e nelle condizioni per una risoluzione, non è rimasto lettera morta, ma è stato messo in pratica velocemente, tramite iniziative quali:
- Presentare questa richiesta ufficialmente, nei negoziati diretti con i palestinesi a Washington e anche durante il vertice fra Obama e Netanyahu. Sebbene il presidente Abbas si sia trovato costretto a non prendere sul serio questo tipo di proposta,  il presidente americano non ha seguito il suo esempio e ha rilasciato una dichiarazione riguardo al suo impegno assoluto a favore della sicurezza di Israele, dichiarazione che è stata subito interpretata da Netanyahu come un consenso del presidente americano al “carattere ebraico dello stato” L’approvazione della proposta del ministro della giustizia israeliano, Yaakov Neeman, di cambiare la legge sulla cittadinanza israeliana, in maniera tale che chiunque desideri ottenere il documento d’identità israeliano dovrà pronunciare un giuramento di fedeltà a Israele in qualità di “stato ebraico e democratico”.-Infine lo svolgimento, qualche giorno fa, di imponenti manovre militari da parte dell’esercito israeliano che simulano un’operazione di “transfert” (trasferimento/espulsione) degli arabi del ‘48 dalle loro terre e dalle loro case, in preparazione dell’attuazione dell’ideale di uno stato ebraico puro, che potrebbe essere realizzato sia obbligando i palestinesi a una soluzione che includa questo trasferimento, sia attraverso una nuova guerra totale.Tutti questi sviluppi indicano che la questione del carattere ebraico di Israele non è più solo un gioco tattico a parole, ma è un orientamento strategico, i cui elementi stanno quasi giungendo a maturazione.

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