Cinzia NachiraLETTERA APERTA A CHI OGGI TACE SULL’ANTISEMITISMO E IL MACHISMO DI BERLUSCONI



Albert Einstein, pochi giorni prima di essere costretto a lasciare la Germania e nel momento in cui fu escluso dall’insegnamento universitario perché ebreo, disse una frase che ancora oggi non è stata smentita: “Può essere che l’universo sia finito, la stupidità umana al contrario è infinita”.
Può sembrare un eccesso scomodare Einstein per la «battuta» antisemita e quella machista con cui Berlusconi ha sfoggiato la sua infinita stupidità.
Sottolineiamo che essere stupidi non è un’attenuante.
Noi viviamo in un Paese in cui il degrado culturale, sociale, economico e politico sta raggiungendo livelli pericolosi. E come in tutti i momenti di crisi profonda non è strano che chi è al potere cerchi di avallare gli istinti più bassi. Non è strano che oggi, in piena crisi complessiva, in Italia si cerchino capri espiatori su cui riversare le angosce di chi, la maggioranza, non riesce a riemergere dalla crisi.
Non è un caso se la «barzelletta» antisemita raccontata per strada fosse centrata sul mito della ricchezza economica degli ebrei.
Ciò che colpisce è il silenzio, pericoloso, di molte troppe figure pubbliche di questo Paese che se avessero un minimo di coscienza storica, dovrebbero insorgere.
Dal presidente della Repubblica, fino ai presidenti dei due rami del Parlamento, fino ai dirigenti delle comunità ebraiche italiane, tacciono, rendendosi di fatto complici ed artefici insieme del degrado, politico, morale e culturale di un Paese come l’Italia, che ebbe un ruolo attivo nella persecuzione e nello sterminio degli ebrei.
L’On. Napolitano, alcuni anni fa ebbe a sostenere che l’antisionismo è un travestimento dell’antisemitismo (ben sapendo, si spera, che era un falso da ogni punto di vista). Oggi non sappiamo cosa pensa delle esternazioni berlusconiane. Non ha trovato il tempo per dire qualcosa, impegnato a stilare gli auguri ai nonni e alle nonne d’Italia.
Fini e Schifani non perdono occasione di recarsi allo Yad Vashem per rendere un falso omaggio a quelle vittime di cui sono politicamente e culturalmente responsabiliI dirigenti delle comunità ebraiche italiane, nelle loro espressioni pubbliche e parlamentari (Riccardo Pacifici e Fiamma Nirenstein) il 7 ottobre prossimo si accingono a dichiararsi amici di Berlusconi, pubblicamente e spudoratamente.
Vorremmo dire a tutti costoro di stare molto attenti: maschilismo, antisemitismo e volgarità sono tutti elementi comuni ad una cultura precisa, non sono «battute». Che nell’arco di pochi giorni in parlamento venga reiterata l’accusa di tradimento agli ebrei, venga reiterato il mito negativo della «ricchezza degli ebrei» e venga, infine ma non ultimo, reiterato l’assioma razzista e machista che le donne intelligenti non sono belle e quindi poco appetibili per i maschi, è un segnale terribilmente pericoloso.
Ogni qualvolta viene criticata la politica israeliana verso i palestinesi, chi oggi tace è pronto a gridare al pericolo del ritorno dell’antisemitismo. Bene, ora è chiaro che costoro, che seggono anche sugli scranni parlamentari e rivestono cariche determinanti nel nostro sventurato Paese, sono i veri antisemiti, non più celati. E saranno loro i veri e soli responsabili del ritorno di un clima antisemita in Italia e non chi, invece, è al fianco dei popoli oppressi, ovunque si trovino e chiunque sia l’oppressore.
Molti ebrei di Israele e della diaspora, ormai da molti anni, hanno coniato il bello slogan Not in my name, per non essere additati come corresponsabili di politiche che in fin dei conti sono dannose, terribilmente, per tutti gli ebrei nel mondo.
Noi continueremo a sfidare l’embargo contro Gaza e continueremo ad essere al fianco degli ebrei in Italia, e altrove, quando essi saranno vittime anche solo di «battute».
Chi è in grado di sentirsi in pericolo, al di là delle proprie appartenenze etniche o religiose, quando su queste basi altri vengono attaccati rappresenta il vero e solo antidoto al ritorno dell’antisemitismo.

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