Chaim GansIsraele come “stato ebraico”: una definizione intrinsecamente umiliante per gli Arabi
Israele , secondo me, deve esprimere il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione. E per varie ragioni legate alla realizzazione di questo diritto, Israele non può permettere il ritorno in massa dei rifugiati palestinesi.
Ma, dato il modo in cui Israele interpreta la sua identità ebraica, la condizione che i Palestinesi riconoscano questa identità ebraica è per loro inaccettabile.
Israele giustifica la presenza politica degli Ebrei in Terra Santa, sia all’interno dello Stato d’Israele che nei territori occupati, come se derivasse dal diritto sovrano degli Ebrei all’intero territorio. Questa interpretazione si riflette sia nella politica del governo nei confronti degli insediamenti che nella sua politica di discriminazione contro gli Arabi in Israele.
Questa interpretazione è profondamente radicata nella coscienza ebraica israeliana, e trova espressione anche nelle motivazioni che coloro che sono disposti a concedere parti della Terra d’Israele – sia di destra che di sinistra – adducono per spiegare questa loro disponibilità: queste motivazioni sono più pragmatiche che di principio. Anche secondo la “sinistra nazionale” di Eldad Yaniv e Shmuel Hasfari, che detesta i coloni, si deve trovare un modo per dividere il paese non perché sia eticamente giusto condividere il paese con gli Arabi, ma perché lo richiedono le circostanze.
Questa convinzione – quella cioè che gli Ebrei hanno diritto a possedere l’intera terra d’Israele – continuerà a spingere la politica israeliana sempre più verso il baratro della follia, e c’è un vero pericolo che ciò porti a dilapidare il concetto di Israele inteso come incarnazione del diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico. Ma questo è un nostro problema, è un problema degli Ebrei; non è un problema degli Arabi.
Il problema degli Arabi è che riconoscere il carattere ebraico dello Stato di Israele, secondo questa interpretazione, significherebbe accettare il loro stato di inferiorità nella Terra d’Israele, al punto che essi potrebbero perfino venirne espulsi. Ciò avviene perché la sovranità degli Ebrei sulla Terra d’Israele è stata definita in base a interpretazioni che vanno da quelle di una destra “sinistroide” incarnata dall’ex politico del Likud Moshe Arens, a quelle di estrema destra espresse da Meir Kahane.
Arens, a giudicare dagli articoli che ha pubblicato su questo giornale [Haaretz], ritiene che Israele dovrebbe annettere i territori e diventare un entità piuttosto contraddittoria: uno Stato binazionale che non permette a una delle due nazioni al suo interno un’espressione politica collettiva. E Kahane, d’altra parte, ritiene che la “Grande Israele” dovrebbe addirittura espellere gli individui di quella nazione dalla Terra di Israele.Non dovremmo neanche dimenticare persone come il Ministro degli Affari Strategici Moshe Ya’alon (Likud), il Ministro degli Affari Esteri Avigdor Lieberman (Yisrael Beiteinu) ed il Ministro della Scienza e Tecnologia Daniel Hershkowitz (Habayit Hayehudi), ciascuno dei quali conduce la propria battaglia all’interno dello spettro delimitato da Arens e Kahane, proponendo le proprievariazioni sul tema della sovranità degli Ebrei sulla Terra di Israele.
Come possono gli Arabi accettare di riconoscere il carattere ebraico di Israele secondo questa interpretazione? Come possono sottoscrivere una norma che implica che la loro inferiorità, sia all’interno dello Stato d’Israele che in tutta la Terra d’Israele, non è solo una condizione pratica, ma anche di principio?
Uno degli argomenti che l’influente filosofo americano John Rawls utilizzò a giustificazione della sua teoria sulla giustizia moderatrice del capitalismo, opposta alle teorie puramente capitaliste, è che chiedere alle persone di accettare queste ultime significa chiedere loro allo stesso tempo di accettare la possibilità di condurre esistenze miserevoli non solo per sfortuna, ma anche per principio. Nessuno accetterebbe queste condizioni, argomenta Rawls, e con buona ragione.
Perché Israele possa chiedere agli arabi di riconoscere il suo carattere ebraico, sia i politici israeliani che la maggioranza della popolazione israeliana devono abituarsi a giustificare il carattere ebraico di Israele non sulla base di un Giudaismo esclusivo,ma egalitario.
Passerà molto tempo prima che questo possa accadere – se del tutto accadrà. Nel frattempo, si deve accettare di dividere la Terra d’Israele in uno Stato prevalentemente ebraico ed uno palestinese, senza umiliare ulteriormente i Palestinesi richiedendo che riconoscano tale umiliazione come una cosa giusta.
Chaim Gans è un filosofo e accademico israeliano; insegna all’Università di Tel Aviv; fra le sue opere più recenti, “A Just Zionism: On the Morality of the Jewish State”

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